Il fenomeno del Quiet Quitting trova le sue radici nella Hustle Culture, nata negli anni '70-'80 e consolidata con l’avvento di internet e dei social media. Questo modello enfatizzava il lavoro come priorità assoluta, spesso a discapito della vita privata, spinto da figure influenti come Elon Musk. Tuttavia, questa cultura ha portato a un incremento del burnout e della Workaholism, con effetti negativi sulla salute mentale e fisica. L’arrivo del COVID-19 ha segnato un punto di svolta. Il lockdown e il diffuso smart working hanno fatto sperimentare un nuovo equilibrio tra vita privata e lavorativa. Molti lavoratori hanno iniziato a ripensare le loro priorità, portando a due fenomeni chiave: - Great Resignation: un’ondata di dimissioni volontarie causata da salari bassi, scarsa flessibilità e mancanza di rispetto sul lavoro. - Downshifting: una scelta consapevole di ridurre il ritmo della propria vita professionale per ritrovare un equilibrio migliore tra lavoro e vita personale. Nel marzo 2022, il termine Quiet Quitting è emerso per descrivere un fenomeno già esistente: lavorare rispettando le mansioni contrattuali, senza però dedicare tempo ed energie extra. Questo comportamento si è diffuso rapidamente sui social media, soprattutto tra Millennials e Gen Z, come forma di resistenza alla Hustle Culture e di tutela del proprio benessere psicologico. Diverse ricerche hanno iniziato ad analizzare il fenomeno, individuando cause e conseguenze: 1. Cause principali: Burnout, carichi di lavoro eccessivi, mancanza di riconoscimento e flessibilità, scarsa Leadership. 2. Effetti: riduzione della produttività e dell’innovazione, aumento del turnover e della disconnessione emotiva dai valori aziendali. 3. Impatto generazionale: maggiormente diffuso tra i giovani lavoratori, mentre le generazioni precedenti tendono a mantenere un approccio più legato alla Hustle Culture. Le aziende hanno iniziato a riconoscere il Quiet Quitting come un problema strutturale, adottando strategie di contrasto: - Maggiore attenzione al Work-Life Balance e al benessere psicologico. - Riformulazione della cultura aziendale per incentivare il coinvolgimento senza sovraccaricare i dipendenti. - Adozione di modelli di Job Crafting per personalizzare il lavoro in base alle esigenze dei lavoratori. Il Quiet Quitting non è solo una tendenza passeggera, ma il sintomo di un cambiamento profondo nelle dinamiche lavorative. L’attenzione si sta spostando dalla produttività estrema al benessere e alla sostenibilità del lavoro, delineando un futuro in cui il successo aziendale dipenderà dalla capacità di valorizzare e rispettare le esigenze dei dipendenti. Dal mio punto di vista, questa tendenza non è negativa, ma rappresenta un necessario riequilibrio. Il lavoro deve tornare a essere uno strumento per la realizzazione personale, non un fine in sé. Tuttavia, è essenziale trovare un compromesso: il Quiet Quitting, se portato all’estremo, può tradursi in un disimpegno totale, con conseguenze sulla crescita professionale e sulla qualità del lavoro stesso. L’obiettivo dovrebbe essere un modello lavorativo più sostenibile, che garantisca produttività senza sacrificare la qualità della vita. La sfida per il futuro sarà creare ambienti professionali che rispettino sia la produttività aziendale, che il benessere delle persone.
"Il fenomeno del Quiet Quitting: cause, implicazioni e percezioni tra i lavoratori"
DUMONJIC, CHIARA
2024/2025
Abstract
Il fenomeno del Quiet Quitting trova le sue radici nella Hustle Culture, nata negli anni '70-'80 e consolidata con l’avvento di internet e dei social media. Questo modello enfatizzava il lavoro come priorità assoluta, spesso a discapito della vita privata, spinto da figure influenti come Elon Musk. Tuttavia, questa cultura ha portato a un incremento del burnout e della Workaholism, con effetti negativi sulla salute mentale e fisica. L’arrivo del COVID-19 ha segnato un punto di svolta. Il lockdown e il diffuso smart working hanno fatto sperimentare un nuovo equilibrio tra vita privata e lavorativa. Molti lavoratori hanno iniziato a ripensare le loro priorità, portando a due fenomeni chiave: - Great Resignation: un’ondata di dimissioni volontarie causata da salari bassi, scarsa flessibilità e mancanza di rispetto sul lavoro. - Downshifting: una scelta consapevole di ridurre il ritmo della propria vita professionale per ritrovare un equilibrio migliore tra lavoro e vita personale. Nel marzo 2022, il termine Quiet Quitting è emerso per descrivere un fenomeno già esistente: lavorare rispettando le mansioni contrattuali, senza però dedicare tempo ed energie extra. Questo comportamento si è diffuso rapidamente sui social media, soprattutto tra Millennials e Gen Z, come forma di resistenza alla Hustle Culture e di tutela del proprio benessere psicologico. Diverse ricerche hanno iniziato ad analizzare il fenomeno, individuando cause e conseguenze: 1. Cause principali: Burnout, carichi di lavoro eccessivi, mancanza di riconoscimento e flessibilità, scarsa Leadership. 2. Effetti: riduzione della produttività e dell’innovazione, aumento del turnover e della disconnessione emotiva dai valori aziendali. 3. Impatto generazionale: maggiormente diffuso tra i giovani lavoratori, mentre le generazioni precedenti tendono a mantenere un approccio più legato alla Hustle Culture. Le aziende hanno iniziato a riconoscere il Quiet Quitting come un problema strutturale, adottando strategie di contrasto: - Maggiore attenzione al Work-Life Balance e al benessere psicologico. - Riformulazione della cultura aziendale per incentivare il coinvolgimento senza sovraccaricare i dipendenti. - Adozione di modelli di Job Crafting per personalizzare il lavoro in base alle esigenze dei lavoratori. Il Quiet Quitting non è solo una tendenza passeggera, ma il sintomo di un cambiamento profondo nelle dinamiche lavorative. L’attenzione si sta spostando dalla produttività estrema al benessere e alla sostenibilità del lavoro, delineando un futuro in cui il successo aziendale dipenderà dalla capacità di valorizzare e rispettare le esigenze dei dipendenti. Dal mio punto di vista, questa tendenza non è negativa, ma rappresenta un necessario riequilibrio. Il lavoro deve tornare a essere uno strumento per la realizzazione personale, non un fine in sé. Tuttavia, è essenziale trovare un compromesso: il Quiet Quitting, se portato all’estremo, può tradursi in un disimpegno totale, con conseguenze sulla crescita professionale e sulla qualità del lavoro stesso. L’obiettivo dovrebbe essere un modello lavorativo più sostenibile, che garantisca produttività senza sacrificare la qualità della vita. La sfida per il futuro sarà creare ambienti professionali che rispettino sia la produttività aziendale, che il benessere delle persone.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Dumonjic.Chiara.pdf.pdf
Accesso riservato
Dimensione
367.01 kB
Formato
Adobe PDF
|
367.01 kB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/3417