INTRODUZIONE L’intervallo QT è un intervallo identificabile all’ECG che comprende il complesso QRS, il segmento ST e l’onda T: esso riflette la durata complessiva della depolarizzazione e ripolarizzazione ventricolare. Dal momento che varia in funzione della frequenza cardiaca, il QT viene corretto a QTc. Il prolungamento di tale intervallo rappresenta un importante indicatore di rischio per lo sviluppo di aritmie ventricolari maligne, come la torsione di punta, potenzialmente fatale. Tale condizione può essere indotta da diversi fattori, primi fra i quali farmaci in grado di bloccare la corrente potassica IKr, alterazioni elettrolitiche, cardiopatie e altre patologie sistemiche. La sindrome del QT lungo acquisita richiede una diagnosi accurata e una gestione tempestiva per prevenire eventi avversi. Lo scopo del presente studio è quello di valutare il significato clinico del QTc, analizzando i dati raccolti presso l’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile di Baggiovara. In particolare, si intende approfondire se il QTc possa offrire indicazioni utili per orientare le decisioni terapeutiche e fornire informazioni a valore prognostico. MATERIALI E METODI Sono stati studiati 2069 pazienti, di età media 77,24 ± 6,82 anni, 55,1% femmine, afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino a Baggiovara. I pazienti sono stati sottoposti ad un protocollo clinico standard che comprende la raccolta di un’anamnesi completa (patologica, fisiologica, farmacologica) e una valutazione obiettiva generale integrata da un’indagine specifica cardiologica, includendo misurazioni dei parametri vitali ed auscultazione. Vengono infine valutate sindromi geriatriche, autonomia funzionale e fragilità attraverso test specifici di performance fisica. RISULTATI È emerso che i soggetti con il QTc allungato avessero maggior prevalenza di cardiopatia aritmica e insufficienza renale per entrambi i sessi, mentre l' insufficienza venosa è significativa solo nel sesso maschile e la demenza solo in quello femminile. Per quanto riguarda l’assunzione di farmaci nei soggetti con QTc prolungato, rispetto al gruppo con QTc nella norma è stata osservata una maggior prevalenza di assunzione di diuretici e antiaritmici in entrambi i sessi e, in aggiunta a questi, nitroderivati, anticoagulanti e neurolettici relativamente a quello femminile. Confrontando i risultati con la letteratura, viene confermata la correlazione tra QTc lungo e l’assunzione di antiaritmici, diuretici e insufficienza renale, mentre sono oggetto di discussione soprattutto i dati relativi all’assunzione di neurolettici e antidepressivi, non concordi per motivi legati alla bassa prevalenza di patologie neurodegenerative e assunzione di tali farmaci all’interno della nostra popolazione in esame. CONCLUSIONE La prevenzione del prolungamento dell’intervallo QTc richiede una gestione accurata dei farmaci a rischio, con particolare attenzione a pazienti cardiopatici, psichiatrici, oncologici e con noti squilibri elettrolitici. Riteniamo che il monitoraggio ECG e degli elettroliti sia essenziale soprattutto in ambito ospedaliero, dove i fattori predisponenti sono più frequenti. È inoltre consigliata una valutazione routinaria del QTc nei pazienti geriatrici, in particolare in quelli esposti a farmaci proaritmici o con sottostanti condizioni cliniche che aumentino il rischio di aritmie maligne.

Importanza clinica della valutazione del QTc in una popolazione anziana afferente ad un ambulatorio di Cardiogeriatria

PELLICCIARI, EMMA
2024/2025

Abstract

INTRODUZIONE L’intervallo QT è un intervallo identificabile all’ECG che comprende il complesso QRS, il segmento ST e l’onda T: esso riflette la durata complessiva della depolarizzazione e ripolarizzazione ventricolare. Dal momento che varia in funzione della frequenza cardiaca, il QT viene corretto a QTc. Il prolungamento di tale intervallo rappresenta un importante indicatore di rischio per lo sviluppo di aritmie ventricolari maligne, come la torsione di punta, potenzialmente fatale. Tale condizione può essere indotta da diversi fattori, primi fra i quali farmaci in grado di bloccare la corrente potassica IKr, alterazioni elettrolitiche, cardiopatie e altre patologie sistemiche. La sindrome del QT lungo acquisita richiede una diagnosi accurata e una gestione tempestiva per prevenire eventi avversi. Lo scopo del presente studio è quello di valutare il significato clinico del QTc, analizzando i dati raccolti presso l’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile di Baggiovara. In particolare, si intende approfondire se il QTc possa offrire indicazioni utili per orientare le decisioni terapeutiche e fornire informazioni a valore prognostico. MATERIALI E METODI Sono stati studiati 2069 pazienti, di età media 77,24 ± 6,82 anni, 55,1% femmine, afferenti all’ambulatorio di Cardiogeriatria del Nuovo Ospedale Civile S. Agostino a Baggiovara. I pazienti sono stati sottoposti ad un protocollo clinico standard che comprende la raccolta di un’anamnesi completa (patologica, fisiologica, farmacologica) e una valutazione obiettiva generale integrata da un’indagine specifica cardiologica, includendo misurazioni dei parametri vitali ed auscultazione. Vengono infine valutate sindromi geriatriche, autonomia funzionale e fragilità attraverso test specifici di performance fisica. RISULTATI È emerso che i soggetti con il QTc allungato avessero maggior prevalenza di cardiopatia aritmica e insufficienza renale per entrambi i sessi, mentre l' insufficienza venosa è significativa solo nel sesso maschile e la demenza solo in quello femminile. Per quanto riguarda l’assunzione di farmaci nei soggetti con QTc prolungato, rispetto al gruppo con QTc nella norma è stata osservata una maggior prevalenza di assunzione di diuretici e antiaritmici in entrambi i sessi e, in aggiunta a questi, nitroderivati, anticoagulanti e neurolettici relativamente a quello femminile. Confrontando i risultati con la letteratura, viene confermata la correlazione tra QTc lungo e l’assunzione di antiaritmici, diuretici e insufficienza renale, mentre sono oggetto di discussione soprattutto i dati relativi all’assunzione di neurolettici e antidepressivi, non concordi per motivi legati alla bassa prevalenza di patologie neurodegenerative e assunzione di tali farmaci all’interno della nostra popolazione in esame. CONCLUSIONE La prevenzione del prolungamento dell’intervallo QTc richiede una gestione accurata dei farmaci a rischio, con particolare attenzione a pazienti cardiopatici, psichiatrici, oncologici e con noti squilibri elettrolitici. Riteniamo che il monitoraggio ECG e degli elettroliti sia essenziale soprattutto in ambito ospedaliero, dove i fattori predisponenti sono più frequenti. È inoltre consigliata una valutazione routinaria del QTc nei pazienti geriatrici, in particolare in quelli esposti a farmaci proaritmici o con sottostanti condizioni cliniche che aumentino il rischio di aritmie maligne.
2024
Cardiogeriatria
QTc
Torsione di punta
Comorbidità
Polifarmacoterapia
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