La candidosi vulvovaginale (Vulvovaginal Candidiasis, VVC) e la sua forma ricorrente (Recurrent Vulvovaginal Candidiasis, RVVC), definita come la comparsa di quattro o più episodi di VVC in un anno, è un’infezione del tratto vulvo-vaginale femminile di rilevante impatto clinico e sanitario. Tale infezione è causata principalmente da Candida albicans (C. albicans), un fungo patogeno opportunista che risiede come commensale nell'organismo umano sotto forma di lievito, ma che, in seguito ad alterazioni delle difese dell'ospite o dell'equilibrio del microbiota, può acquisire una morfologia ifale associata allo sviluppo della patologia. Si stima che i casi annuali di RVVC siano circa 138 milioni a livello mondiale e che il 75% delle donne in età fertile abbia almeno un episodio di VVC nella vita. L'elevata incidenza della patologia, insieme all'impatto fisico e psicologico sulla qualità di vita, alla crescente comparsa di ceppi di C. albicans resistenti agli antifungini, ai potenziali effetti collaterali delle terapie disponibili e, soprattutto, all'alta frequenza di recidive post-trattamento, evidenzia la necessità di identificare nuovi bersagli terapeutici per lo sviluppo di strategie farmacologiche innovative. Il presente lavoro di tesi si è proposto di approfondire i meccanismi patogenetici alla base della VVC, indagando il ruolo della via dell'interferone di tipo I (IFN-I) nell'interazione tra epitelio vaginale e C. albicans. A tale scopo, sono stati condotti esperimenti in vitro utilizzando un monostrato cellulare ottenuto dalla linea cellulare umana A-431, derivata da carcinoma squamo-cellulare vulvare, infettata con due isolati clinici di C. albicans (Ca) ottenuti da tamponi vaginali. In particolare, il ceppo Ca14314 è stato isolato da una donna colonizzata asintomatica, mentre il ceppo Ca01887 da una donna affetta da VVC. Lo studio ha valutato la capacità dei due ceppi di indurre esfoliazione epiteliale, “shedding” fungino e danno cellulare in seguito all’infezione in vitro delle cellule epiteliali vaginali. Sono stati inoltre valutati gli effetti dell’infezione da parte dei due diversi ceppi di C. albicans sulla modulazione della via dell'IFN-I, attraverso l’impiego di molecole in grado di attivare o inibire selettivamente tale via. Come attivatori sono stati impiegati l’agonista selettivo di STING, 2'3'-cGAMP, e la proteina ricombinante umana IFN-β; come inibitori l’anticorpo neutralizzante anti-IFNAR2 e l’inibitore specifico per JAK 1 e JAK 2, Ruxolitinib. Per indagare un possibile coinvolgimento dello stress ossidativo mitocondriale nella modulazione della via dell'IFN-I, è stata inoltre impiegata sull’epitelio infetto Visomitin, un antiossidante mitocondriale specifico. Infine, sono stati misurati i livelli intracellulari di IRF3/pIRF3 e la produzione di IFN-ε nelle cellule infettate. Nel complesso, i risultati hanno evidenziato che solo l'attività del ceppo colonizzante Ca14314 risulta modulabile dalle sostanze testate, in termini di esfoliazione epiteliale e “shedding” fungino. Al contrario, il ceppo associato a VVC Ca01887 si è dimostrato refrattario ai medesimi trattamenti. Questa differenza permette di affermare che i due ceppi si distinguono nella capacità di attivazione della via dell’IFN-I e che l’attivazione di tale via da parte di Ca14314 determina una maggior capacità dell’epitelio di tollerare la presenza di tale ceppo di C. albicans. In conclusione, il presente lavoro individua la via dell'IFN-I come potenziale target farmacologico innovativo per il trattamento della VVC, ponendo le basi per futuri studi volti a sviluppare trattamenti capaci di attivare il sistema di difesa epiteliale mediante la stimolazione di tale via, al fine di favorire una risposta immunitaria adeguata al controllo dell'infezione.

