Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), tra cui la Malattia di Crohn (MC) e la Rettocolite Ulcerosa (RCU), sono patologie a decorso cronico-remittente. Tradizionalmente più diffuse nei Paesi occidentali, recenti studi evidenziano un aumento anche in aree a bassa incidenza come Asia, Medio Oriente e America Latina, verosimilmente per effetto della occidentalizzazione. I migranti provenienti da queste aree sembrano sviluppare MICI con frequenza crescente dopo il trasferimento in regioni ad alta incidenza. Questo studio ambi-prospettico ha confrontato due coorti di pazienti seguiti presso il Centro MICI dell’AOU di Modena, con l’obiettivo di valutare l’influenza del contesto territoriale italiano sul decorso delle MICI. Sono stati inclusi 86 pazienti migranti e 172 pazienti italiani, selezionati in rapporto 1:2 per sesso, età e tipo di malattia. Per ciascun paziente sono stati analizzati dati clinici, endoscopici e terapeutici alla diagnosi e al follow-up. I risultati mostrano che l’uso di alcol e fumo è meno frequente nei migranti. La distribuzione tra MC e RCU è simile. Nei pazienti con MC, non emergono differenze significative nei fenotipi comportamentali, ma si osserva una localizzazione ileo-colica più frequente nei migranti e ileale negli italiani (p = 0,009). L’indice SES-CD è sovrapponibile nei due gruppi, così come lo score di Rutgeerts post-chirurgico. La regressione clinica è più frequente negli italiani (66,67% vs 55,56%).Nella RCU, le forme estese sono più comuni negli italiani (non significativo), mentre la forma moderata alla diagnosi è prevalente in entrambi i gruppi. Al follow-up, la remissione endoscopica (e-Mayo 0) è significativamente più frequente negli italiani (49% vs 28,12%; p = 0,001), mentre nei migranti prevale la forma moderata (e-Mayo 2). La regressione dell’aggressività è maggiore negli italiani (64,1% vs 40%; p = 0,047).Il trattamento chirurgico è più frequente tra gli italiani, sebbene senza significatività. I migranti utilizzano più frequentemente il 5-ASA (52,33% vs 34,30%), mentre i biologici sono distribuiti in modo simile, con una tendenza maggiore all’uso di Adalimumab nei migranti. Gli italiani mostrano una maggiore frequenza di switch/swap terapeutici (>2: 17,54% vs 8,14%; p = 0,042). Le riacutizzazioni risultano comparabili tra i gruppi. In conclusione, vi sono alcune differenze tra le due popolazioni. In particolare, tra i pazienti affetti da MC, nella popolazione migrante si osserva una maggior prevalenza di fenotipi penetranti e localizzazione ileocolica, mentre tra gli italiani prevale la localizzazione ileale e una tendenza a una maggiore risposta terapeutica. Per quanto riguarda la RCU, le differenze tra i due gruppi risultano meno marcate, sebbene si rilevi una migliore risposta terapeutica nella popolazione italiana. Dal punto di vista farmacologico, l’utilizzo del 5-ASA è comune in entrambe le coorti. Tuttavia, il ricorso ai farmaci biologici è più frequente tra i pazienti italiani e si osserva una differente scelta del principio attivo: i pazienti migranti mostrano una preferenza per Adalimumab, mentre tra gli italiani è più comune l’uso di Infliximab. Inoltre, lo switch e lo swap terapeutico si riscontrano più spesso nella popolazione italiana.
Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI): uno studio comparativo tra pazienti italiani e migranti
FRANCIA, CHIARA
2024/2025
Abstract
Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), tra cui la Malattia di Crohn (MC) e la Rettocolite Ulcerosa (RCU), sono patologie a decorso cronico-remittente. Tradizionalmente più diffuse nei Paesi occidentali, recenti studi evidenziano un aumento anche in aree a bassa incidenza come Asia, Medio Oriente e America Latina, verosimilmente per effetto della occidentalizzazione. I migranti provenienti da queste aree sembrano sviluppare MICI con frequenza crescente dopo il trasferimento in regioni ad alta incidenza. Questo studio ambi-prospettico ha confrontato due coorti di pazienti seguiti presso il Centro MICI dell’AOU di Modena, con l’obiettivo di valutare l’influenza del contesto territoriale italiano sul decorso delle MICI. Sono stati inclusi 86 pazienti migranti e 172 pazienti italiani, selezionati in rapporto 1:2 per sesso, età e tipo di malattia. Per ciascun paziente sono stati analizzati dati clinici, endoscopici e terapeutici alla diagnosi e al follow-up. I risultati mostrano che l’uso di alcol e fumo è meno frequente nei migranti. La distribuzione tra MC e RCU è simile. Nei pazienti con MC, non emergono differenze significative nei fenotipi comportamentali, ma si osserva una localizzazione ileo-colica più frequente nei migranti e ileale negli italiani (p = 0,009). L’indice SES-CD è sovrapponibile nei due gruppi, così come lo score di Rutgeerts post-chirurgico. La regressione clinica è più frequente negli italiani (66,67% vs 55,56%).Nella RCU, le forme estese sono più comuni negli italiani (non significativo), mentre la forma moderata alla diagnosi è prevalente in entrambi i gruppi. Al follow-up, la remissione endoscopica (e-Mayo 0) è significativamente più frequente negli italiani (49% vs 28,12%; p = 0,001), mentre nei migranti prevale la forma moderata (e-Mayo 2). La regressione dell’aggressività è maggiore negli italiani (64,1% vs 40%; p = 0,047).Il trattamento chirurgico è più frequente tra gli italiani, sebbene senza significatività. I migranti utilizzano più frequentemente il 5-ASA (52,33% vs 34,30%), mentre i biologici sono distribuiti in modo simile, con una tendenza maggiore all’uso di Adalimumab nei migranti. Gli italiani mostrano una maggiore frequenza di switch/swap terapeutici (>2: 17,54% vs 8,14%; p = 0,042). Le riacutizzazioni risultano comparabili tra i gruppi. In conclusione, vi sono alcune differenze tra le due popolazioni. In particolare, tra i pazienti affetti da MC, nella popolazione migrante si osserva una maggior prevalenza di fenotipi penetranti e localizzazione ileocolica, mentre tra gli italiani prevale la localizzazione ileale e una tendenza a una maggiore risposta terapeutica. Per quanto riguarda la RCU, le differenze tra i due gruppi risultano meno marcate, sebbene si rilevi una migliore risposta terapeutica nella popolazione italiana. Dal punto di vista farmacologico, l’utilizzo del 5-ASA è comune in entrambe le coorti. Tuttavia, il ricorso ai farmaci biologici è più frequente tra i pazienti italiani e si osserva una differente scelta del principio attivo: i pazienti migranti mostrano una preferenza per Adalimumab, mentre tra gli italiani è più comune l’uso di Infliximab. Inoltre, lo switch e lo swap terapeutico si riscontrano più spesso nella popolazione italiana.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3298