Questo lavoro di tesi nasce dall’intento di approfondire l’evoluzione dell’attivismo pedagogico in Europa e in Italia, con particolare attenzione alla sua influenza sulla scuola contemporanea. L’attivismo pedagogico mette al centro l’alunno e il suo apprendimento come processo attivo, esperienziale e partecipato. Propone un modello educativo che coinvolge il bambino nella costruzione del sapere, a partire dai suoi bisogni, esperienze e interessi, distaccandosi dalla didattica tradizionale fondata sulla trasmissione passiva di conoscenze. Il primo capitolo analizza le origini e i principi teorici dell’attivismo pedagogico, in particolare il pensiero di John Dewey, figura centrale dell’educazione attivistica. Dewey critica il modello scolastico tradizionale, fondato sull’imposizione di nozioni astratte e distanti dalla realtà. Sottolinea l’importanza dell’esperienza come base per l’apprendimento e distingue tra “avere un’esperienza” e “conoscere un’esperienza”. La riflessione e l’interazione con l’ambiente educativo diventano così elementi fondamentali per un’educazione attiva e significativa. I principi di continuità e interazione invitano l’insegnante a costruire percorsi radicati nel vissuto dell’alunno. Il secondo capitolo ricostruisce la diffusione del pensiero di Dewey in Italia, grazie anche a figure come Ernesto Codignola che con la rivista Scuola e Città e la casa editrice “La Nuova Italia”, ha contribuito alla promozione di una scuola rinnovata. Nel secondo dopoguerra, la pedagogia attiva si è affermata come risposta al bisogno di una scuola più aperta, inclusiva e attenta alla formazione integrale della persona. Il terzo capitolo è dedicato a Célestin Freinet, altro grande esponente dell’attivismo pedagogico. Anch’egli critica la scuola tradizionale, accusata di soffocare la curiosità infantile e privilegiare un sapere astratto. Per Freinet, la scuola deve essere un luogo di vita, cooperazione e creatività. Tra le sue innovazioni vi sono la tipografia scolastica, la corrispondenza interscolastica e i piani di lavoro individualizzati, che anticipano molte metodologie attuali, come l’apprendimento cooperativo e personalizzato. In Italia, il pensiero freinetiano ha trovato espressione nel Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), nato per valorizzare e sviluppare le sue idee. Nel 2024, il MCE ha pubblicato il proprio Manifesto Pedagogico, che attualizza i principi storici del movimento. Il Manifesto riafferma l’importanza della cooperazione, della creatività e dell’ascolto nella didattica, promuovendo una scuola che coinvolga ogni bambino in un apprendimento attivo e partecipato. L’ultimo capitolo è dedicato alla mia esperienza di tirocinio presso l’Istituto Comprensivo 3 di Modena, dove ho potuto osservare una didattica laboratoriale. Attraverso progetti interdisciplinari e attività pratiche, come il progetto STEAM SISTERS, ho visto realizzati i principi dell’attivismo pedagogico: centralità dell’esperienza, rispetto dei tempi individuali e valorizzazione della partecipazione. Questo lavoro vuole offrire uno sguardo complessivo e personale su una corrente pedagogica che pur affondando le sue radici nel passato, si rivela ancora oggi attuale. In un tempo in cui la scuola deve affrontare sfide legate alla complessità e all’inclusione, l’attivismo pedagogico rappresenta un riferimento fondamentale per costruire un’educazione centrata sull’alunno, sull’esperienza e sulla partecipazione.
L’attivismo pedagogico in Europa e in Italia dal dopoguerra ad oggi
PRAMARZONI, LUCA
2024/2025
Abstract
Questo lavoro di tesi nasce dall’intento di approfondire l’evoluzione dell’attivismo pedagogico in Europa e in Italia, con particolare attenzione alla sua influenza sulla scuola contemporanea. L’attivismo pedagogico mette al centro l’alunno e il suo apprendimento come processo attivo, esperienziale e partecipato. Propone un modello educativo che coinvolge il bambino nella costruzione del sapere, a partire dai suoi bisogni, esperienze e interessi, distaccandosi dalla didattica tradizionale fondata sulla trasmissione passiva di conoscenze. Il primo capitolo analizza le origini e i principi teorici dell’attivismo pedagogico, in particolare il pensiero di John Dewey, figura centrale dell’educazione attivistica. Dewey critica il modello scolastico tradizionale, fondato sull’imposizione di nozioni astratte e distanti dalla realtà. Sottolinea l’importanza dell’esperienza come base per l’apprendimento e distingue tra “avere un’esperienza” e “conoscere un’esperienza”. La riflessione e l’interazione con l’ambiente educativo diventano così elementi fondamentali per un’educazione attiva e significativa. I principi di continuità e interazione invitano l’insegnante a costruire percorsi radicati nel vissuto dell’alunno. Il secondo capitolo ricostruisce la diffusione del pensiero di Dewey in Italia, grazie anche a figure come Ernesto Codignola che con la rivista Scuola e Città e la casa editrice “La Nuova Italia”, ha contribuito alla promozione di una scuola rinnovata. Nel secondo dopoguerra, la pedagogia attiva si è affermata come risposta al bisogno di una scuola più aperta, inclusiva e attenta alla formazione integrale della persona. Il terzo capitolo è dedicato a Célestin Freinet, altro grande esponente dell’attivismo pedagogico. Anch’egli critica la scuola tradizionale, accusata di soffocare la curiosità infantile e privilegiare un sapere astratto. Per Freinet, la scuola deve essere un luogo di vita, cooperazione e creatività. Tra le sue innovazioni vi sono la tipografia scolastica, la corrispondenza interscolastica e i piani di lavoro individualizzati, che anticipano molte metodologie attuali, come l’apprendimento cooperativo e personalizzato. In Italia, il pensiero freinetiano ha trovato espressione nel Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), nato per valorizzare e sviluppare le sue idee. Nel 2024, il MCE ha pubblicato il proprio Manifesto Pedagogico, che attualizza i principi storici del movimento. Il Manifesto riafferma l’importanza della cooperazione, della creatività e dell’ascolto nella didattica, promuovendo una scuola che coinvolga ogni bambino in un apprendimento attivo e partecipato. L’ultimo capitolo è dedicato alla mia esperienza di tirocinio presso l’Istituto Comprensivo 3 di Modena, dove ho potuto osservare una didattica laboratoriale. Attraverso progetti interdisciplinari e attività pratiche, come il progetto STEAM SISTERS, ho visto realizzati i principi dell’attivismo pedagogico: centralità dell’esperienza, rispetto dei tempi individuali e valorizzazione della partecipazione. Questo lavoro vuole offrire uno sguardo complessivo e personale su una corrente pedagogica che pur affondando le sue radici nel passato, si rivela ancora oggi attuale. In un tempo in cui la scuola deve affrontare sfide legate alla complessità e all’inclusione, l’attivismo pedagogico rappresenta un riferimento fondamentale per costruire un’educazione centrata sull’alunno, sull’esperienza e sulla partecipazione.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Luca.Pramarzoni. pdf_A.pdf
accesso aperto
Dimensione
489.78 kB
Formato
Adobe PDF
|
489.78 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/3493