La conoscenza dello stato di salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale (RTPI) e minori stranieri non accompagnati (MSNA) che arrivano sul territorio europeo e nazionale è fondamentale per garantire la salute della collettività. Essa non solo assicura il controllo della diffusione di malattie infettive nei centri di accoglienza ospitanti, ma tutela il diritto costituzionale alla salute delle persone migranti e più in generale dell’intera popolazione residente. Per poter assicurare la presa in carico e la terapia di malattie infettive e croniche, disturbi psichici e di eventuali vulnerabilità, le aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna hanno previsto l’istituzione di strutture dedicate, tra cui il Centro per la Salute della Famiglia Straniera (CSFS) appartenente al Dipartimento di Cure Primarie dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia le quali, in ottemperanza a linee guida nazionali e normative regionali, garantiscono tale diritto tramite la presa in carico di RTPI e MSNA accolti nel territorio, generalmente nella prima settimana dall’arrivo. Questo studio osservazionale, avente disegno retrospettivo di coorte, ha previsto la partecipazione di tutti i RTPI e i MSNA presi in carico dal Centro per la Salute della Famiglia Straniera di Reggio Emilia nel quadriennio 2021-2024 per i quali era disponibile almeno un risultato di un test diagnostico. I dati anagrafici, sociodemografici e riguardanti lo stato di salute e i risultati degli screening dei RTPI e MSNA di tali soggetti sono stati raccolti al loro arrivo presso il Centro. Ci siamo proposti di indagare le caratteristiche e lo stato di salute di questa popolazione vulnerabile ed emarginata, considerando come le evidenze riguardo la salute della popolazione di recente arrivo sul territorio nazionale e le modalità di presa in carico siano ancora frammentarie, carenti e diversificate. Dei 1098 RTPI presi in carico dal Centro per la Salute della Famiglia Straniera (età media 26.4 ± 8.1) di cui 85.2% maschi e 15.8% femmine, la maggior parte (43.5%) proveniva dall’Africa Sub-Sahariana. Dalla valutazione della sierologia delle principali malattie infettive dei soggetti testati, è emerso come, il 24.2% sia interessato da un’infezione tubercolare (nella maggior parte dei casi in soggetti provenienti dall’Africa Sub-Sahariana), il 6.5% da un’infezione cronica HBV e il 18.5% da un’infezione pregressa HBV, evidenziando un maggior rischio per le donne. Nella popolazione testata, lo 0.7% è risultato positivo agli anticorpi HIV con una maggiore prevalenza per il sesso femminile. La positività per HCV-Ab e per gli anticorpi anti-Treponema, è risultata rispettivamente pari al 1.2%, e al 2.4%. Lo studio dei 336 MSNA (98.2% di sesso maschile e con un’ età media 16.8 ± 0.9) ha evidenziato la presenza di infezione tubercolare in 26 di loro (9.2%). Non è stata riscontrata la presenza di anticorpi anti-HIV e anti-HCV ma nel 2.1% si è evidenziato un quadro di infezione cronica HBV. Anche i test treponemici e non treponemici in questa popolazione di minori hanno dato esito negativo. Di alcuni soggetti abbiamo inoltre raccolto alcune informazioni cliniche ed anamnestiche: il 54% dei RTPI è stato sottoposto alla profilassi per scabbia, e per il 18% è stato evidenziato una storia di violenze subite in patria o durante il viaggio. Mentre per i MSNA la presenza di scabbia si è osservata nel 14% degli utenti e nel 6% è stata riconosciuta una storia di violenza. Queste osservazioni appaiono utili per il miglioramento della qualità e dell’efficacia dell’assistenza ai RTPI e MSNA, permettendo un’appropriata definizione di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali aziendali e di un adeguato approccio multidisciplinare.

Richiedenti e titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati accolti a Reggio Emilia: indagine sullo stato di salute all’arrivo nel territorio

DOTTI, CHIARA
2024/2025

Abstract

La conoscenza dello stato di salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale (RTPI) e minori stranieri non accompagnati (MSNA) che arrivano sul territorio europeo e nazionale è fondamentale per garantire la salute della collettività. Essa non solo assicura il controllo della diffusione di malattie infettive nei centri di accoglienza ospitanti, ma tutela il diritto costituzionale alla salute delle persone migranti e più in generale dell’intera popolazione residente. Per poter assicurare la presa in carico e la terapia di malattie infettive e croniche, disturbi psichici e di eventuali vulnerabilità, le aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna hanno previsto l’istituzione di strutture dedicate, tra cui il Centro per la Salute della Famiglia Straniera (CSFS) appartenente al Dipartimento di Cure Primarie dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia le quali, in ottemperanza a linee guida nazionali e normative regionali, garantiscono tale diritto tramite la presa in carico di RTPI e MSNA accolti nel territorio, generalmente nella prima settimana dall’arrivo. Questo studio osservazionale, avente disegno retrospettivo di coorte, ha previsto la partecipazione di tutti i RTPI e i MSNA presi in carico dal Centro per la Salute della Famiglia Straniera di Reggio Emilia nel quadriennio 2021-2024 per i quali era disponibile almeno un risultato di un test diagnostico. I dati anagrafici, sociodemografici e riguardanti lo stato di salute e i risultati degli screening dei RTPI e MSNA di tali soggetti sono stati raccolti al loro arrivo presso il Centro. Ci siamo proposti di indagare le caratteristiche e lo stato di salute di questa popolazione vulnerabile ed emarginata, considerando come le evidenze riguardo la salute della popolazione di recente arrivo sul territorio nazionale e le modalità di presa in carico siano ancora frammentarie, carenti e diversificate. Dei 1098 RTPI presi in carico dal Centro per la Salute della Famiglia Straniera (età media 26.4 ± 8.1) di cui 85.2% maschi e 15.8% femmine, la maggior parte (43.5%) proveniva dall’Africa Sub-Sahariana. Dalla valutazione della sierologia delle principali malattie infettive dei soggetti testati, è emerso come, il 24.2% sia interessato da un’infezione tubercolare (nella maggior parte dei casi in soggetti provenienti dall’Africa Sub-Sahariana), il 6.5% da un’infezione cronica HBV e il 18.5% da un’infezione pregressa HBV, evidenziando un maggior rischio per le donne. Nella popolazione testata, lo 0.7% è risultato positivo agli anticorpi HIV con una maggiore prevalenza per il sesso femminile. La positività per HCV-Ab e per gli anticorpi anti-Treponema, è risultata rispettivamente pari al 1.2%, e al 2.4%. Lo studio dei 336 MSNA (98.2% di sesso maschile e con un’ età media 16.8 ± 0.9) ha evidenziato la presenza di infezione tubercolare in 26 di loro (9.2%). Non è stata riscontrata la presenza di anticorpi anti-HIV e anti-HCV ma nel 2.1% si è evidenziato un quadro di infezione cronica HBV. Anche i test treponemici e non treponemici in questa popolazione di minori hanno dato esito negativo. Di alcuni soggetti abbiamo inoltre raccolto alcune informazioni cliniche ed anamnestiche: il 54% dei RTPI è stato sottoposto alla profilassi per scabbia, e per il 18% è stato evidenziato una storia di violenze subite in patria o durante il viaggio. Mentre per i MSNA la presenza di scabbia si è osservata nel 14% degli utenti e nel 6% è stata riconosciuta una storia di violenza. Queste osservazioni appaiono utili per il miglioramento della qualità e dell’efficacia dell’assistenza ai RTPI e MSNA, permettendo un’appropriata definizione di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali aziendali e di un adeguato approccio multidisciplinare.
2024
Malattie infettive
Migranti
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