Il presente lavoro si propone di affrontare il fenomeno dell’esotismo alimentare entro il contesto italiano. L’obiettivo è quello di indagare sulle abitudini alimentari della popolazione immigrata di Reggio Emilia, sul ruolo chiave rappresentato dalla cucina tradizionale e sulle dinamiche che interessano la preservazione del patrimonio culinario che si evolve e muta nel tempo, tenendo conto anche di quanto le pratiche messe in atto da questa comunità siano influenzate dal contesto italiano e quanto sia facile reperire gli ingredienti necessari per conservare un punto di contatto con la propria cucina. La ricerca si inserisce in un quadro teorico ben definito: la prima parte dell’elaborato si focalizza sul ruolo rappresentato dal cibo in quanto veicolo di significati che vanno oltre la mera sopravvivenza attraverso la nutrizione, tramite il quale si instilla quel senso di appartenenza e identità entro qualsiasi contesto culturale, politico-sociale e religioso. Il secondo capitolo affronta il concetto di esotico e della nascita delle cucine ibride che si sono, in alcuni casi, evolute al fine di rispondere ad una vera e propria necessità di adattamento e in altri in un fenomeno commerciale sorto per accattivare quello che potremmo definire il “consumatore di esotico”. Il terzo capitolo approfondisce le dinamiche di consumo del cibo etnico in Italia e il rapporto tra patrimonio culinario migrante e marketing, tenendo conto anche del contributo che l’imprenditoria straniera apporta al tessuto economico italiano. Il quarto capitolo presenta l’indagine sul campo condotta nella città di Reggio Emilia. La ricerca è stata condotta con l’ausilio di due diverse versioni di questionario semi-strutturato, una più complessa e l’altra più semplificata. Quest’ultima è stata pensata per rendere più agevole la comprensione dei quesiti per i soggetti con moderata padronanza della lingua italiana, che sono stati ulteriormente supportati dalla mia presenza sul campo. Una parte dei questionari è stata somministrata in presenza, la restante parte è stata diffusa attraverso un link. Gli intervistati sono stati reclutati presso associazioni di volontariato, gruppi online, conoscenze e passaparola. I risultati ottenuti confermano che il cibo, specie per la comunità immigrata, è molto più di un semplice mezzo di sostentamento e grazie alla realtà multiculturale di Reggio Emilia, che presenta numerosi negozi etnici specializzati, per molti non è troppo complicato preservare le tradizioni e il proprio patrimonio culinario. Sia per gli immigrati residenti in Italia da più tempo, sia per i nuovi arrivati, la cucina d’origine conserva un valore simbolico, rituale e celebrativo, specie durante feste, momenti di condivisione e di nostalgia per la propria terra. Questo non ha comunque impedito al contesto italiano di esercitare la propria influenza sulle abitudini alimentari della comunità straniera. Il patrimonio culinario è frutto di mutamenti e adattamento e si evolve con il contesto in cui è inserito, rimanendo comunque il mezzo più prossimo per entrare in contatto con l’altro e conoscere altre culture. Per tutti gli immigrati il cibo è memoria e identità ma anche integrazione e dialogo interculturale. Non può essere concepito come qualcosa di statico, ma come un fenomeno in continuo cambiamento; per questo motivo, le tradizioni culinarie non si perdono ma vengono reimmaginate proprio per garantire la loro sopravvivenza in un nuovo contesto.
L’esotismo alimentare: la cucina degli immigrati tra tradizione nostalgica e modernità agognata
ALTAMURA, MARICA
2024/2025
Abstract
Il presente lavoro si propone di affrontare il fenomeno dell’esotismo alimentare entro il contesto italiano. L’obiettivo è quello di indagare sulle abitudini alimentari della popolazione immigrata di Reggio Emilia, sul ruolo chiave rappresentato dalla cucina tradizionale e sulle dinamiche che interessano la preservazione del patrimonio culinario che si evolve e muta nel tempo, tenendo conto anche di quanto le pratiche messe in atto da questa comunità siano influenzate dal contesto italiano e quanto sia facile reperire gli ingredienti necessari per conservare un punto di contatto con la propria cucina. La ricerca si inserisce in un quadro teorico ben definito: la prima parte dell’elaborato si focalizza sul ruolo rappresentato dal cibo in quanto veicolo di significati che vanno oltre la mera sopravvivenza attraverso la nutrizione, tramite il quale si instilla quel senso di appartenenza e identità entro qualsiasi contesto culturale, politico-sociale e religioso. Il secondo capitolo affronta il concetto di esotico e della nascita delle cucine ibride che si sono, in alcuni casi, evolute al fine di rispondere ad una vera e propria necessità di adattamento e in altri in un fenomeno commerciale sorto per accattivare quello che potremmo definire il “consumatore di esotico”. Il terzo capitolo approfondisce le dinamiche di consumo del cibo etnico in Italia e il rapporto tra patrimonio culinario migrante e marketing, tenendo conto anche del contributo che l’imprenditoria straniera apporta al tessuto economico italiano. Il quarto capitolo presenta l’indagine sul campo condotta nella città di Reggio Emilia. La ricerca è stata condotta con l’ausilio di due diverse versioni di questionario semi-strutturato, una più complessa e l’altra più semplificata. Quest’ultima è stata pensata per rendere più agevole la comprensione dei quesiti per i soggetti con moderata padronanza della lingua italiana, che sono stati ulteriormente supportati dalla mia presenza sul campo. Una parte dei questionari è stata somministrata in presenza, la restante parte è stata diffusa attraverso un link. Gli intervistati sono stati reclutati presso associazioni di volontariato, gruppi online, conoscenze e passaparola. I risultati ottenuti confermano che il cibo, specie per la comunità immigrata, è molto più di un semplice mezzo di sostentamento e grazie alla realtà multiculturale di Reggio Emilia, che presenta numerosi negozi etnici specializzati, per molti non è troppo complicato preservare le tradizioni e il proprio patrimonio culinario. Sia per gli immigrati residenti in Italia da più tempo, sia per i nuovi arrivati, la cucina d’origine conserva un valore simbolico, rituale e celebrativo, specie durante feste, momenti di condivisione e di nostalgia per la propria terra. Questo non ha comunque impedito al contesto italiano di esercitare la propria influenza sulle abitudini alimentari della comunità straniera. Il patrimonio culinario è frutto di mutamenti e adattamento e si evolve con il contesto in cui è inserito, rimanendo comunque il mezzo più prossimo per entrare in contatto con l’altro e conoscere altre culture. Per tutti gli immigrati il cibo è memoria e identità ma anche integrazione e dialogo interculturale. Non può essere concepito come qualcosa di statico, ma come un fenomeno in continuo cambiamento; per questo motivo, le tradizioni culinarie non si perdono ma vengono reimmaginate proprio per garantire la loro sopravvivenza in un nuovo contesto.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3531