Introduzione: Con l’aumento dell’età della popolazione, la demenza è divenuta la patologia cerebrale degenerativa più frequente ed in continuo aumento, arrivando a oltre un milione di persone in Italia nel 2024. Nel corso degli anni si è delineata l’esigenza di una diagnosi precoce, a vantaggio di potenziali terapie in grado di modificare l’evoluzione della malattia, con l’introduzione di una condizione premorbosa definita Mild Cognitive Impairment (MCI) caratterizzata da un tasso di progressione a demenza del 10-15% all’anno. Studi recenti suggeriscono che l’alimentazione possa modificare l’insorgenza e il decorso di queste patologie attraverso effetti biochimici ed epigenetici. Metodi: Tramite un disegno di studio di tipo prospettico, abbiamo reclutato dal 2019 al 2021 una coorte di soggetti affetti da disturbo cognitivo lieve, sia Subjective Cognitive Impairment (SCI) che MCI. I residenti nelle province di Modena e Reggio Emilia, con un periodo di osservazione (follow-up) a distanza di 48 mesi. Criteri di inclusione sono stati diagnosi di SCI o MCI stabilita clinicamente sulla base di anamnesi e valutazione neuropsicologica secondo i criteri del DSM V, capacità di scrivere e leggere la lingua italiana al fine di poter compiere la valutazione neuropsicologica e infine presenza di un caregiver disponibile a rispondere a questionari parte della valutazione neuropsicologica. In aggiunta alle procedure che compongono la valutazione clinica, abbiamo studiato fattori legati alle abitudini alimentari attraverso la somministrazione di un questionario alimentare semi-quantitativo, food frequency questionnaire (FFQ), validato e sviluppato all’interno del progetto EPIC (European Prospective Investgation into Cancer and nutrion). Tramite l’uso di procedure di regressione lineare e un’analisi di sopravvivenza per valutare la relazione tra le abitudini alimentari e il livello di decadimento cognitivo nonché il rischio di evoluzione da SCI/MCI a demenza in base alle abitudini alimentari dei soggetti al momento del reclutamento. In particolare, abbiamo analizzato tali relazioni utilizzando modelli di regressione di tipo spline non lineare aggiustati per i principali fatttori di confondimento quali età, sesso, livello di educazione ed assunzione energetica totale. Oltre alle singole categorie alimentari abbiamo valutato l’aderenza ai tre pattern alimentari più studiati in relazione al decadimento cognitivo, ovvero la dieta Mediterranea, l’approccio dietetico per fermare l’ipertensione (Dietary Approach to Stop Hypertension - DASH) e l’intervento mediterraneo-DASH per ritardare la neurodegenerazione MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay diet). In totale sono stati inclusi nello studio 145 soggetti. 133 sono stati valutati con l'ultimo follow-up. Tra i soggetti reclutati 17 presentavano SCI, mentre 128 MCI. Tra i soggetti SCI al follow-up 16 sono rimasti stabili; mentre tra quelli MCI 86 sono rimasti stabili e 31 hanno subito conversione a demenza. Nel lavoro di tesi vengono illustrate le caratteristiche al baseline dei partecipanti allo studio, incluse le abitudini alimentari e l’aderenza ai pattern dietetici in attesa del complemento delle fasi di osservazione per tutti i partecipanti allo studio.
Introduction: With the aging population, dementia has become the most prevalent and continuously increasing degenerative brain disease, affecting over one million people in Italy by 2024. Recognizing the urgent need for early diagnosis, researchers have identified a potential therapy that can modify the progression of the disease. This therapy is known as Mild Cognitive Impairment (MCI), characterized by a 10-15% annual rate of progression to dementia. Recent studies suggest that dietary changes can influence the onset and progression of these diseases through biochemical and epigenetic effects. Methods: To investigate this hypothesis, we conducted a prospective study from 2019 to 2021. We recruited a cohort of subjects with mild cognitive impairment, including both Subjective Cognitive Impairment (SCI) and MCI, residing in the provinces of Modena and Reggio Emilia. The study had a follow-up period of 48 months. To be included in the study, participants must have received a clinical diagnosis of SCI or MCI based on medical history and neuropsychological evaluation, as per the DSM V criteria. Additionally, they must be able to write and read the Italian language to perform the neuropsychological evaluation. Finally, they must have a caregiver available to answer questionnaires during the neuropsychological evaluation. In addition to the clinical evaluation, we assessed dietary habits through the administration of a semi-quantitative food frequency questionnaire (FFQ) validated and developed within the EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) project. To examine the relationship between dietary habits and cognitive impairment, we used linear regression procedures. We also conducted a survival analysis to assess the risk of progression from SCI/MCI to dementia based on the subjects’ eating habits at the time of recruitment. In particular, we used nonlinear spline-type regression models to analyze these relationships, adjusting for the main confounding factors such as age, sex, education level, and total energy intake. In addition to the individual food categories, we assessed adherence to the three most studied dietary patterns in relation to cognitive impairment: the Mediterranean diet, the Dietary Approach to Stop Hypertension (DASH), and the Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay diet. A total of 145 subjects were included in the study. 133 were evaluated with the last follow-up. 17 had a diagnosis of SCI at baseline, while 128 had MCI. At follow-up, 16 SCI subjects remained stable; among MCI subjects, 86 remained stable and 31 converted to dementia. The work also provides baseline characteristics of the study participants, including their eating habits and adherence to dietary patterns, while waiting for the completion of all observation phases for all participants.
