La dichiarazione non finanziaria è un documento in larga parte obbligatorio, il cui contenuto è dichiarato dall’impresa e sottoposto a un controllo di conformità alle prescrizioni di legge, non di sostanza. Il documento è dunque interamente narrazione, ma non una narrazione uniforme: alcune sue forme hanno costo prossimo allo zero, come la scelta dei temi di cui parlare, mentre altre espongono l’impresa a una smentita futura, come un obiettivo quantificato e datato. Muovendo dalla teoria della segnalazione e dalla letteratura sul greenwashing, il lavoro chiede quale tipo di narrazione risulti premiato dal giudizio delle agenzie di rating ESG. L’analisi unisce tre flussi di dati su un panel di 173 società quotate italiane relativo agli esercizi dal 2019 al 2023: la rilevazione dell’Osservatorio delle Dichiarazioni Non Finanziarie e delle Pratiche Sostenibili dell’Università di Siena, un’analisi testuale condotta per questo lavoro su 1.064 dichiarazioni e la banca dati Refinitiv. La stima impiega un modello a effetti casuali correlati in forma within-between (Mundlak), che separa il confronto fra imprese diverse dalla variazione interna a ciascuna impresa. Il campione utile, vincolato dalla copertura del punteggio ESG, è di 454 osservazioni riferite a 114 imprese. Nel confronto fra imprese il punteggio premia gli obiettivi quantificati di breve termine, la lunghezza della dichiarazione e la presenza di un comitato di sostenibilità, mentre la densità del linguaggio ambientale non è premiata e presenta segno negativo; in un’estensione esplorativa risulta premiato anche il riferimento agli obiettivi di sviluppo sostenibile. La scomposizione del punteggio, esaminata dopo i risultati principali, mostra inoltre che l’associazione positiva con la componente ambientale e quella negativa con la componente di governance si compensano in parte nell’aggregato, come Berg et al. (2022) osservano accadere fra agenzie diverse. Ciò che il giudizio remunera è dunque la forma dell’esposizione, il suo volume e gli obiettivi quantificati di breve termine, più che il contenuto tematico di cui l’impresa parla. I risultati vanno letti come associazioni fra imprese e non come effetti causali. I limiti sono dichiarati: la disponibilità di una sola agenzia di rating; la circolarità di alcune informazioni che l’agenzia raccoglie dai medesimi documenti; e la misura del tono, che con un dizionario tradotto in italiano intercetta il lessico stesso della sostenibilità.

Quale narrazione premiano i rating ESG: un'analisi sulle dichiarazioni non finanziarie delle società quotate italiane

ZINGALI, CLAUDIO
2025/2026

Abstract

La dichiarazione non finanziaria è un documento in larga parte obbligatorio, il cui contenuto è dichiarato dall’impresa e sottoposto a un controllo di conformità alle prescrizioni di legge, non di sostanza. Il documento è dunque interamente narrazione, ma non una narrazione uniforme: alcune sue forme hanno costo prossimo allo zero, come la scelta dei temi di cui parlare, mentre altre espongono l’impresa a una smentita futura, come un obiettivo quantificato e datato. Muovendo dalla teoria della segnalazione e dalla letteratura sul greenwashing, il lavoro chiede quale tipo di narrazione risulti premiato dal giudizio delle agenzie di rating ESG. L’analisi unisce tre flussi di dati su un panel di 173 società quotate italiane relativo agli esercizi dal 2019 al 2023: la rilevazione dell’Osservatorio delle Dichiarazioni Non Finanziarie e delle Pratiche Sostenibili dell’Università di Siena, un’analisi testuale condotta per questo lavoro su 1.064 dichiarazioni e la banca dati Refinitiv. La stima impiega un modello a effetti casuali correlati in forma within-between (Mundlak), che separa il confronto fra imprese diverse dalla variazione interna a ciascuna impresa. Il campione utile, vincolato dalla copertura del punteggio ESG, è di 454 osservazioni riferite a 114 imprese. Nel confronto fra imprese il punteggio premia gli obiettivi quantificati di breve termine, la lunghezza della dichiarazione e la presenza di un comitato di sostenibilità, mentre la densità del linguaggio ambientale non è premiata e presenta segno negativo; in un’estensione esplorativa risulta premiato anche il riferimento agli obiettivi di sviluppo sostenibile. La scomposizione del punteggio, esaminata dopo i risultati principali, mostra inoltre che l’associazione positiva con la componente ambientale e quella negativa con la componente di governance si compensano in parte nell’aggregato, come Berg et al. (2022) osservano accadere fra agenzie diverse. Ciò che il giudizio remunera è dunque la forma dell’esposizione, il suo volume e gli obiettivi quantificati di breve termine, più che il contenuto tematico di cui l’impresa parla. I risultati vanno letti come associazioni fra imprese e non come effetti causali. I limiti sono dichiarati: la disponibilità di una sola agenzia di rating; la circolarità di alcune informazioni che l’agenzia raccoglie dai medesimi documenti; e la misura del tono, che con un dizionario tradotto in italiano intercetta il lessico stesso della sostenibilità.
2025
Which narrative do ESG ratings reward? An analysis of non-financial statements in Italian listed companies
Rating ESG
DNF
Greenwashing
Analisi testuale
Mundlak
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Zingali.Claudio.pdf

Accesso riservato

Dimensione 1.43 MB
Formato Adobe PDF
1.43 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/10101