Il lavoro si propone di indagare in che modo un'influenza politica priva di cogenza giuridica, quale quella esercitata dall'Unione Europea in materia di istruzione, abbia potuto orientare le trasformazioni normative dotate di effettiva efficacia giuridica nel sistema scolastico italiano della scuola secondaria di secondo grado tra la fine degli anni Novanta e l’anno Duemiladieci. Il problema è stato affrontato mediante l'analisi di fonti primarie prodotte dalle istituzioni europee comprese in un arco temporale che va dal Trattato di Roma del 1957 all'anno 2000. Per leggere questo corpus documentale, il lavoro ha adottato la teoria dell'egemonia elaborata da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe e la nozione di nodo discorsivo, inteso come significante semanticamente vuoto, capace di essere articolato in configurazioni sempre nuove senza mai scomparire definitivamente dal campo del discorso. Attraverso un'analisi induttiva delle fonti, vengono ricostruite cinque catene discorsive ricorrenti nel corpus europeo: economica, culturale-umanistica, dell'apprendimento permanente, della governance, della cittadinanza e viene descritta la tipologia dei rapporti che esse intrattengono reciprocamente all'interno degli stessi documenti. La ricerca verifica come ciascuna catena attraversi il confine tra livello sovranazionale e ordinamento statale, analizzando le riforme italiane tra il 1997 e il 2010 per accertare se, e in quale forma, le catene europee si siano effettivamente tradotte in norma nazionale vincolante. L'analisi comparata del corpus normativo italiano dalla Riforma Berlinguer alla Riforma Gelmini, mostra una traducibilità ineguale delle catene discorsive. Gli orientamenti già prossimi alla misurazione in crediti, ore, soglie, indicatori si convertono in dispositivi tecnico-giuridici concreti, come la certificazione delle competenze introdotta dal D.M. 139/2007 e il sistema di valutazione INVALSI, mentre quelli costruiti attorno a valori dichiaratamente irriducibili alla quantificazione restano confinati al registro dell'enunciazione. L'apprendimento permanente viene tradotto scomponendo il nodo nelle sue componenti disciplinari e metodologiche, mentre la catena della cittadinanza sopravvive sul piano lessicale mutando integralmente campo semantico. Da questo percorso emerge che la vacuità semantica di un nodo discorsivo non implica un'eguale disponibilità di ogni nodo alla traduzione normativa, poiché tale traducibilità dipende da quanto gli elementi attorno al nodo siano prossimi alla quantificazione, indipendentemente dagli schieramenti politici succedutisi nel governo italiano. Il livello europeo, non dovendo trasformare le catene discorsive in disposizioni normative concrete, lascia che tutte restino ugualmente disponibili sul piano dell'enunciazione, senza che tale disuguaglianza abbia modo di manifestarsi. È solo il passaggio alla scala nazionale, l'unica dotata di piena capacità di trasformare un orientamento in norma vincolante, a rivelarla. Dall’analisi emerge un allineamento selettivo dell'ordinamento nazionale rispetto agli orientamenti europei che vengono proposti nei documenti, non riconducibile né a un'imposizione né a un'imitazione indifferenziata. Le osservazioni conclusive segnalano un meccanismo strutturale di selezione plausibile delle catene discorsive, ma la cui portata esplicativa qui verificata su un solo caso nazionale, dovrà essere confrontata con altre esperienze europee.

L'influenza delle politiche educative europee sulla trasformazione del modello scolastico italiano. Catene discorsive, egemonia e traducibilità ineguale nella scuola secondaria di secondo grado (1957-2010)

DI FILIPPO, ANDREA
2025/2026

Abstract

Il lavoro si propone di indagare in che modo un'influenza politica priva di cogenza giuridica, quale quella esercitata dall'Unione Europea in materia di istruzione, abbia potuto orientare le trasformazioni normative dotate di effettiva efficacia giuridica nel sistema scolastico italiano della scuola secondaria di secondo grado tra la fine degli anni Novanta e l’anno Duemiladieci. Il problema è stato affrontato mediante l'analisi di fonti primarie prodotte dalle istituzioni europee comprese in un arco temporale che va dal Trattato di Roma del 1957 all'anno 2000. Per leggere questo corpus documentale, il lavoro ha adottato la teoria dell'egemonia elaborata da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe e la nozione di nodo discorsivo, inteso come significante semanticamente vuoto, capace di essere articolato in configurazioni sempre nuove senza mai scomparire definitivamente dal campo del discorso. Attraverso un'analisi induttiva delle fonti, vengono ricostruite cinque catene discorsive ricorrenti nel corpus europeo: economica, culturale-umanistica, dell'apprendimento permanente, della governance, della cittadinanza e viene descritta la tipologia dei rapporti che esse intrattengono reciprocamente all'interno degli stessi documenti. La ricerca verifica come ciascuna catena attraversi il confine tra livello sovranazionale e ordinamento statale, analizzando le riforme italiane tra il 1997 e il 2010 per accertare se, e in quale forma, le catene europee si siano effettivamente tradotte in norma nazionale vincolante. L'analisi comparata del corpus normativo italiano dalla Riforma Berlinguer alla Riforma Gelmini, mostra una traducibilità ineguale delle catene discorsive. Gli orientamenti già prossimi alla misurazione in crediti, ore, soglie, indicatori si convertono in dispositivi tecnico-giuridici concreti, come la certificazione delle competenze introdotta dal D.M. 139/2007 e il sistema di valutazione INVALSI, mentre quelli costruiti attorno a valori dichiaratamente irriducibili alla quantificazione restano confinati al registro dell'enunciazione. L'apprendimento permanente viene tradotto scomponendo il nodo nelle sue componenti disciplinari e metodologiche, mentre la catena della cittadinanza sopravvive sul piano lessicale mutando integralmente campo semantico. Da questo percorso emerge che la vacuità semantica di un nodo discorsivo non implica un'eguale disponibilità di ogni nodo alla traduzione normativa, poiché tale traducibilità dipende da quanto gli elementi attorno al nodo siano prossimi alla quantificazione, indipendentemente dagli schieramenti politici succedutisi nel governo italiano. Il livello europeo, non dovendo trasformare le catene discorsive in disposizioni normative concrete, lascia che tutte restino ugualmente disponibili sul piano dell'enunciazione, senza che tale disuguaglianza abbia modo di manifestarsi. È solo il passaggio alla scala nazionale, l'unica dotata di piena capacità di trasformare un orientamento in norma vincolante, a rivelarla. Dall’analisi emerge un allineamento selettivo dell'ordinamento nazionale rispetto agli orientamenti europei che vengono proposti nei documenti, non riconducibile né a un'imposizione né a un'imitazione indifferenziata. Le osservazioni conclusive segnalano un meccanismo strutturale di selezione plausibile delle catene discorsive, ma la cui portata esplicativa qui verificata su un solo caso nazionale, dovrà essere confrontata con altre esperienze europee.
2025
Politica educativa
Influenza
Catene discorsive
Traducibilità
Egemonia discorsiva
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/10241