Negli ultimi anni, la diffusione di nuove sostanze psicoattive ha complicato ulteriormente la gestione della crisi sanitaria legata agli oppioidi. Tra queste, i nitazeni si sono imposti come una delle minacce emergenti più rilevanti, a causa della loro estrema potenza e della rapidità con cui si sono diffusi nel mercato illecito. Nonostante le restrizioni internazionali imposte alla classe del fentanil abbiano portato a una diminuzione progressiva delle nuove varianti segnalate nei rapporti dell’UNODC, i mercati illegali si sono rapidamente adattati, introducendo una nuova categoria di agonisti sintetici dei recettori oppioidi: i nitazeni. Sviluppati negli anni 50 nei laboratori della CIBA queste sostanze sono estremamente potenti e i loro gravi effetti collaterali ne impediscono un utilizzo sicuro come antidolorifici o sedativi. Tuttavia, proprio per la loro potenza e la relativa facilità di sintesi, sono state rapidamente intercettate dai laboratori clandestini e reintrodotte nel mercato illecito come nuove sostanze psicoattive (NPS), spesso in forma non dichiarata all’interno di miscele o sostitutivi dell’eroina, contribuendo all’espansione del fenomeno degli oppioidi sintetici non regolamentati. Dalla comparsa dell’isotonitazene nel 2019, la comunità scientifica si è confrontata con una serie di sfide complesse: comprendere il comportamento di queste molecole nell’organismo, sia dal punto di vista farmacodinamico che farmacocinetico; sviluppare strategie efficaci per il trattamento delle emergenze da overdose; e identificare nuovi composti strutturalmente correlati per valutarne potenza, tossicità e rilevanza clinica. In particolare, il focus di questo elaborato si concentra sull’analisi degli studi di farmacodinamica dei nitazeni, ponendo particolare attenzione alla loro interazione con il recettore μ-oppioide, target chiave degli analgesici oppioidi. Sono stati esaminati i profili di affinità e attività agonista, evidenziando come queste molecole si leghino al recettore con elevata selettività ed efficacia, producendo una risposta antinocicettiva intensa ma associata a un’elevata incidenza di effetti avversi. L’approfondimento ha riguardato anche le conseguenze cliniche di tali interazioni, come la depressione respiratoria, la tolleranza rapida e il rischio di dipendenza, valutate in relazione alle concentrazioni attive, alla durata d’azione e all’emergere di effetti collaterali anche a dosi estremamente basse. Inoltre, sono stati analizzati i protocolli terapeutici utilizzati nei casi di overdose, in particolare l’impiego del naloxone, evidenziando come i trattamenti convenzionali adottati per gli oppioidi tradizionali risultino spesso insufficienti a garantire una remissione completa dei sintomi, richiedendo dosaggi più elevati, somministrazioni ripetute o infusioni prolungate. Questo ha permesso di delineare in modo più chiaro i meccanismi attraverso cui i nitazeni esercitano la loro tossicità e il potenziale impatto sul piano sanitario e forense. A completamento della panoramica, vengono forniti anche alcuni accenni sulle principali vie sintetiche di produzione di queste molecole e sulle relazioni struttura- attività (SAR), utili per comprendere come modifiche chimiche influenzino l’attività farmacologica e tossica dei vari analoghi strutturali. Questa tesi ha l’obiettivo di delineare il quadro attuale dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione dei nitazeni, evidenziandone la pericolosità e le implicazioni per la salute pubblica. Al tempo stesso, si vuole sottolineare come queste molecole in futuro potrebbero rappresentare una nuova possibile frontiera nella ricerca di nuovi analgesici per il trattamento del dolore cronico, con l’obiettivo di ottenere farmaci ad alta efficacia ma con minori effetti collaterali rispetto agli oppioidi tradizionali.

