La responsabilità in ambito lavorativo rappresenta uno dei pilastri fondamentali del diritto del lavoro contemporaneo. Nel mondo del lavoro la sicurezza va intesa come insieme di misure tecniche, giuridiche e organizzative finalizzate a prevenire gli infortuni e a tutelare la salute dei lavoratori. L’applicazione di norme sulla sicurezza consente, infatti, di evitare che si possano verificare determinati eventi dannosi e incidenti: ciò sempre tenendo conto che una sicurezza assoluta potrebbe aversi solo in assenza totale di pericoli. Si tenta infatti di eliminare i rischi e, dove questo non fosse possibile, di ridurli al minimo grazie all’uso delle conoscenze tecniche acquisite sino a quel momento. Il presente elaborato, articolato in tre capitoli, si propone di analizzare, in una prospettiva comparatistica, la responsabilità sul lavoro nel diritto italiano, con uno sguardo anche al contesto europeo. Per tale ragione nel primo capitolo si partirà dalla legge n.80 del 1898, che sancì l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni degli operai che lavoravano in settori ritenuti pericolosi e rese obbligatoria l’introduzione di misure tecniche finalizzate a prevenire gli infortuni, sino ad arrivare al Testo Unico sulla sicurezza, il d.lgs. n. 81/2008, che grazie al suo vasto campo di applicazione oggettivo e soggettivo e al suo approccio integrato, ha migliorato in modo significativo la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, promuovendo una “cultura della sicurezza”. Il secondo capitolo verterà, invece, sulle figure responsabili in materia di sicurezza, partendo dall’analisi dei relativi obblighi e delle conseguenti responsabilità. Solo attraverso tale disamina è, infatti, possibile comprendere come l’individuazione dei soggetti responsabili sia divenuta sempre più difficoltosa, in ragione sia della ripartizione degli obblighi di sicurezza, sia della delega di funzioni. Nell’analisi si partirà dal datore di lavoro, sino ad arrivare a figure esterne al rapporto di lavoro. Dopo aver seguito tale iter, che costituisce la premessa fondamentale per la trattazione successiva, all’interno dell’ultimo capitolo verrà esaminata una sentenza che negli ultimi anni ha scosso particolarmente i giuslavoristi, dal momento che apre nuove prospettive e si pone in conflitto con l’impostazione gerarchica presente nel sistema di salute e sicurezza delineato all’interno del d. lgs. n. 81/2008. Si tratta della sentenza n. 38914 pronunciata dalla IV sezione della Corte di cassazione il 25 settembre 2023, che ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di un responsabile dei lavoratori per la sicurezza, ritenuto corresponsabile, assieme al datore di lavoro, della violazione di norme in materia di sicurezza sul lavoro. Tale decisione ha immediatamente suscitato un acceso dibattito, sollevando interrogativi in merito all’estensione della responsabilità penale in capo al RLS, non essendo lo stesso titolare di una posizione di garanzia. L’elaborato si propone, infatti, di mostrare, evidenziando le critiche e le argomentazioni dottrinali che si sono divise su più prospettive, l’irragionevolezza della sentenza proprio a partire della normativa. In essa, infatti, le “attribuzioni” previste all’art. 50, non sembrerebbero idonee a delineare degli obblighi in capo al RLS tali da far rientrare tale figura tra quelle garanti. Verrà, pertanto, esaminata puntualmente la sentenza della Corte, mettendone in luce l’incoerenza dell’impianto motivazionale, gli errori lessicali e quelli relativi alla ricostruzione della funzione del RLS, con l’intento di dimostrare come l’estensione del penalmente rilevante da parte della giurisprudenza, rischi di violare i capisaldi del diritto penale.

LE RESPONSABILITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO: EVOLUZIONE E PROSPETTIVE

REPOLI, FEDERICA
2024/2025

Abstract

La responsabilità in ambito lavorativo rappresenta uno dei pilastri fondamentali del diritto del lavoro contemporaneo. Nel mondo del lavoro la sicurezza va intesa come insieme di misure tecniche, giuridiche e organizzative finalizzate a prevenire gli infortuni e a tutelare la salute dei lavoratori. L’applicazione di norme sulla sicurezza consente, infatti, di evitare che si possano verificare determinati eventi dannosi e incidenti: ciò sempre tenendo conto che una sicurezza assoluta potrebbe aversi solo in assenza totale di pericoli. Si tenta infatti di eliminare i rischi e, dove questo non fosse possibile, di ridurli al minimo grazie all’uso delle conoscenze tecniche acquisite sino a quel momento. Il presente elaborato, articolato in tre capitoli, si propone di analizzare, in una prospettiva comparatistica, la responsabilità sul lavoro nel diritto italiano, con uno sguardo anche al contesto europeo. Per tale ragione nel primo capitolo si partirà dalla legge n.80 del 1898, che sancì l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni degli operai che lavoravano in settori ritenuti pericolosi e rese obbligatoria l’introduzione di misure tecniche finalizzate a prevenire gli infortuni, sino ad arrivare al Testo Unico sulla sicurezza, il d.lgs. n. 81/2008, che grazie al suo vasto campo di applicazione oggettivo e soggettivo e al suo approccio integrato, ha migliorato in modo significativo la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, promuovendo una “cultura della sicurezza”. Il secondo capitolo verterà, invece, sulle figure responsabili in materia di sicurezza, partendo dall’analisi dei relativi obblighi e delle conseguenti responsabilità. Solo attraverso tale disamina è, infatti, possibile comprendere come l’individuazione dei soggetti responsabili sia divenuta sempre più difficoltosa, in ragione sia della ripartizione degli obblighi di sicurezza, sia della delega di funzioni. Nell’analisi si partirà dal datore di lavoro, sino ad arrivare a figure esterne al rapporto di lavoro. Dopo aver seguito tale iter, che costituisce la premessa fondamentale per la trattazione successiva, all’interno dell’ultimo capitolo verrà esaminata una sentenza che negli ultimi anni ha scosso particolarmente i giuslavoristi, dal momento che apre nuove prospettive e si pone in conflitto con l’impostazione gerarchica presente nel sistema di salute e sicurezza delineato all’interno del d. lgs. n. 81/2008. Si tratta della sentenza n. 38914 pronunciata dalla IV sezione della Corte di cassazione il 25 settembre 2023, che ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di un responsabile dei lavoratori per la sicurezza, ritenuto corresponsabile, assieme al datore di lavoro, della violazione di norme in materia di sicurezza sul lavoro. Tale decisione ha immediatamente suscitato un acceso dibattito, sollevando interrogativi in merito all’estensione della responsabilità penale in capo al RLS, non essendo lo stesso titolare di una posizione di garanzia. L’elaborato si propone, infatti, di mostrare, evidenziando le critiche e le argomentazioni dottrinali che si sono divise su più prospettive, l’irragionevolezza della sentenza proprio a partire della normativa. In essa, infatti, le “attribuzioni” previste all’art. 50, non sembrerebbero idonee a delineare degli obblighi in capo al RLS tali da far rientrare tale figura tra quelle garanti. Verrà, pertanto, esaminata puntualmente la sentenza della Corte, mettendone in luce l’incoerenza dell’impianto motivazionale, gli errori lessicali e quelli relativi alla ricostruzione della funzione del RLS, con l’intento di dimostrare come l’estensione del penalmente rilevante da parte della giurisprudenza, rischi di violare i capisaldi del diritto penale.
2024
SICUREZZA SUL LAVORO
TUTELA LAVORATORE
RESPONSABILITÀ
SOGGETTI GARANTI
RLS
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