La presente tesi illustra una ricerca empirica svolta presso la scuola dell’infanzia di Castelnovo di Sotto, che si è sviluppata a partire da una riflessione teorica sul ruolo della metafora intesa come strumento cognitivo, comunicativo e didattico, superando la tradizionale concezione di figura retorica decorativa. La ricerca si articola in tre aree fondamentali, corrispondenti ai primi tre capitoli: la funzione cognitiva della metafora, la sua dimensione visiva o multimodale e il suo utilizzo all’interno della didattica inclusiva. Nello specifico, il primo capitolo ricostruisce il passaggio da una visione della metafora come semplice sostituzione linguistica a una concezione interattiva e concettuale, come processo attivo che coinvolge il pensiero. A sostegno di questa prospettiva, si possono richiamare tre importanti teorie: la teoria dell’interazione tra focus e frame elaborata da Max Black, la teoria cognitivista di Lakoff e Johnson, che evidenzia come la metafora organizzi e influenzi il nostro modo di pensare e la teoria della categorizzazione di Glucksberg e Keysar che ridefinisce la metafora come processo di inclusione categoriale. Infine, grazie agli studi di Ellen Winner il capitolo esplora come i bambini, fin dalla prima infanzia, producano e comprendano le metafore in modo spontaneo attraverso il gioco simbolico. Il secondo capitolo, si concentra sullo studio delle metafore visive e multimodali, evidenziando come anche il linguaggio visivo sia capace di creare significati metaforici complessi. In particolare, grazie agli studi del Gruppo µ, si propone una sistematica retorica del visivo e si sottolineano le somiglianze e le differenze tra visivo e verbale. Successivamente si esaminano le metafore multimodali, definite da Charles Forceville, come integrazione tra codici comunicativi differenti (visivo, verbale o sonoro). Infine, vengono analizzate le implicazioni estetiche e i valori morali delle metafore visive in ambito artistico, attraverso il contributo di Ernst Gombrich. Il terzo capitolo riflette sulle potenzialità della metafora visiva, in particolare nel quadro della didattica inclusiva e dell’Universal Design for Learning (UDL). L’immagine, in particolare, viene valorizzata come punto di partenza per percorsi di apprendimento inclusivi e accessibili a tutti. In conclusione, l’ultimo capitolo presenta la sperimentazione svolta presso la scuola dell’infanzia Girasole-Palomar di Castelnovo di Sotto, focalizzata sulla creazione di metafore visive, la ricerca di nuovi significati e l’attivazione di percorsi di pensiero creativo. Le attività proposte si sono dimostrate particolarmente efficaci nel promuovere processi cognitivi, confermando così il valore educativo e formativo delle metafore visive.

Le metafore visive: uno strumento comunicativo inclusivo

TORREGGIANI, BENEDETTA
2024/2025

Abstract

La presente tesi illustra una ricerca empirica svolta presso la scuola dell’infanzia di Castelnovo di Sotto, che si è sviluppata a partire da una riflessione teorica sul ruolo della metafora intesa come strumento cognitivo, comunicativo e didattico, superando la tradizionale concezione di figura retorica decorativa. La ricerca si articola in tre aree fondamentali, corrispondenti ai primi tre capitoli: la funzione cognitiva della metafora, la sua dimensione visiva o multimodale e il suo utilizzo all’interno della didattica inclusiva. Nello specifico, il primo capitolo ricostruisce il passaggio da una visione della metafora come semplice sostituzione linguistica a una concezione interattiva e concettuale, come processo attivo che coinvolge il pensiero. A sostegno di questa prospettiva, si possono richiamare tre importanti teorie: la teoria dell’interazione tra focus e frame elaborata da Max Black, la teoria cognitivista di Lakoff e Johnson, che evidenzia come la metafora organizzi e influenzi il nostro modo di pensare e la teoria della categorizzazione di Glucksberg e Keysar che ridefinisce la metafora come processo di inclusione categoriale. Infine, grazie agli studi di Ellen Winner il capitolo esplora come i bambini, fin dalla prima infanzia, producano e comprendano le metafore in modo spontaneo attraverso il gioco simbolico. Il secondo capitolo, si concentra sullo studio delle metafore visive e multimodali, evidenziando come anche il linguaggio visivo sia capace di creare significati metaforici complessi. In particolare, grazie agli studi del Gruppo µ, si propone una sistematica retorica del visivo e si sottolineano le somiglianze e le differenze tra visivo e verbale. Successivamente si esaminano le metafore multimodali, definite da Charles Forceville, come integrazione tra codici comunicativi differenti (visivo, verbale o sonoro). Infine, vengono analizzate le implicazioni estetiche e i valori morali delle metafore visive in ambito artistico, attraverso il contributo di Ernst Gombrich. Il terzo capitolo riflette sulle potenzialità della metafora visiva, in particolare nel quadro della didattica inclusiva e dell’Universal Design for Learning (UDL). L’immagine, in particolare, viene valorizzata come punto di partenza per percorsi di apprendimento inclusivi e accessibili a tutti. In conclusione, l’ultimo capitolo presenta la sperimentazione svolta presso la scuola dell’infanzia Girasole-Palomar di Castelnovo di Sotto, focalizzata sulla creazione di metafore visive, la ricerca di nuovi significati e l’attivazione di percorsi di pensiero creativo. Le attività proposte si sono dimostrate particolarmente efficaci nel promuovere processi cognitivi, confermando così il valore educativo e formativo delle metafore visive.
2024
Metafore visive
Didattica inclusiva
UDL
Comunicazione visiva
Creatività
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3487