La presente tesi esplora l’intersezione tra diritto all’oblio, libertà d’espressione e cancel culture, con particolare attenzione alle dinamiche digitali contemporanee e agli effetti concreti nella guerra in corso tra Russia e Ucraina. In un’epoca in cui l’identità, la memoria e l’informazione si costruiscono e si consumano principalmente in ambienti digitali, il conflitto tra il diritto individuale all’oblio e l’interesse collettivo alla memoria pubblica diventa centrale per comprendere le sfide giuridiche ed etiche della società dell’informazione. Il lavoro parte da un’analisi giuridica del diritto all’oblio, come delineato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e lo confronta con il principio della libertà d’espressione sancito dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Viene evidenziato come il bilanciamento tra questi diritti risulti sempre più complesso, specialmente nei casi in cui la memoria digitale abbia un impatto diretto sulla reputazione, sull'identità e sul dibattito pubblico. Successivamente, la tesi analizza il fenomeno della cancel culture, intesa come pratica collettiva di rimozione, boicottaggio o delegittimazione di soggetti, opere o idee ritenute moralmente inaccettabili. Viene discusso se questa forma di pressione sociale, spesso esercitata sui social media, possa degenerare in una forma di censura diffusa che minaccia la pluralità e la libertà d’espressione, soprattutto quando si estende alla riscrittura della memoria culturale e storica. Particolare attenzione è rivolta alla guerra tra Russia e Ucraina come caso emblematico di “demolizione culturale” in chiave digitale. La distruzione fisica di simboli culturali, musei e archivi è accompagnata da una guerra dell’informazione che si svolge online, dove vengono manipolati contenuti, cancellate narrazioni storiche e promosse forme di propaganda tramite deepfake, cyber-attacchi e algoritmi di de-indicizzazione. La cultura, in questo contesto, diventa terreno di scontro e oggetto di cancellazione mirata, tanto nei luoghi fisici quanto nei server digitali. La tesi propone una riflessione critica sull’uso del diritto all’oblio come potenziale strumento di censura nei regimi autoritari, laddove viene invocato non per proteggere l’individuo, ma per oscurare crimini storici o per manipolare la narrazione politica. Allo stesso tempo, si evidenzia come la libertà d’espressione non possa essere assoluta in un contesto digitale in cui l’informazione ha una persistenza e un impatto potenzialmente illimitati. Attraverso una metodologia interdisciplinare che combina diritto, filosofia politica, studi mediatici e analisi geopolitica, la ricerca mira a delineare un quadro normativo e valoriale capace di conciliare memoria e oblio, libertà e responsabilità, in un’epoca in cui la cultura stessa è diventata un campo di battaglia digitale.
Diritto all’oblio e cancel culture nell’ecosistema digitale. Il tentativo di boicottaggio della cultura russa.
IGNAT, ALINA
2024/2025
Abstract
La presente tesi esplora l’intersezione tra diritto all’oblio, libertà d’espressione e cancel culture, con particolare attenzione alle dinamiche digitali contemporanee e agli effetti concreti nella guerra in corso tra Russia e Ucraina. In un’epoca in cui l’identità, la memoria e l’informazione si costruiscono e si consumano principalmente in ambienti digitali, il conflitto tra il diritto individuale all’oblio e l’interesse collettivo alla memoria pubblica diventa centrale per comprendere le sfide giuridiche ed etiche della società dell’informazione. Il lavoro parte da un’analisi giuridica del diritto all’oblio, come delineato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, e lo confronta con il principio della libertà d’espressione sancito dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Viene evidenziato come il bilanciamento tra questi diritti risulti sempre più complesso, specialmente nei casi in cui la memoria digitale abbia un impatto diretto sulla reputazione, sull'identità e sul dibattito pubblico. Successivamente, la tesi analizza il fenomeno della cancel culture, intesa come pratica collettiva di rimozione, boicottaggio o delegittimazione di soggetti, opere o idee ritenute moralmente inaccettabili. Viene discusso se questa forma di pressione sociale, spesso esercitata sui social media, possa degenerare in una forma di censura diffusa che minaccia la pluralità e la libertà d’espressione, soprattutto quando si estende alla riscrittura della memoria culturale e storica. Particolare attenzione è rivolta alla guerra tra Russia e Ucraina come caso emblematico di “demolizione culturale” in chiave digitale. La distruzione fisica di simboli culturali, musei e archivi è accompagnata da una guerra dell’informazione che si svolge online, dove vengono manipolati contenuti, cancellate narrazioni storiche e promosse forme di propaganda tramite deepfake, cyber-attacchi e algoritmi di de-indicizzazione. La cultura, in questo contesto, diventa terreno di scontro e oggetto di cancellazione mirata, tanto nei luoghi fisici quanto nei server digitali. La tesi propone una riflessione critica sull’uso del diritto all’oblio come potenziale strumento di censura nei regimi autoritari, laddove viene invocato non per proteggere l’individuo, ma per oscurare crimini storici o per manipolare la narrazione politica. Allo stesso tempo, si evidenzia come la libertà d’espressione non possa essere assoluta in un contesto digitale in cui l’informazione ha una persistenza e un impatto potenzialmente illimitati. Attraverso una metodologia interdisciplinare che combina diritto, filosofia politica, studi mediatici e analisi geopolitica, la ricerca mira a delineare un quadro normativo e valoriale capace di conciliare memoria e oblio, libertà e responsabilità, in un’epoca in cui la cultura stessa è diventata un campo di battaglia digitale.| File | Dimensione | Formato | |
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Descrizione: Diritto all’oblio e cancel culture nell’ecosistema digitale.
Il tentativo di boicottaggio della cultura russa.
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3238