Il femminicidio rappresenta l’esito estremo e drammatico dello spettro di violenze contro le donne ed un fenomeno diffuso in tutto il mondo, sebbene non abbia ancora una definizione condivisa e sia scarsamente documentato a livello globale. La carenza di dati affidabili e completi, in ambito epidemiologico e medico-legale, ostacola una piena comprensione del fenomeno e compromette l'efficacia delle strategie di prevenzione. Questo studio, in cui è stata adottata la definizione di femminicidio come “l’uccisione di una donna a causa del mancato riconoscimento del suo diritto all’autodeterminazione”, si propone di analizzare un’ampia casistica nazionale di omicidi di donna, utilizzando una metodologia innovativa. L’analisi dei meccanismi lesivi, tra l’altro, può consentire l’individuazione di pattern di violenza ricorrenti che precedono l’evento letale, offrendo elementi fondamentali per l’attuazione di interventi preventivi mirati. Il progetto ha coinvolto 27 Istituti di Medicina Legale italiani e ha analizzato una coorte di 1.240 omicidi di donne. I casi sono stati distinti in femminicidi e omicidi di donna non-femminicidi. Ogni caso è stato poi ulteriormente caratterizzato sulla base dell’età della vittima, della causa del decesso, dei mezzi utilizzati, della natura della relazione tra vittima e autore del reato, del luogo del crimine e/o del ritrovamento del corpo, della tipologia e del numero delle lesioni, delle sedi anatomiche coinvolte, dei risultati degli esami tossicologici e delle note medico-legali. Lo studio ha permesso di identificare fattori che tendono ad associarsi in maniera preferenziale con il femminicidio rispetto agli tipi di omicidi di donna, tra cui lo status dell’aggressore (partner, ex partner, cliente), la modalità di uccisione (arma da taglio, arma da fuoco, asfissia), le modalità di attacco, singole e multiple, il luogo del crimine (ambienti non domestici), le aree anatomiche coinvolte (zone erogene, aree legate all’identità) e l’overkilling. Per quanto riguarda in particolare il numero di lesioni, l’impiego di un modello di analisi statistica non lineare ha permesso di caratterizzare con precisione l’incremento della probabilità di trovarsi di fronte ad un femminicidio in funzione del numero stesso di lesioni. Questi risultati consentono di inquadrare un caso di omicidio di donna e stimare la probabilità di trovarsi in presenza di un femminicidio. Particolarmente opportuna appare l’adozione di una metodologia medico-legale condivisa e criteri standardizzati, anche al fine di facilitare l’individuazione dei casi a rischio in un’ottica di prevenzione, e per rafforzare l’inquadramento legislativo del femminicidio come reato autonomo.

Il femminicidio merita un inquadramento a sé stante? Analisi di un'ampia casistica nazionale

VINCETI, BEATRICE
2024/2025

Abstract

Il femminicidio rappresenta l’esito estremo e drammatico dello spettro di violenze contro le donne ed un fenomeno diffuso in tutto il mondo, sebbene non abbia ancora una definizione condivisa e sia scarsamente documentato a livello globale. La carenza di dati affidabili e completi, in ambito epidemiologico e medico-legale, ostacola una piena comprensione del fenomeno e compromette l'efficacia delle strategie di prevenzione. Questo studio, in cui è stata adottata la definizione di femminicidio come “l’uccisione di una donna a causa del mancato riconoscimento del suo diritto all’autodeterminazione”, si propone di analizzare un’ampia casistica nazionale di omicidi di donna, utilizzando una metodologia innovativa. L’analisi dei meccanismi lesivi, tra l’altro, può consentire l’individuazione di pattern di violenza ricorrenti che precedono l’evento letale, offrendo elementi fondamentali per l’attuazione di interventi preventivi mirati. Il progetto ha coinvolto 27 Istituti di Medicina Legale italiani e ha analizzato una coorte di 1.240 omicidi di donne. I casi sono stati distinti in femminicidi e omicidi di donna non-femminicidi. Ogni caso è stato poi ulteriormente caratterizzato sulla base dell’età della vittima, della causa del decesso, dei mezzi utilizzati, della natura della relazione tra vittima e autore del reato, del luogo del crimine e/o del ritrovamento del corpo, della tipologia e del numero delle lesioni, delle sedi anatomiche coinvolte, dei risultati degli esami tossicologici e delle note medico-legali. Lo studio ha permesso di identificare fattori che tendono ad associarsi in maniera preferenziale con il femminicidio rispetto agli tipi di omicidi di donna, tra cui lo status dell’aggressore (partner, ex partner, cliente), la modalità di uccisione (arma da taglio, arma da fuoco, asfissia), le modalità di attacco, singole e multiple, il luogo del crimine (ambienti non domestici), le aree anatomiche coinvolte (zone erogene, aree legate all’identità) e l’overkilling. Per quanto riguarda in particolare il numero di lesioni, l’impiego di un modello di analisi statistica non lineare ha permesso di caratterizzare con precisione l’incremento della probabilità di trovarsi di fronte ad un femminicidio in funzione del numero stesso di lesioni. Questi risultati consentono di inquadrare un caso di omicidio di donna e stimare la probabilità di trovarsi in presenza di un femminicidio. Particolarmente opportuna appare l’adozione di una metodologia medico-legale condivisa e criteri standardizzati, anche al fine di facilitare l’individuazione dei casi a rischio in un’ottica di prevenzione, e per rafforzare l’inquadramento legislativo del femminicidio come reato autonomo.
2024
femminicidio
omicidio di donna
medicina legale
prevenzione
legislazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3299