Oggetto della tesi è il percorso di autodeterminazione e autorappresentazione della popolazione sinta della provincia di Reggio Emilia. Fulcro di tale percorso è il tema dell’abitare. Da decenni i sinti lamentano l’essere costretti in campi nomadi ai margini delle città, tanto che l’Italia, come ha scritto Leonardo Piasere, è indicata in Europa come “il paese dei campi”. Lo stile abitativo dei sinti è caratterizzato da alcuni nuclei famigliari imparentati tra loro che vivono e lavorano insieme. Vorrebbero che questo fosse possibile in terreni pubblici o privati e comunque attrezzati dove sostare con le loro case mobili. Si tratta di una forma abitativa che non riguarda solo la tradizione e l’identità di questa minoranza, ma è necessaria per gestire la logistica del loro lavoro che spesso è legato allo spettacolo viaggiante. Queste richieste sono continuamente arginate dai rappresentanti delle istituzioni, tutti appartenenti alla società maggioritaria. Nonostante la Regione Emilia-Romagna abbia approvato nel 2015 una legge che prevede proprio queste piazzole, i sindaci evitano di applicarla. La tesi avrà la forma di un diario di viaggio tra i sinti, iniziato nel 2009 e mai interrotto. Chi scrive ha, infatti, esperienza diretta avendo cominciato ad affiancarli come attivista del No Pacchetto Sicurezza di Reggio Emilia. Il 2009 non è stato solo l’anno del decreto Maroni, ma anche quello in cui l’UE ha condannato l’Italia per la discriminazione nelle politiche abitative per rom e sinti, dando forza alle loro rivendicazioni. Al lavoro di attivista, mai interrotto, si è poi aggiunto un interesse culturale e l’idea di far conoscere la cultura sinta alla società maggioritaria per informare e combattere lo stigma. Il Teatro dei Quartieri di cui faccio parte, ha così realizzato video, attratto fotografi, musicisti e associazioni per realizzare scambi ed esposizioni che hanno coinvolto anche il popolo saharawi, altra realtà nomade, aprendo un confronto su resistenza e resilienza. E’ stato prodotto anche uno spettacolo che ha chiarito come sinti e gagè abbiano sempre convissuto e stretto tra loro alleanze amichevoli e anche economiche, mentre si osservavano e studiavano vicendevolmente tra un giro e l’altro di giostra. Questo lavoro, fondato su interviste e scoperte in entrambi i gruppi, è sostanzialmente diventata una domanda etnografica che si è nutrita di letture, ricerche, informazioni e video trovati su internet, poi viaggi verso la Francia, la Bosnia-Erzegovina o semplicemente incontrando famiglie rom, comparse nel 2008 nelle piazze della città. L’attivismo, la promozione culturale, la frequentazione e la curiosità verso la vita e il pensiero di questa minoranza sono ancora tutte in campo e a queste si è aggiunta ultimamente l’osservazione delle dinamiche che la questione lgbtq ha introdotto nelle famiglie sinte, parallelamente a quelle gagè, così come la questione femminile. Intanto quella dei diritti è una lotta quotidiana che non si ferma mai e comprende sempre l’abitare ma anche la scuola e altri aspetti essenziali per la qualità della vita. Risplende poi il messaggio di questo popolo che non vuole possedere la terra e vive divas par divas (giorno per giorno) senza sentire il bisogno di accumulare, anzi si è specializzato nel riciclo. Questa minoranza rimane l’altro di cui abbiamo bisogno per spaventarci e/o immaginare un’altra vita, senza dimenticare che noi siamo gli altri per loro.
Diario sinto di un'attivista gagia
FRANZONI, LORENZA
2024/2025
Abstract
Oggetto della tesi è il percorso di autodeterminazione e autorappresentazione della popolazione sinta della provincia di Reggio Emilia. Fulcro di tale percorso è il tema dell’abitare. Da decenni i sinti lamentano l’essere costretti in campi nomadi ai margini delle città, tanto che l’Italia, come ha scritto Leonardo Piasere, è indicata in Europa come “il paese dei campi”. Lo stile abitativo dei sinti è caratterizzato da alcuni nuclei famigliari imparentati tra loro che vivono e lavorano insieme. Vorrebbero che questo fosse possibile in terreni pubblici o privati e comunque attrezzati dove sostare con le loro case mobili. Si tratta di una forma abitativa che non riguarda solo la tradizione e l’identità di questa minoranza, ma è necessaria per gestire la logistica del loro lavoro che spesso è legato allo spettacolo viaggiante. Queste richieste sono continuamente arginate dai rappresentanti delle istituzioni, tutti appartenenti alla società maggioritaria. Nonostante la Regione Emilia-Romagna abbia approvato nel 2015 una legge che prevede proprio queste piazzole, i sindaci evitano di applicarla. La tesi avrà la forma di un diario di viaggio tra i sinti, iniziato nel 2009 e mai interrotto. Chi scrive ha, infatti, esperienza diretta avendo cominciato ad affiancarli come attivista del No Pacchetto Sicurezza di Reggio Emilia. Il 2009 non è stato solo l’anno del decreto Maroni, ma anche quello in cui l’UE ha condannato l’Italia per la discriminazione nelle politiche abitative per rom e sinti, dando forza alle loro rivendicazioni. Al lavoro di attivista, mai interrotto, si è poi aggiunto un interesse culturale e l’idea di far conoscere la cultura sinta alla società maggioritaria per informare e combattere lo stigma. Il Teatro dei Quartieri di cui faccio parte, ha così realizzato video, attratto fotografi, musicisti e associazioni per realizzare scambi ed esposizioni che hanno coinvolto anche il popolo saharawi, altra realtà nomade, aprendo un confronto su resistenza e resilienza. E’ stato prodotto anche uno spettacolo che ha chiarito come sinti e gagè abbiano sempre convissuto e stretto tra loro alleanze amichevoli e anche economiche, mentre si osservavano e studiavano vicendevolmente tra un giro e l’altro di giostra. Questo lavoro, fondato su interviste e scoperte in entrambi i gruppi, è sostanzialmente diventata una domanda etnografica che si è nutrita di letture, ricerche, informazioni e video trovati su internet, poi viaggi verso la Francia, la Bosnia-Erzegovina o semplicemente incontrando famiglie rom, comparse nel 2008 nelle piazze della città. L’attivismo, la promozione culturale, la frequentazione e la curiosità verso la vita e il pensiero di questa minoranza sono ancora tutte in campo e a queste si è aggiunta ultimamente l’osservazione delle dinamiche che la questione lgbtq ha introdotto nelle famiglie sinte, parallelamente a quelle gagè, così come la questione femminile. Intanto quella dei diritti è una lotta quotidiana che non si ferma mai e comprende sempre l’abitare ma anche la scuola e altri aspetti essenziali per la qualità della vita. Risplende poi il messaggio di questo popolo che non vuole possedere la terra e vive divas par divas (giorno per giorno) senza sentire il bisogno di accumulare, anzi si è specializzato nel riciclo. Questa minoranza rimane l’altro di cui abbiamo bisogno per spaventarci e/o immaginare un’altra vita, senza dimenticare che noi siamo gli altri per loro.| File | Dimensione | Formato | |
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