PREDICTIVE ENVIRONMENTAL FACTORS OF PROGRESSION FROM MILD COGNITIVE IMPAIRMENT TO DEMENTIA: A STUDY IN MODENA AND REGGIO EMILIA
PALLADINO, SEBASTIANO EMANUELE
2024/2025
Abstract
Introduzione: Con l’aumento dell’età della popolazione, la demenza è divenuta la patologia cerebrale degenerativa più frequente ed in continuo aumento, arrivando a oltre un milione di persone in Italia nel 2024. Nel corso degli anni si è delineata l’esigenza di una diagnosi precoce, a vantaggio di potenziali terapie in grado di modificare l’evoluzione della malattia, con l’introduzione di una condizione premorbosa definita Mild Cognitive Impairment (MCI) caratterizzata da un tasso di progressione a demenza del 10-15% all’anno. Studi recenti suggeriscono che l’alimentazione possa modificare l’insorgenza e il decorso di queste patologie attraverso effetti biochimici ed epigenetici. Metodi: Tramite un disegno di studio di tipo prospettico, abbiamo reclutato dal 2019 al 2021 una coorte di soggetti affetti da disturbo cognitivo lieve, sia Subjective Cognitive Impairment (SCI) che MCI. I residenti nelle province di Modena e Reggio Emilia, con un periodo di osservazione (follow-up) a distanza di 48 mesi. Criteri di inclusione sono stati diagnosi di SCI o MCI stabilita clinicamente sulla base di anamnesi e valutazione neuropsicologica secondo i criteri del DSM V, capacità di scrivere e leggere la lingua italiana al fine di poter compiere la valutazione neuropsicologica e infine presenza di un caregiver disponibile a rispondere a questionari parte della valutazione neuropsicologica. In aggiunta alle procedure che compongono la valutazione clinica, abbiamo studiato fattori legati alle abitudini alimentari attraverso la somministrazione di un questionario alimentare semi-quantitativo, food frequency questionnaire (FFQ), validato e sviluppato all’interno del progetto EPIC (European Prospective Investgation into Cancer and nutrion). Tramite l’uso di procedure di regressione lineare e un’analisi di sopravvivenza per valutare la relazione tra le abitudini alimentari e il livello di decadimento cognitivo nonché il rischio di evoluzione da SCI/MCI a demenza in base alle abitudini alimentari dei soggetti al momento del reclutamento. In particolare, abbiamo analizzato tali relazioni utilizzando modelli di regressione di tipo spline non lineare aggiustati per i principali fatttori di confondimento quali età, sesso, livello di educazione ed assunzione energetica totale. Oltre alle singole categorie alimentari abbiamo valutato l’aderenza ai tre pattern alimentari più studiati in relazione al decadimento cognitivo, ovvero la dieta Mediterranea, l’approccio dietetico per fermare l’ipertensione (Dietary Approach to Stop Hypertension - DASH) e l’intervento mediterraneo-DASH per ritardare la neurodegenerazione MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay diet). In totale sono stati inclusi nello studio 145 soggetti. 133 sono stati valutati con l'ultimo follow-up. Tra i soggetti reclutati 17 presentavano SCI, mentre 128 MCI. Tra i soggetti SCI al follow-up 16 sono rimasti stabili; mentre tra quelli MCI 86 sono rimasti stabili e 31 hanno subito conversione a demenza. Nel lavoro di tesi vengono illustrate le caratteristiche al baseline dei partecipanti allo studio, incluse le abitudini alimentari e l’aderenza ai pattern dietetici in attesa del complemento delle fasi di osservazione per tutti i partecipanti allo studio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3379