“Resistenza” e “costruzione della coscienza femminile”: apparentemente due temi ben distinti tra loro, ma nella realtà molto più legati di quanto si possa pensare. L’obiettivo generale del presente lavoro vuole analizzare e approfondire la costruzione della coscienza femminile in Italia e, in particolare, nella provincia di Modena: per farlo, si focalizzerà l’attenzione sull’ingresso nello spazio pubblico e politico della donna in Italia negli anni 1943-1948, partendo dal suo servizio durante la guerra, in particolare nel contesto della Resistenza, all’impegno successivo la Liberazione del paese. Nel momento in cui si discute il fenomeno della Resistenza, l’operato femminile viene ricondotto prevalentemente al ruolo di “staffetta” oppure all’azione collettiva del popolo, invece fu attivismo, dissidenza politica, rete di comunicazione, propaganda, diventando compagne di battaglia non solo sul campo, ma anche per i diritti femminili. Nel novembre del 1943, con l’approvazione del CLN, si formarono i “Gruppi di Difesa della Donna e di assistenza ai combattenti per la libertà”, gruppi clandestini che costituirono la sezione femminile della Resistenza in supporto ai partigiani. Sin da subito indicarono nel loro Manifesto non solo i compiti che avrebbero contribuito alla causa di Liberazione, ma anche la rivendicazione di diritti lavorativi e politici (tra cui il voto) nella futura Italia liberata. La partecipazione delle donne alla Resistenza non fu solo un fatto politico, ma anche una rottura dei ruoli di genere: era necessario, però, mettere a conoscenza la figura femminile di questo cambiamento tramite un’educazione politica. Ad assumersi questo compito fu soprattutto l’Udi - Unione Donne Italiane, nata nell’ottobre 1944, sempre con l’approvazione del CLN. Essa si pose come naturale proseguimento dei GDD e si diffuse in molti territori italiani, tra cui la provincia modenese. La sua Costituzione propone la costruzione di un’associazione unitaria trasversale ai partiti, che possa raccogliere le donne di tutte le fedi politiche (anche se le democristiane uscirono nell’estate 1945). L’Udi fu pioniera di diverse battaglie politiche tra 1944 e 1948: il diritto di voto per le donne, la lotta per il lavoro femminile, la tutela dell’infanzia e la volontà di occuparsi del settore assistenziale. Ognuna di esse fu accompagnata da una intensa formazione politica per tutte le aderenti nei vari circoli o nelle provincie affinché si potesse coglierne a pieno il significato. L’Emilia-Romagna, e la provincia di Modena nello specifico, furono teatro di un’intensa attività Udi, concretizzatasi soprattutto nella tutela della madre lavoratrice, del bambino e nella creazione di un sistema di assistenza dedicato. Figlie dei Gdd e già politicizzate, molte donne (sia italiane che modenesi) agirono il cambiamento dei ruoli di genere con l’intenzione di poter e voler far sentire la propria voce in rappresentanza di tutte, sia dell’Udi che d’Italia: alcune di loro iniziarono a partecipare attivamente alle iniziative proposte dai governi locali provvisori, arrivando ad entrare nelle giunte comunali tra 1946 e 1948. Si concretizzò l’ingresso della donna nello spazio politico, contribuendo ad aprire il percorso emancipativo femminile in Italia. A supporto di questa argomentazione, ovvero la costruzione della coscienza di genere femminile tra Seconda guerra mondiale e immediato dopoguerra, si analizzeranno alcune figure femminili modenesi che si sono contraddistinte per la propria forza e convinzione politica, partecipando alla Resistenza e alla vita politica negli anni successivi alla guerra, contribuendo ad aprire alle donne la strada della politica: Clelia Manelli, Beatrice “Bice” Ligabue e Ilva Vaccari.
La costruzione della coscienza femminile italiana tra Resistenza e Secondo dopoguerra nella provincia di Modena.
SCOLFARO, ALESSANDRA
2024/2025
Abstract
“Resistenza” e “costruzione della coscienza femminile”: apparentemente due temi ben distinti tra loro, ma nella realtà molto più legati di quanto si possa pensare. L’obiettivo generale del presente lavoro vuole analizzare e approfondire la costruzione della coscienza femminile in Italia e, in particolare, nella provincia di Modena: per farlo, si focalizzerà l’attenzione sull’ingresso nello spazio pubblico e politico della donna in Italia negli anni 1943-1948, partendo dal suo servizio durante la guerra, in particolare nel contesto della Resistenza, all’impegno successivo la Liberazione del paese. Nel momento in cui si discute il fenomeno della Resistenza, l’operato femminile viene ricondotto prevalentemente al ruolo di “staffetta” oppure all’azione collettiva del popolo, invece fu attivismo, dissidenza politica, rete di comunicazione, propaganda, diventando compagne di battaglia non solo sul campo, ma anche per i diritti femminili. Nel novembre del 1943, con l’approvazione del CLN, si formarono i “Gruppi di Difesa della Donna e di assistenza ai combattenti per la libertà”, gruppi clandestini che costituirono la sezione femminile della Resistenza in supporto ai partigiani. Sin da subito indicarono nel loro Manifesto non solo i compiti che avrebbero contribuito alla causa di Liberazione, ma anche la rivendicazione di diritti lavorativi e politici (tra cui il voto) nella futura Italia liberata. La partecipazione delle donne alla Resistenza non fu solo un fatto politico, ma anche una rottura dei ruoli di genere: era necessario, però, mettere a conoscenza la figura femminile di questo cambiamento tramite un’educazione politica. Ad assumersi questo compito fu soprattutto l’Udi - Unione Donne Italiane, nata nell’ottobre 1944, sempre con l’approvazione del CLN. Essa si pose come naturale proseguimento dei GDD e si diffuse in molti territori italiani, tra cui la provincia modenese. La sua Costituzione propone la costruzione di un’associazione unitaria trasversale ai partiti, che possa raccogliere le donne di tutte le fedi politiche (anche se le democristiane uscirono nell’estate 1945). L’Udi fu pioniera di diverse battaglie politiche tra 1944 e 1948: il diritto di voto per le donne, la lotta per il lavoro femminile, la tutela dell’infanzia e la volontà di occuparsi del settore assistenziale. Ognuna di esse fu accompagnata da una intensa formazione politica per tutte le aderenti nei vari circoli o nelle provincie affinché si potesse coglierne a pieno il significato. L’Emilia-Romagna, e la provincia di Modena nello specifico, furono teatro di un’intensa attività Udi, concretizzatasi soprattutto nella tutela della madre lavoratrice, del bambino e nella creazione di un sistema di assistenza dedicato. Figlie dei Gdd e già politicizzate, molte donne (sia italiane che modenesi) agirono il cambiamento dei ruoli di genere con l’intenzione di poter e voler far sentire la propria voce in rappresentanza di tutte, sia dell’Udi che d’Italia: alcune di loro iniziarono a partecipare attivamente alle iniziative proposte dai governi locali provvisori, arrivando ad entrare nelle giunte comunali tra 1946 e 1948. Si concretizzò l’ingresso della donna nello spazio politico, contribuendo ad aprire il percorso emancipativo femminile in Italia. A supporto di questa argomentazione, ovvero la costruzione della coscienza di genere femminile tra Seconda guerra mondiale e immediato dopoguerra, si analizzeranno alcune figure femminili modenesi che si sono contraddistinte per la propria forza e convinzione politica, partecipando alla Resistenza e alla vita politica negli anni successivi alla guerra, contribuendo ad aprire alle donne la strada della politica: Clelia Manelli, Beatrice “Bice” Ligabue e Ilva Vaccari.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3518