Negli ultimi anni, il tema della parità di genere nel mercato del lavoro è divenuto sempre più centrale nel dibattito giuridico, economico e sociale. Tra le principali disuguaglianze che colpiscono le donne, due fenomeni strutturali hanno attirato particolarmente attenzione: il gender pay gap e gender il pension gap, che indicano, rispettivamente, il divario retributivo tra i generi e il conseguente divario nei trattamenti pensionistici. La disuguaglianza retributiva è il frutto di dinamiche complesse e interconnesse, che affondano in fattori economici, culturali e sociali. Questa tesi intende analizzare le origini, le dinamiche e le strategie di lotta al gender pay gap e al gender pension gap. L’obiettivo è individuare le criticità ancora presenti e le possibili linee di intervento, giuridiche e politiche, per costruire un apparato più equo e inclusivo. Nella prima parte, la tesi si concentra sulla definizione e misurazione del gender pay gap, distinguendo i due principali modelli di calcolo e approfondendone le molteplici cause: fattori culturali e stereotipi di genere, segregazione orizzontale e verticale, carichi familiari sbilanciati, nonché la scarsa rappresentanza femminile nei ruoli dirigenziali. Si ripercorre l’evoluzione del ruolo della donna nel mondo del lavoro e il contributo del diritto del lavoro alla progressiva conquista di tutele, evidenziando come la normativa abbia accompagnato ma non sempre anticipato i mutamenti sociali. Ampio spazio è riservato all’analisi del principio di parità di trattamento e di retribuzione, esaminato alla luce della normativa internazionale (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Convenzioni OIL), europea (art. 157 TFUE, Direttiva 2006/54/CE) e nazionale (artt. 3, 36 e 37 della Costituzione, Codice delle pari opportunità). Viene inoltre esaminata la giurisprudenza più rilevante, tra cui la sentenza Dekker in merito al divieto di discriminazione di genere sul lavoro e la sentenza Tosco Stores Ltd, che rafforza l’applicazione diretta del principio di parità salariale per lavori di pari valore. Il secondo capitolo si focalizza sulle diverse manifestazioni del gender pay gap nel lavoro autonomo e nelle libere professioni, nonché nelle differenze tra settore pubblico e privato. Centrale è l’analisi della contrattazione collettiva e delle recenti politiche aziendali e statali volte a favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. In quest’ottica si esaminano strumenti come lo smart working, i congedi parentali, la certificazione per la parità di genere, il Family Act e la Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021–2026. Particolare attenzione è dedicata alla recente Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che impone agli Stati membri obblighi stringenti in materia di equità salariale. L’ultima parte del lavoro è dedicata al gender pension gap, inteso come la naturale conseguenza della disuguaglianza retributiva e della discontinuità lavorativa che colpisce in prevalenza le donne. Viene ricostruita l’evoluzione del sistema pensionistico italiano, dalle riforme Amato e Fornero fino alla Legge di Bilancio 2025, con particolare attenzione all’istituto dell’Opzione Donna, spesso percepito come misura compensativa ma che, di fatto, rischia di consolidare la marginalizzazione femminile. Si analizzano inoltre fenomeni complementari come il gender investment gap, che contribuisce ad ampliare ulteriormente il divario pensionistico.

GENDER PAY GAP E GENDER PENSION GAP: UNA SFIDA PER IL FUTURO

LIPANI, MARY
2024/2025

Abstract

Negli ultimi anni, il tema della parità di genere nel mercato del lavoro è divenuto sempre più centrale nel dibattito giuridico, economico e sociale. Tra le principali disuguaglianze che colpiscono le donne, due fenomeni strutturali hanno attirato particolarmente attenzione: il gender pay gap e gender il pension gap, che indicano, rispettivamente, il divario retributivo tra i generi e il conseguente divario nei trattamenti pensionistici. La disuguaglianza retributiva è il frutto di dinamiche complesse e interconnesse, che affondano in fattori economici, culturali e sociali. Questa tesi intende analizzare le origini, le dinamiche e le strategie di lotta al gender pay gap e al gender pension gap. L’obiettivo è individuare le criticità ancora presenti e le possibili linee di intervento, giuridiche e politiche, per costruire un apparato più equo e inclusivo. Nella prima parte, la tesi si concentra sulla definizione e misurazione del gender pay gap, distinguendo i due principali modelli di calcolo e approfondendone le molteplici cause: fattori culturali e stereotipi di genere, segregazione orizzontale e verticale, carichi familiari sbilanciati, nonché la scarsa rappresentanza femminile nei ruoli dirigenziali. Si ripercorre l’evoluzione del ruolo della donna nel mondo del lavoro e il contributo del diritto del lavoro alla progressiva conquista di tutele, evidenziando come la normativa abbia accompagnato ma non sempre anticipato i mutamenti sociali. Ampio spazio è riservato all’analisi del principio di parità di trattamento e di retribuzione, esaminato alla luce della normativa internazionale (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Convenzioni OIL), europea (art. 157 TFUE, Direttiva 2006/54/CE) e nazionale (artt. 3, 36 e 37 della Costituzione, Codice delle pari opportunità). Viene inoltre esaminata la giurisprudenza più rilevante, tra cui la sentenza Dekker in merito al divieto di discriminazione di genere sul lavoro e la sentenza Tosco Stores Ltd, che rafforza l’applicazione diretta del principio di parità salariale per lavori di pari valore. Il secondo capitolo si focalizza sulle diverse manifestazioni del gender pay gap nel lavoro autonomo e nelle libere professioni, nonché nelle differenze tra settore pubblico e privato. Centrale è l’analisi della contrattazione collettiva e delle recenti politiche aziendali e statali volte a favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. In quest’ottica si esaminano strumenti come lo smart working, i congedi parentali, la certificazione per la parità di genere, il Family Act e la Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021–2026. Particolare attenzione è dedicata alla recente Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che impone agli Stati membri obblighi stringenti in materia di equità salariale. L’ultima parte del lavoro è dedicata al gender pension gap, inteso come la naturale conseguenza della disuguaglianza retributiva e della discontinuità lavorativa che colpisce in prevalenza le donne. Viene ricostruita l’evoluzione del sistema pensionistico italiano, dalle riforme Amato e Fornero fino alla Legge di Bilancio 2025, con particolare attenzione all’istituto dell’Opzione Donna, spesso percepito come misura compensativa ma che, di fatto, rischia di consolidare la marginalizzazione femminile. Si analizzano inoltre fenomeni complementari come il gender investment gap, che contribuisce ad ampliare ulteriormente il divario pensionistico.
2024
GENDER PAY
RETRIBUZIONE
TRASPARENSA SALARIO
DONNE
PENSIONE
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