BACKGROUND: L’ipotensione postprandiale può essere definita come il calo di ≥ 20 mmHg di pressione arteriosa sistolica entro 2 ore dai pasti. In alternativa si può caratterizzare come la presenza di una pressione arteriosa sistolica ≤ 90 mmHg se i valori pressori preprandiali erano ≥ 100 mmHg. È un fenomeno in continua crescita, soprattutto nella popolazione anziana dove si manifesta con un’incidenza del 67%. Maggiormente colpiti sono i pazienti che presentano patologie cardiovascolari, insufficienza renale, paraplegia, diabete e morbo di Parkinson. La maggior parte dei pazienti non manifesta alcun sintomo, ma in alcuni casi l’ipotensione postprandiale si presenta con nausea, debolezza, vertigini, sincopi, cadute, disturbi visivi ed angina. Il calo della pressione arteriosa sistolica postprandiale è un importante predittore di eventi cardiovascolari ed è direttamente collegato all’aumento della mortalità. La fisiopatologia di questo fenomeno non è ancora del tutto chiara, ma sembra che ci sia un’importante correlazione tra la tipologia e la quantità di alimenti assunti e l’insorgenza di questo fenomeno, che mette al centro la risposta pressoria all’assunzione dei carboidrati. Ad oggi il gold standard per la diagnosi è rappresentato dal monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. L’obbiettivo della diagnosi e del trattamento dell’ipotensione postprandiale è quello di diminuire l’incidenza dei sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti. Questo prevede in prima linea trattamenti non farmacologici che includono il frazionamento dei pasti durante la giornata, l’implementazione dell’attività fisica e l’idratazione. Quando gli accorgimenti comportamentali non sono più sufficienti si ricorre a trattamenti farmacologici con caffeina, analoghi della somatostatina ed acarbosio. SCOPO: Lo scopo dello studio è delineare le caratteristiche cliniche dei pazienti anziani che presentano ipotensione postprandiale al monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. L’obbiettivo è comprendere se l’ipotensione postprandiale abbia una maggior incidenza nei pazienti fragili, pluripatologici e in trattamento con polifarmacoterapie ed individuare quali pazienti devono essere maggiormente attenzionati nella pratica clinica. MATERIALI E METODI: Sono stati arruolati 392 pazienti dell’ambulatorio di Cardiogeriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara e sono stati sottoposti al monitoraggio pressorio nelle 24 h. RISULTATI E CONCLUSIONI: Ci aspettiamo che i pazienti con ipotensione postprandiale presentino indici di disautonomia neurovegetativa più sfavorevoli e un profilo pressorio più complesso e preoccupante.

Caratteristiche cliniche dei pazienti anziani che presentano ipotensione postprandiale al monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore.

SARASINI, GIULIA
2024/2025

Abstract

BACKGROUND: L’ipotensione postprandiale può essere definita come il calo di ≥ 20 mmHg di pressione arteriosa sistolica entro 2 ore dai pasti. In alternativa si può caratterizzare come la presenza di una pressione arteriosa sistolica ≤ 90 mmHg se i valori pressori preprandiali erano ≥ 100 mmHg. È un fenomeno in continua crescita, soprattutto nella popolazione anziana dove si manifesta con un’incidenza del 67%. Maggiormente colpiti sono i pazienti che presentano patologie cardiovascolari, insufficienza renale, paraplegia, diabete e morbo di Parkinson. La maggior parte dei pazienti non manifesta alcun sintomo, ma in alcuni casi l’ipotensione postprandiale si presenta con nausea, debolezza, vertigini, sincopi, cadute, disturbi visivi ed angina. Il calo della pressione arteriosa sistolica postprandiale è un importante predittore di eventi cardiovascolari ed è direttamente collegato all’aumento della mortalità. La fisiopatologia di questo fenomeno non è ancora del tutto chiara, ma sembra che ci sia un’importante correlazione tra la tipologia e la quantità di alimenti assunti e l’insorgenza di questo fenomeno, che mette al centro la risposta pressoria all’assunzione dei carboidrati. Ad oggi il gold standard per la diagnosi è rappresentato dal monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. L’obbiettivo della diagnosi e del trattamento dell’ipotensione postprandiale è quello di diminuire l’incidenza dei sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti. Questo prevede in prima linea trattamenti non farmacologici che includono il frazionamento dei pasti durante la giornata, l’implementazione dell’attività fisica e l’idratazione. Quando gli accorgimenti comportamentali non sono più sufficienti si ricorre a trattamenti farmacologici con caffeina, analoghi della somatostatina ed acarbosio. SCOPO: Lo scopo dello studio è delineare le caratteristiche cliniche dei pazienti anziani che presentano ipotensione postprandiale al monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. L’obbiettivo è comprendere se l’ipotensione postprandiale abbia una maggior incidenza nei pazienti fragili, pluripatologici e in trattamento con polifarmacoterapie ed individuare quali pazienti devono essere maggiormente attenzionati nella pratica clinica. MATERIALI E METODI: Sono stati arruolati 392 pazienti dell’ambulatorio di Cardiogeriatria dell’Ospedale Civile di Baggiovara e sono stati sottoposti al monitoraggio pressorio nelle 24 h. RISULTATI E CONCLUSIONI: Ci aspettiamo che i pazienti con ipotensione postprandiale presentino indici di disautonomia neurovegetativa più sfavorevoli e un profilo pressorio più complesso e preoccupante.
2024
Elderly
Postprandial
Hypotension
Dysautonomia
Syncope
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3288