Effetto della modulazione della via dell’interferone di tipo I sulla risposta epiteliale a isolati clinici di Candida albicans in un modello di infezione vaginale in vitro

BARGAGLI DEI CONTI STOFFI, LAURA
2025/2026

Abstract

La candidosi vulvovaginale (Vulvovaginal Candidiasis, VVC) e la sua forma ricorrente (Recurrent Vulvovaginal Candidiasis, RVVC), definita come la comparsa di quattro o più episodi di VVC in un anno, è un’infezione del tratto vulvo-vaginale femminile di rilevante impatto clinico e sanitario. Tale infezione è causata principalmente da Candida albicans (C. albicans), un fungo patogeno opportunista che risiede come commensale nell'organismo umano sotto forma di lievito, ma che, in seguito ad alterazioni delle difese dell'ospite o dell'equilibrio del microbiota, può acquisire una morfologia ifale associata allo sviluppo della patologia. Si stima che i casi annuali di RVVC siano circa 138 milioni a livello mondiale e che il 75% delle donne in età fertile abbia almeno un episodio di VVC nella vita. L'elevata incidenza della patologia, insieme all'impatto fisico e psicologico sulla qualità di vita, alla crescente comparsa di ceppi di C. albicans resistenti agli antifungini, ai potenziali effetti collaterali delle terapie disponibili e, soprattutto, all'alta frequenza di recidive post-trattamento, evidenzia la necessità di identificare nuovi bersagli terapeutici per lo sviluppo di strategie farmacologiche innovative. Il presente lavoro di tesi si è proposto di approfondire i meccanismi patogenetici alla base della VVC, indagando il ruolo della via dell'interferone di tipo I (IFN-I) nell'interazione tra epitelio vaginale e C. albicans. A tale scopo, sono stati condotti esperimenti in vitro utilizzando un monostrato cellulare ottenuto dalla linea cellulare umana A-431, derivata da carcinoma squamo-cellulare vulvare, infettata con due isolati clinici di C. albicans (Ca) ottenuti da tamponi vaginali. In particolare, il ceppo Ca14314 è stato isolato da una donna colonizzata asintomatica, mentre il ceppo Ca01887 da una donna affetta da VVC. Lo studio ha valutato la capacità dei due ceppi di indurre esfoliazione epiteliale, “shedding” fungino e danno cellulare in seguito all’infezione in vitro delle cellule epiteliali vaginali. Sono stati inoltre valutati gli effetti dell’infezione da parte dei due diversi ceppi di C. albicans sulla modulazione della via dell'IFN-I, attraverso l’impiego di molecole in grado di attivare o inibire selettivamente tale via. Come attivatori sono stati impiegati l’agonista selettivo di STING, 2'3'-cGAMP, e la proteina ricombinante umana IFN-β; come inibitori l’anticorpo neutralizzante anti-IFNAR2 e l’inibitore specifico per JAK 1 e JAK 2, Ruxolitinib. Per indagare un possibile coinvolgimento dello stress ossidativo mitocondriale nella modulazione della via dell'IFN-I, è stata inoltre impiegata sull’epitelio infetto Visomitin, un antiossidante mitocondriale specifico. Infine, sono stati misurati i livelli intracellulari di IRF3/pIRF3 e la produzione di IFN-ε nelle cellule infettate. Nel complesso, i risultati hanno evidenziato che solo l'attività del ceppo colonizzante Ca14314 risulta modulabile dalle sostanze testate, in termini di esfoliazione epiteliale e “shedding” fungino. Al contrario, il ceppo associato a VVC Ca01887 si è dimostrato refrattario ai medesimi trattamenti. Questa differenza permette di affermare che i due ceppi si distinguono nella capacità di attivazione della via dell’IFN-I e che l’attivazione di tale via da parte di Ca14314 determina una maggior capacità dell’epitelio di tollerare la presenza di tale ceppo di C. albicans. In conclusione, il presente lavoro individua la via dell'IFN-I come potenziale target farmacologico innovativo per il trattamento della VVC, ponendo le basi per futuri studi volti a sviluppare trattamenti capaci di attivare il sistema di difesa epiteliale mediante la stimolazione di tale via, al fine di favorire una risposta immunitaria adeguata al controllo dell'infezione.
2025
Candida albicans
VVC
IFN-I
epitelio vaginale
immunomodulazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/10231