INTRODUZIONE: L’ipotensione postprandiale (IPP) è definita come una riduzione della pressione arteriosa sistolica (PAS) ≥ 20 mmHg entro due ore dal pasto, oppure come una PAS ≤ 90 mmHg in presenza di valori preprandiali ≥ 100 mmHg. Tale condizione è molto frequente negli anziani e nei pazienti con malattia di Parkinson, disautonomia, diabete e ospedalizzati. Il quadro clinico si manifesta tipicamente con disturbi visivi, astenia, dizziness, cadute e sincopi. La sintomatologia – essendo spesso sfumata - viene attribuita ad altri disturbi rendendo l’IPP una condizione sotto diagnosticata. La fisiopatologia è complessa: normalmente, dopo un pasto si assiste ad una vasodilatazione splancnica che porta ad un aumentato flusso ematico viscerale al fine di supportare una corretta digestione. Questo viene compensato da meccanismi autonomici e ormonali finemente regolati che consistono in una attivazione del riflesso barocettivo con conseguente vasocostrizione periferica riflessa e aumento della frequenza cardiaca. L’ipoperfusione d’organo – soprattutto a livello cardiaco e cerebrale - può determinare decadimento cognitivo, infarto miocardico e ictus, rendendo l’IPP una condizione associata ad aumentata morbilità e mortalità. Il gold standard per la diagnosi di IPP è il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (MAPA), strumento che va a registrare le oscillazioni pressorie nelle 24 ore. La strategia terapeutica si basa su due tipologie di trattamento, non farmacologico e farmacologico. In prima linea troviamo gli interventi non farmacologici, basati su un adeguamento comportamentale e dello stile di vita, oltre alla revisione delle terapie già in atto. L’uso di farmaci vasoattivi deve essere considerato nei casi refrattari e con persistenza della sintomatologia. SCOPO: Lo scopo del presente studio è valutare le caratteristiche cliniche dei pazienti con ipotensione postprandiale nella popolazione afferente all’ ambulatorio di Cardiogeriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara (OCB). MATERIALI E METODI: Lo studio è di tipo osservazionale retrospettivo. Il campione è costituito da 392 pazienti afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria tra giugno 2023 e giugno 2024, che sono stati sottoposti al monitoraggio pressorio nelle 24 ore - età media 74,17±10,54 anni, 58,2% femmine. Per ogni paziente è stata raccolta l’anamnesi patologica remota e farmacologica. Il campione è stato successivamente suddiviso in due gruppi: soggetti con IPP e soggetti senza IPP. 5 RISULTATI: La prevalenza di IPP nel campione in esame è del 60,3% (N=236). I pazienti con IPP sono risultati in media più anziani di quelli senza IPP (età media 75, 36 ± 8,42 vs 72,34 ± 13,0; p- value =0,011). Tale condizione è risultata avere una prevalenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini (61,4% vs 38,6%; p-value =0,001). Nei pazienti con IPP sono risultate statisticamente significative le seguenti patologie: morbo di Parkinson (p-value = 0,016), distiroidismi (p-value = 0,010) e incidenza di cadute (p-value = 0,026). Invece, i farmaci che sono risultati statisticamente significativi sono: antiparkinsoniani (p-value = 0,037) e antiepilettici (p-value = 0,045). Al MAPA, nei pazienti affetti da IPP, risulta esserci una prevalenza maggiore di picchi ipertensivi (p-value = 0,019), variabilità pressoria patologica (p-value =0,001), pressione differenziale patologica (p- value = 0,007) e profilo inverted dipper (p-value < 0,001), che infatti hanno raggiunto la significatività statistica.
ASPETTI CLINICI PECULIARI DEL PAZIENTE ANZIANO CON IPOTENSIONE POSTPRANDIALE: I DATI DELL’AMBULATORIO DI CARDIOGERIATRIA
BIAGIONI, BEATRICE
2024/2025
Abstract
INTRODUZIONE: L’ipotensione postprandiale (IPP) è definita come una riduzione della pressione arteriosa sistolica (PAS) ≥ 20 mmHg entro due ore dal pasto, oppure come una PAS ≤ 90 mmHg in presenza di valori preprandiali ≥ 100 mmHg. Tale condizione è molto frequente negli anziani e nei pazienti con malattia di Parkinson, disautonomia, diabete e ospedalizzati. Il quadro clinico si manifesta tipicamente con disturbi visivi, astenia, dizziness, cadute e sincopi. La sintomatologia – essendo spesso sfumata - viene attribuita ad altri disturbi rendendo l’IPP una condizione sotto diagnosticata. La fisiopatologia è complessa: normalmente, dopo un pasto si assiste ad una vasodilatazione splancnica che porta ad un aumentato flusso ematico viscerale al fine di supportare una corretta digestione. Questo viene compensato da meccanismi autonomici e ormonali finemente regolati che consistono in una attivazione del riflesso barocettivo con conseguente vasocostrizione periferica riflessa e aumento della frequenza cardiaca. L’ipoperfusione d’organo – soprattutto a livello cardiaco e cerebrale - può determinare decadimento cognitivo, infarto miocardico e ictus, rendendo l’IPP una condizione associata ad aumentata morbilità e mortalità. Il gold standard per la diagnosi di IPP è il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (MAPA), strumento che va a registrare le oscillazioni pressorie nelle 24 ore. La strategia terapeutica si basa su due tipologie di trattamento, non farmacologico e farmacologico. In prima linea troviamo gli interventi non farmacologici, basati su un adeguamento comportamentale e dello stile di vita, oltre alla revisione delle terapie già in atto. L’uso di farmaci vasoattivi deve essere considerato nei casi refrattari e con persistenza della sintomatologia. SCOPO: Lo scopo del presente studio è valutare le caratteristiche cliniche dei pazienti con ipotensione postprandiale nella popolazione afferente all’ ambulatorio di Cardiogeriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara (OCB). MATERIALI E METODI: Lo studio è di tipo osservazionale retrospettivo. Il campione è costituito da 392 pazienti afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria tra giugno 2023 e giugno 2024, che sono stati sottoposti al monitoraggio pressorio nelle 24 ore - età media 74,17±10,54 anni, 58,2% femmine. Per ogni paziente è stata raccolta l’anamnesi patologica remota e farmacologica. Il campione è stato successivamente suddiviso in due gruppi: soggetti con IPP e soggetti senza IPP. 5 RISULTATI: La prevalenza di IPP nel campione in esame è del 60,3% (N=236). I pazienti con IPP sono risultati in media più anziani di quelli senza IPP (età media 75, 36 ± 8,42 vs 72,34 ± 13,0; p- value =0,011). Tale condizione è risultata avere una prevalenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini (61,4% vs 38,6%; p-value =0,001). Nei pazienti con IPP sono risultate statisticamente significative le seguenti patologie: morbo di Parkinson (p-value = 0,016), distiroidismi (p-value = 0,010) e incidenza di cadute (p-value = 0,026). Invece, i farmaci che sono risultati statisticamente significativi sono: antiparkinsoniani (p-value = 0,037) e antiepilettici (p-value = 0,045). Al MAPA, nei pazienti affetti da IPP, risulta esserci una prevalenza maggiore di picchi ipertensivi (p-value = 0,019), variabilità pressoria patologica (p-value =0,001), pressione differenziale patologica (p- value = 0,007) e profilo inverted dipper (p-value < 0,001), che infatti hanno raggiunto la significatività statistica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3281