Background Il presente studio nasce dall’esigenza di indagare l’accuratezza del posizionamento dello stelo femorale in artroprotesi d’anca totale non cementata, valutando in particolare se l’anatomia rotazionale del femore prossimale influenzi il raggiungimento dell’antiversione desiderata. Sebbene in letteratura si sottolinei la correlazione tra antiversione femorale nativa e orientamento dello stelo, resta controverso quanto questa incida sul risultato finale. Metodi I metodi adottati prevedono la selezione di 153 pazienti (67 maschi, 86 femmine; età media 68 ± 12 anni) operati tra maggio 2021 e giugno 2023 presso il Policlinico di Modena. Tutti hanno ricevuto uno stelo non cementato a singolo cuneo (Accolade II, Stryker) e una coppa con inclinazione 40° e antiversione 20°, secondo criteri uniformi. La pianificazione preoperatoria è stata eseguita tramite sistema aptico con precisione di 1 mm, definendo target di versioni: stelo 15° ± 10° (obiettivo 5°-25°), antiversione combinata (acetabolo + femore) tra 25° e 45°. Tramite TC preoperatoria, è stata misurata l’antiversione metafisaria a tre livelli (A: 10 mm, B: 15 mm, C: 20 mm dal piccolo trocantere), calcolando l’angolo tra corticale anteriore/posteriore e piano coronale. La versione femorale nativa è risultata media 5,6° ± 10,1°. A sei mesi dal ricovero, si sono rilevati: posizionamento finale di stelo e cotile mediante sistema di navigazione, nonché dismetria, linee di radiolucenza, subsidenza (> 5 mm) e osteolisi del collo femorale su radiografia standard. Risultati I risultati mostrano che la versione media finale dello stelo è stata 14,3° ± 4,8°, con scostamento medio di 0,1° ± 3,6° rispetto al valore pianificato; il 97,4 % dei pazienti (149/153) rientra nel range 5°-25°. L’antiversione combinata mantenuta a 35° ± 3,0° ha garantito il raggiungimento dei limiti biomeccanici ottimali nel 96 % dei casi. L’influenza dell’antiversione metafisaria sul posizionamento dello stelo, pur risultando statisticamente significativa (β = 0,2; p < 0,001), ha mostrato un coefficiente di regressione di modesta entità: per ogni grado di aumento dell’antiversione metafisaria, la versione finale dello stelo incrementa mediamente di 0,2°. Le linee di radiolucenza sono state rilevate nel 3,6 % dei casi (5/144) tra pazienti entro target e in nessun paziente fuori target (p = 0,851); la subsidenza > 5 mm si è verificata nell’8,8 % dei pazienti entro target e nel 20 % di quelli fuori target (p = 0,573). L’osteolisi del collo è stata osservata nel 57,5 % dei casi senza correlazione significativa con il valore di version (p = 0,410). Conclusione In conclusione, l’impiego di una piattaforma aptica e di navigazione tridimensionale permette di tradurre fedelmente la pianificazione preoperatoria nel posizionamento dello stelo femorale, riducendo al minimo la discrepanza rispetto al target di versione e contenendo l’impatto dell’anatomia rotazionale individuale. I risultati a breve termine indicano che, entro le variazioni osservate, non si registrano differenze significative nelle complicanze radiografiche correlate a errori di version. Tuttavia, è necessaria una valutazione prospettica a lungo termine per confermare la durabilità funzionale dell’impianto e verificare eventuali insorgenze di complicanze ritardate.

“Valutazione delle modifiche all’antiversione femorale nella protesi totale d’anca assistita da braccio robotico“

ERCOLANI, ENRICO
2024/2025

Abstract

Background Il presente studio nasce dall’esigenza di indagare l’accuratezza del posizionamento dello stelo femorale in artroprotesi d’anca totale non cementata, valutando in particolare se l’anatomia rotazionale del femore prossimale influenzi il raggiungimento dell’antiversione desiderata. Sebbene in letteratura si sottolinei la correlazione tra antiversione femorale nativa e orientamento dello stelo, resta controverso quanto questa incida sul risultato finale. Metodi I metodi adottati prevedono la selezione di 153 pazienti (67 maschi, 86 femmine; età media 68 ± 12 anni) operati tra maggio 2021 e giugno 2023 presso il Policlinico di Modena. Tutti hanno ricevuto uno stelo non cementato a singolo cuneo (Accolade II, Stryker) e una coppa con inclinazione 40° e antiversione 20°, secondo criteri uniformi. La pianificazione preoperatoria è stata eseguita tramite sistema aptico con precisione di 1 mm, definendo target di versioni: stelo 15° ± 10° (obiettivo 5°-25°), antiversione combinata (acetabolo + femore) tra 25° e 45°. Tramite TC preoperatoria, è stata misurata l’antiversione metafisaria a tre livelli (A: 10 mm, B: 15 mm, C: 20 mm dal piccolo trocantere), calcolando l’angolo tra corticale anteriore/posteriore e piano coronale. La versione femorale nativa è risultata media 5,6° ± 10,1°. A sei mesi dal ricovero, si sono rilevati: posizionamento finale di stelo e cotile mediante sistema di navigazione, nonché dismetria, linee di radiolucenza, subsidenza (> 5 mm) e osteolisi del collo femorale su radiografia standard. Risultati I risultati mostrano che la versione media finale dello stelo è stata 14,3° ± 4,8°, con scostamento medio di 0,1° ± 3,6° rispetto al valore pianificato; il 97,4 % dei pazienti (149/153) rientra nel range 5°-25°. L’antiversione combinata mantenuta a 35° ± 3,0° ha garantito il raggiungimento dei limiti biomeccanici ottimali nel 96 % dei casi. L’influenza dell’antiversione metafisaria sul posizionamento dello stelo, pur risultando statisticamente significativa (β = 0,2; p < 0,001), ha mostrato un coefficiente di regressione di modesta entità: per ogni grado di aumento dell’antiversione metafisaria, la versione finale dello stelo incrementa mediamente di 0,2°. Le linee di radiolucenza sono state rilevate nel 3,6 % dei casi (5/144) tra pazienti entro target e in nessun paziente fuori target (p = 0,851); la subsidenza > 5 mm si è verificata nell’8,8 % dei pazienti entro target e nel 20 % di quelli fuori target (p = 0,573). L’osteolisi del collo è stata osservata nel 57,5 % dei casi senza correlazione significativa con il valore di version (p = 0,410). Conclusione In conclusione, l’impiego di una piattaforma aptica e di navigazione tridimensionale permette di tradurre fedelmente la pianificazione preoperatoria nel posizionamento dello stelo femorale, riducendo al minimo la discrepanza rispetto al target di versione e contenendo l’impatto dell’anatomia rotazionale individuale. I risultati a breve termine indicano che, entro le variazioni osservate, non si registrano differenze significative nelle complicanze radiografiche correlate a errori di version. Tuttavia, è necessaria una valutazione prospettica a lungo termine per confermare la durabilità funzionale dell’impianto e verificare eventuali insorgenze di complicanze ritardate.
2024
PTA
Antiversione
Femore
Stelo femorale
Protesi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3275