“Nitazeni: il volto oscuro della chimica farmaceutica e l’orizzonte di un possibile impiego terapeutico”

MARI, ANDREA
2024/2025

Abstract

Negli ultimi anni, la diffusione di nuove sostanze psicoattive ha complicato ulteriormente la gestione della crisi sanitaria legata agli oppioidi. Tra queste, i nitazeni si sono imposti come una delle minacce emergenti più rilevanti, a causa della loro estrema potenza e della rapidità con cui si sono diffusi nel mercato illecito. Nonostante le restrizioni internazionali imposte alla classe del fentanil abbiano portato a una diminuzione progressiva delle nuove varianti segnalate nei rapporti dell’UNODC, i mercati illegali si sono rapidamente adattati, introducendo una nuova categoria di agonisti sintetici dei recettori oppioidi: i nitazeni. Sviluppati negli anni 50 nei laboratori della CIBA queste sostanze sono estremamente potenti e i loro gravi effetti collaterali ne impediscono un utilizzo sicuro come antidolorifici o sedativi. Tuttavia, proprio per la loro potenza e la relativa facilità di sintesi, sono state rapidamente intercettate dai laboratori clandestini e reintrodotte nel mercato illecito come nuove sostanze psicoattive (NPS), spesso in forma non dichiarata all’interno di miscele o sostitutivi dell’eroina, contribuendo all’espansione del fenomeno degli oppioidi sintetici non regolamentati. Dalla comparsa dell’isotonitazene nel 2019, la comunità scientifica si è confrontata con una serie di sfide complesse: comprendere il comportamento di queste molecole nell’organismo, sia dal punto di vista farmacodinamico che farmacocinetico; sviluppare strategie efficaci per il trattamento delle emergenze da overdose; e identificare nuovi composti strutturalmente correlati per valutarne potenza, tossicità e rilevanza clinica. In particolare, il focus di questo elaborato si concentra sull’analisi degli studi di farmacodinamica dei nitazeni, ponendo particolare attenzione alla loro interazione con il recettore μ-oppioide, target chiave degli analgesici oppioidi. Sono stati esaminati i profili di affinità e attività agonista, evidenziando come queste molecole si leghino al recettore con elevata selettività ed efficacia, producendo una risposta antinocicettiva intensa ma associata a un’elevata incidenza di effetti avversi. L’approfondimento ha riguardato anche le conseguenze cliniche di tali interazioni, come la depressione respiratoria, la tolleranza rapida e il rischio di dipendenza, valutate in relazione alle concentrazioni attive, alla durata d’azione e all’emergere di effetti collaterali anche a dosi estremamente basse. Inoltre, sono stati analizzati i protocolli terapeutici utilizzati nei casi di overdose, in particolare l’impiego del naloxone, evidenziando come i trattamenti convenzionali adottati per gli oppioidi tradizionali risultino spesso insufficienti a garantire una remissione completa dei sintomi, richiedendo dosaggi più elevati, somministrazioni ripetute o infusioni prolungate. Questo ha permesso di delineare in modo più chiaro i meccanismi attraverso cui i nitazeni esercitano la loro tossicità e il potenziale impatto sul piano sanitario e forense. A completamento della panoramica, vengono forniti anche alcuni accenni sulle principali vie sintetiche di produzione di queste molecole e sulle relazioni struttura- attività (SAR), utili per comprendere come modifiche chimiche influenzino l’attività farmacologica e tossica dei vari analoghi strutturali. Questa tesi ha l’obiettivo di delineare il quadro attuale dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione dei nitazeni, evidenziandone la pericolosità e le implicazioni per la salute pubblica. Al tempo stesso, si vuole sottolineare come queste molecole in futuro potrebbero rappresentare una nuova possibile frontiera nella ricerca di nuovi analgesici per il trattamento del dolore cronico, con l’obiettivo di ottenere farmaci ad alta efficacia ma con minori effetti collaterali rispetto agli oppioidi tradizionali.
2024
Oppioidi sintetici
2-benzilimidazoli
Recettore μ-oppiod
Isonitazene
Etonitazene
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3511