L’apertura crescente del nostro Paese al mercato globale ha portato benefici economici significativi, soprattutto nel settore dei capitali, attraverso gli investimenti esteri. Tali operazioni, pur mosse da logiche di profitto, incidono anche su interessi pubblici generali, come sicurezza, ambiente, infrastrutture e servizi. In certi casi, interessi pubblici e privati convivono armonicamente, in altri entrano in conflitto. Due sono gli interessi pubblici contrapposti in gioco: attrarre capitali esteri per stimolare la crescita economica da un lato, e proteggere gli interessi nazionali potenzialmente messi in pericolo da alcuni investimenti stranieri dall’altro, specie se motivati da logiche geopolitiche o speculative. Per affrontare questo equilibrio delicato, l’ordinamento ha previsto strumenti di tutela. Superate le golden shares, oggi il principale strumento è il golden power, disciplinato dal D.L. n. 21/2012. Esso consente al Governo, mediante provvedimenti amministrativi di amplissima discrezionalità, di indirizzare o bloccare operazioni societarie che coinvolgano asset strategici. La tesi si focalizza su questo istituto, analizzando casi giurisprudenziali recenti e sollevando questioni giuridiche centrali, che mettano in evidenza gli elementi di maggiore criticità. Il diritto amministrativo, pur riconoscendo l’ampiezza del potere in questione, fornisce criteri e garanzie procedurali (legalità, trasparenza, motivazione) volti a prevenire abusi e tutelare i destinatari delle decisioni, mantenendo un equilibrio tra potere pubblico e diritti dei privati nel rispetto dei principi democratici. Alla luce delle criticità emerse, verranno proposte in sede di conclusioni alcune riflessioni sulle prospettive di riforma dell’istituto.
Il Golden Power come strumento di sovranità. Analisi giuridica, aspetti critici e prospettive future.
SORRENTI, FILIPPO FRANCESCO
2024/2025
Abstract
L’apertura crescente del nostro Paese al mercato globale ha portato benefici economici significativi, soprattutto nel settore dei capitali, attraverso gli investimenti esteri. Tali operazioni, pur mosse da logiche di profitto, incidono anche su interessi pubblici generali, come sicurezza, ambiente, infrastrutture e servizi. In certi casi, interessi pubblici e privati convivono armonicamente, in altri entrano in conflitto. Due sono gli interessi pubblici contrapposti in gioco: attrarre capitali esteri per stimolare la crescita economica da un lato, e proteggere gli interessi nazionali potenzialmente messi in pericolo da alcuni investimenti stranieri dall’altro, specie se motivati da logiche geopolitiche o speculative. Per affrontare questo equilibrio delicato, l’ordinamento ha previsto strumenti di tutela. Superate le golden shares, oggi il principale strumento è il golden power, disciplinato dal D.L. n. 21/2012. Esso consente al Governo, mediante provvedimenti amministrativi di amplissima discrezionalità, di indirizzare o bloccare operazioni societarie che coinvolgano asset strategici. La tesi si focalizza su questo istituto, analizzando casi giurisprudenziali recenti e sollevando questioni giuridiche centrali, che mettano in evidenza gli elementi di maggiore criticità. Il diritto amministrativo, pur riconoscendo l’ampiezza del potere in questione, fornisce criteri e garanzie procedurali (legalità, trasparenza, motivazione) volti a prevenire abusi e tutelare i destinatari delle decisioni, mantenendo un equilibrio tra potere pubblico e diritti dei privati nel rispetto dei principi democratici. Alla luce delle criticità emerse, verranno proposte in sede di conclusioni alcune riflessioni sulle prospettive di riforma dell’istituto.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3212