Con il presente lavoro si intende affrontare una questione di particolare interesse per la gestione amministrativa degli enti locali, con importanti ripercussioni non solo sull’efficienza, efficacia e imparzialità dell’azione pubblica, ma anche sulla credibilità che i cittadini ripongono nell’ordinamento dello Stato e quindi nel nostro sistema democratico: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali, in quanto il Comune rappresenta, all’interno del sistema della pubblica amministrazione l’ente di prossimità, il primo baluardo di democrazia, legalità e fornitore di servizi essenziali nei confronti della comunità locale. Tale aspetto, viene prioritariamente affrontato attraverso l’inquadramento giuridico dell’istituto eccezionale previsto dall’art. 143 T.u.e.l, a partire dalle cause e contesto di origine, fino all’introduzione nel nostro ordinamento, ciò senza trascurate le problematiche emerse. Nel primo capitolo si ripercorrono i fatti e gli eventi storici e sociali che hanno portato all’introduzione da parte del legislatore della misura dello scioglimento degli enti locali per infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso: ciò avviene attraverso un excursus della normativa a partire dai primi strumenti giuridici antimafia, a seguire con il c.d decreto Taurinova e le successive modifiche normative fino a oggi. In considerazione della rilevanza dell’istituto sia sulla vita dei cittadini che sul sistema democratico tali da incidere su principi di rango costituzionale, si rende necessario analizzare la sentenza della consulta n. 103/1993. Nel secondo capitolo si entra nel procedimento di scioglimento degli enti locali previsto dall’art. 143 T.u.e.l, partendo innanzitutto dallo studio degli elementi, previsti sia dalla normativa che definiti dalla giurisprudenza, in grado di dare impulso al Prefetto, vero dominus dell’attività, di dare avvio all’iter del procedimento attraverso l’istituzione della commissione d’accesso. Al riguardo, si ripercorrono le discussioni che negli anni, hanno inteso definire la corretta natura e definizione dell’atto amministrativo di scioglimento; tra atto preventivo o sanzionatorio o tra atto politico e di alta amministrazione, ciò con rilevanti ricadute a livello di tutela giurisdizionale. Nel terzo capitolo, dopo una prima fase del lavoro più generale in merito a legislazione e procedimento, intende approfondire l’applicazione dell’istituto dello scioglimento ex art. 143 T.u.e.l., in modo più pratico e empirico, attraverso lo studio dell’infiltrazione mafiosa in un territorio, c.d. non tradizionale: la Regione Emilia-Romagna. Ciò attraverso lo studio delle cause e motivazioni che hanno comportato lo scioglimento del Comune di Brescello, ad oggi, l’unico ente locale colpito dal provvedimento in questione all’interno della regione. Tale aspetto, riferito alla singolarità dell’evento accorso nel 2016, ne consente di esplorarne le origini, il contesto, ma anche le possibili cause, attraverso l’analisi del provvedimento di scioglimento del Presidente della Repubblica e gli atti propedeutici come la relazione del Prefetto e i ricorsi giurisdizionali. In ultimo, nel quarto capitolo, si intende affrontare con occhio critico l’istituto in questione, evidenziandone le questione aperte e i diversi dubbi emersi dalla dottrina, con un’attenzione alle proposte di riforme in fase di studio per l’adeguamento di un provvedimento, tanto importante, quanto necessario per garantire un’effettiva tutela agli enti locali dal rischio mafioso e consentire di esercitare la propria azione in conformità con il dettato costituzionale
Con il presente lavoro si intende affrontare una questione di particolare interesse per la gestione amministrativa degli enti locali, con importanti ripercussioni non solo sull’efficienza, efficacia e imparzialità dell’azione pubblica, ma anche sulla credibilità che i cittadini ripongono nell’ordinamento dello Stato e quindi nel nostro sistema democratico: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali, in quanto il Comune rappresenta, all’interno del sistema della pubblica amministrazione l’ente di prossimità, il primo baluardo di democrazia, legalità e fornitore di servizi essenziali nei confronti della comunità locale. Tale aspetto, viene prioritariamente affrontato attraverso l’inquadramento giuridico dell’istituto eccezionale previsto dall’art. 143 T.u.e.l, a partire dalle cause e contesto di origine, fino all’introduzione nel nostro ordinamento, ciò senza trascurate le problematiche emerse. Nel primo capitolo si ripercorrono i fatti e gli eventi storici e sociali che hanno portato all’introduzione da parte del legislatore della misura dello scioglimento degli enti locali per infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso: ciò avviene attraverso un excursus della normativa a partire dai primi strumenti giuridici antimafia, a seguire con il c.d decreto Taurinova e le successive modifiche normative fino a oggi. In considerazione della rilevanza dell’istituto sia sulla vita dei cittadini che sul sistema democratico tali da incidere su principi di rango costituzionale, si rende necessario analizzare la sentenza della consulta n. 103/1993. Nel secondo capitolo si entra nel procedimento di scioglimento degli enti locali previsto dall’art. 143 T.u.e.l, partendo innanzitutto dallo studio degli elementi, previsti sia dalla normativa che definiti dalla giurisprudenza, in grado di dare impulso al Prefetto, vero dominus dell’attività, di dare avvio all’iter del procedimento attraverso l’istituzione della commissione d’accesso. Al riguardo, si