Con il termine ipercolesterolemia si fa riferimento ad una generale condizione in cui i livelli di colesterolo circolante sono troppo elevati. Attualmente non esiste una definizione ben precisa e accettata da tutta la comunità scientifica di ipercolesterolemia, o perlomeno, non si è in grado di definire un valore soglia preciso per tutta la popolazione. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, per un soggetto sano i valori auspicabili dovrebbero essere: per il colesterolo totale fino a 200 mg/dl, per il colesterolo LDL fino a 100 mg/dl e per le HDL non inferiore a 50 mg/dl. Quando si parla di ipercolesterolemia, quindi si fa riferimento a livelli elevati di LDL e non-HDL circolanti nel sangue. Questa, il più delle volte, è causata da stili di vita poco sani che comprendono comportamenti come seguire una dieta sregolata, essere in sovrappeso o obesi, essere sedentari o fare comunque poca attività fisica e avere l’abitudine del fumo di tabacco; per esempio quando l’apporto di grassi dalla dieta è eccessivo, le LDL ricche di colesterolo possono accumularsi nelle arterie aumentando il rischio di aterosclerosi. Ci sono però situazioni in cui l’ipercolesterolemia ha cause genetiche e in questo caso si parla di ipercolesterolemia familiare; essa è causata da mutazioni a carico dei recettori delle LDL e questo comporta in primis un’assunzione difettosa da parte del fegato delle LDL e del colesterolo da esse trasportato, e poi un accumulo delle stesse nel sangue esponendo il soggetto, anche in questo caso, ad un aumentato rischio di sviluppare placche aterosclerotiche. Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, responsabili di oltre 4 milioni di decessi annui in Europa. L’ipercolesterolemia rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare in quanto elevati livelli di LDL aumentano il rischio di CVD. L’obiettivo di questo studio sperimentale è di valutare se, nei soggetti con sindrome metabolica e con ipercolesterolemia familiare o ipercolesterolemia secondaria, l’esercizio fisico può essere un mezzo per la riduzione del rischio cardiovascolare e per il miglioramento della salute generale. In particolare, l’ipotesi di questo studio è che attraverso la somministrazione di esercizio fisico adattato aerobico e di resistenza, per un periodo di almeno due mesi con almeno due sedute settimanali, si possa migliorare la salute cardiovascolare dei soggetti con qualsiasi livello di rischio CV. I soggetti dello studio sono stati reclutati presso la medicina dello sport dell'AUSL di Modena, dopo essere entrati nel percorso di esercizio fisico adattato (EFA). Gli stessi sono stati monitorati per due mesi dopo essere stati divisi in un gruppo con ipercolesterolemia familiare (F) e un gruppo con ipercolesterolemia non familiare (NF). Tutti i risultati mostrano quindi che un programma di esercizio fisico adattato, anche solo dopo due mesi può portare a miglioramenti significativi che mirano a migliorare la qualità della vita e la riduzione del rischio CV in soggetti con sindrome metabolica e ipercolesterolemia. Nonostante ciò, nel confronto dei risultati tra i due gruppi, il gruppo con ipercolesterolemia non familiare sembra essere più performante già in partenza sia per i test funzionali che per le valutazioni antropometriche, questo può essere legato al fatto che i gruppi non erano formati dallo stesso numero di persone, inoltre il numero di maschi e femmine non era equamente distribuito in entrambi i gruppi. Dopo due mesi di esercizio fisico adattato il gruppo con ipercolesterolemia non familiare ha ottenuto risultati migliori statisticamente, rispetto al gruppo con ipercolesterolemia familiare; quindi il gruppo NF rimane più performante del gruppo F.
"Ipercolesterolemia familiare e non nei soggetti con sindrome metabolica: l'esercizio fisico adattato per la riduzione del rischio cardiovascolare
DAPONTE, CLAUDIA
2024/2025
Abstract
Con il termine ipercolesterolemia si fa riferimento ad una generale condizione in cui i livelli di colesterolo circolante sono troppo elevati. Attualmente non esiste una definizione ben precisa e accettata da tutta la comunità scientifica di ipercolesterolemia, o perlomeno, non si è in grado di definire un valore soglia preciso per tutta la popolazione. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, per un soggetto sano i valori auspicabili dovrebbero essere: per il colesterolo totale fino a 200 mg/dl, per il colesterolo LDL fino a 100 mg/dl e per le HDL non inferiore a 50 mg/dl. Quando si parla di ipercolesterolemia, quindi si fa riferimento a livelli elevati di LDL e non-HDL circolanti nel sangue. Questa, il più delle volte, è causata da stili di vita poco sani che comprendono comportamenti come seguire una dieta sregolata, essere in sovrappeso o obesi, essere sedentari o fare comunque poca attività fisica e avere l’abitudine del fumo di tabacco; per esempio quando l’apporto di grassi dalla dieta è eccessivo, le LDL ricche di colesterolo possono accumularsi nelle arterie aumentando il rischio di aterosclerosi. Ci sono però situazioni in cui l’ipercolesterolemia ha cause genetiche e in questo caso si parla di ipercolesterolemia familiare; essa è causata da mutazioni a carico dei recettori delle LDL e questo comporta in primis un’assunzione difettosa da parte del fegato delle LDL e del colesterolo da esse trasportato, e poi un accumulo delle stesse nel sangue esponendo il soggetto, anche in questo caso, ad un aumentato rischio di sviluppare placche aterosclerotiche. Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, responsabili di oltre 4 milioni di decessi annui in Europa. L’ipercolesterolemia rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare in quanto elevati livelli di LDL aumentano il rischio di CVD. L’obiettivo di questo studio sperimentale è di valutare se, nei soggetti con sindrome metabolica e con ipercolesterolemia familiare o ipercolesterolemia secondaria, l’esercizio fisico può essere un mezzo per la riduzione del rischio cardiovascolare e per il miglioramento della salute generale. In particolare, l’ipotesi di questo studio è che attraverso la somministrazione di esercizio fisico adattato aerobico e di resistenza, per un periodo di almeno due mesi con almeno due sedute settimanali, si possa migliorare la salute cardiovascolare dei soggetti con qualsiasi livello di rischio CV. I soggetti dello studio sono stati reclutati presso la medicina dello sport dell'AUSL di Modena, dopo essere entrati nel percorso di esercizio fisico adattato (EFA). Gli stessi sono stati monitorati per due mesi dopo essere stati divisi in un gruppo con ipercolesterolemia familiare (F) e un gruppo con ipercolesterolemia non familiare (NF). Tutti i risultati mostrano quindi che un programma di esercizio fisico adattato, anche solo dopo due mesi può portare a miglioramenti significativi che mirano a migliorare la qualità della vita e la riduzione del rischio CV in soggetti con sindrome metabolica e ipercolesterolemia. Nonostante ciò, nel confronto dei risultati tra i due gruppi, il gruppo con ipercolesterolemia non familiare sembra essere più performante già in partenza sia per i test funzionali che per le valutazioni antropometriche, questo può essere legato al fatto che i gruppi non erano formati dallo stesso numero di persone, inoltre il numero di maschi e femmine non era equamente distribuito in entrambi i gruppi. Dopo due mesi di esercizio fisico adattato il gruppo con ipercolesterolemia non familiare ha ottenuto risultati migliori statisticamente, rispetto al gruppo con ipercolesterolemia familiare; quindi il gruppo NF rimane più performante del gruppo F.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Daponte.Claudia.pdf
Accesso riservato
Dimensione
2.54 MB
Formato
Adobe PDF
|
2.54 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14251/3549