ripercorrono le discussioni che negli anni, hanno inteso definire la corretta natura e definizione dell’atto amministrativo di scioglimento; tra atto preventivo o sanzionatorio o tra atto politico e di alta amministrazione, ciò con rilevanti ricadute a livello di tutela giurisdizionale. Nel terzo capitolo, dopo una prima fase del lavoro più generale in merito a legislazione e procedimento, intende approfondire l’applicazione dell’istituto dello scioglimento ex art. 143 T.u.e.l., in modo più pratico e empirico, attraverso lo studio dell’infiltrazione mafiosa in un territorio, c.d. non tradizionale: la Regione Emilia-Romagna. Ciò attraverso lo studio delle cause e motivazioni che hanno comportato lo scioglimento del Comune di Brescello, ad oggi, l’unico ente locale colpito dal provvedimento in questione all’interno della regione. Tale aspetto, riferito alla singolarità dell’evento accorso nel 2016, ne consente di esplorarne le origini, il contesto, ma anche le possibili cause, attraverso l’analisi del provvedimento di scioglimento del Presidente della Repubblica e gli atti propedeutici come la relazione del Prefetto e i ricorsi giurisdizionali. In ultimo, nel quarto capitolo, si intende affrontare con occhio critico l’istituto in questione, evidenziandone le questione aperte e i diversi dubbi emersi dalla dottrina, con un’attenzione alle proposte di riforme in fase di studio per l’adeguamento di un provvedimento, tanto importante, quanto necessario per garantire un’effettiva tutela agli enti locali dal rischio mafioso e consentire di esercitare la propria azione in conformità con il dettato costituzionale
IL FENOMENO DELLE INFILTRAZIONI MAFIOSE NEI CONSIGLI COMUNALI: IL CASO DEL COMUNE DI BRESCELLO
MUSSI, PIETRO
2024/2025
Abstract
Con il presente lavoro si intende affrontare una questione di particolare interesse per la gestione amministrativa degli enti locali, con importanti ripercussioni non solo sull’efficienza, efficacia e imparzialità dell’azione pubblica, ma anche sulla credibilità che i cittadini ripongono nell’ordinamento dello Stato e quindi nel nostro sistema democratico: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei consigli comunali, in quanto il Comune rappresenta, all’interno del sistema della pubblica amministrazione l’ente di prossimità, il primo baluardo di democrazia, legalità e fornitore di servizi essenziali nei confronti della comunità locale. Tale aspetto, viene prioritariamente affrontato attraverso l’inquadramento giuridico dell’istituto eccezionale previsto dall’art. 143 T.u.e.l, a partire dalle cause e contesto di origine, fino all’introduzione nel nostro ordinamento, ciò senza trascurate le problematiche emerse. Nel primo capitolo si ripercorrono i fatti e gli eventi storici e sociali che hanno portato all’introduzione da parte del legislatore della misura dello scioglimento degli enti locali per infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso: ciò avviene attraverso un excursus della normativa a partire dai primi strumenti giuridici antimafia, a seguire con il c.d decreto Taurinova e le successive modifiche normative fino a oggi. In considerazione della rilevanza dell’istituto sia sulla vita dei cittadini che sul sistema democratico tali da incidere su principi di rango costituzionale, si rende necessario analizzare la sentenza della consulta n. 103/1993. Nel secondo capitolo si entra nel procedimento di scioglimento degli enti locali previsto dall’art. 143 T.u.e.l, partendo innanzitutto dallo studio degli elementi, previsti sia dalla normativa che definiti dalla giurisprudenza, in grado di dare impulso al Prefetto, vero dominus dell’attività, di dare avvio all’iter del procedimento attraverso l’istituzione della commissione d’accesso. Al riguardo, si ripercorrono le discussioni che negli anni, hanno inteso definire la corretta natura e definizione dell’atto amministrativo di scioglimento; tra atto preventivo o sanzionatorio o tra atto politico e di alta amministrazione, ciò con rilevanti ricadute a livello di tutela giurisdizionale. Nel terzo capitolo, dopo una prima fase del lavoro più generale in merito a legislazione e procedimento, intende approfondire l’applicazione dell’istituto dello scioglimento ex art. 143 T.u.e.l., in modo più pratico e empirico, attraverso lo studio dell’infiltrazione mafiosa in un territorio, c.d. non tradizionale: la Regione Emilia-Romagna. Ciò attraverso lo studio delle cause e motivazioni che hanno comportato lo scioglimento del Comune di Brescello, ad oggi, l’unico ente locale colpito dal provvedimento in questione all’interno della regione. Tale aspetto, riferito alla singolarità dell’evento accorso nel 2016, ne consente di esplorarne le origini, il contesto, ma anche le possibili cause, attraverso l’analisi del provvedimento di scioglimento del Presidente della Repubblica e gli atti propedeutici come la relazione del Prefetto e i ricorsi giurisdizionali. In ultimo, nel quarto capitolo, si intende affrontare con occhio critico l’istituto in questione, evidenziandone le questione aperte e i diversi dubbi emersi dalla dottrina, con un’attenzione alle proposte di riforme in fase di studio per l’adeguamento di un provvedimento, tanto importante, quanto necessario per garantire un’effettiva tutela agli enti locali dal rischio mafioso e consentire di esercitare la propria azione in conformità con il dettato costituzionale| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Mussi.Pietro.pdf
Accesso riservato
Dimensione
1.67 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.67 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/3217