La carie dentale è una malattia infettiva cronica causata dalla demineralizzazione di smalto e dentina, provocata dagli acidi prodotti dai batteri del biofilm orale in presenza di zuccheri fermentabili. Rappresenta una delle patologie più diffuse a livello globale. Tradizionalmente, la rimozione della carie si basa su un’escavazione completa fino alla dentina sana, con l’obiettivo di eliminare il tessuto infetto e garantire la longevità del restauro. Questo metodo, eseguito con strumenti rotanti (frese), è rapido ma spesso eccessivamente invasivo, comportando la perdita di tessuto sano e aumentando il rischio di esposizione pulpare. In risposta a queste criticità, la Minimal Intervention Dentistry (MID) promuove un approccio più conservativo, orientato alla prevenzione e alla rimozione selettiva del tessuto infetto, nel rispetto della vitalità dentale. In quest’ottica si inserisce la rimozione chemomeccanica della carie (CMCR), che impiega gel a base di agenti chimici o enzimatici per ammorbidire selettivamente la dentina infetta, facilitandone l’asportazione manuale senza danneggiare la dentina affetta e remineralizzabile. Questa tecnica è indicata soprattutto nei pazienti pediatrici, ansiosi o nei casi in cui si voglia ridurre l’invasività, favorendo il comfort del paziente, la protezione pulpare e la conservazione tissutale. Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare le caratteristiche strutturali e morfologiche della dentina cariata artificialmente dopo l’applicazione di un agente chemomeccanico a base di papaina (Brix 3000), confrontandole con quelle ottenute mediante la rimozione della carie con metodo rotante convenzionale. I 30 molari permanenti estratti sono stati sezionati al fine di rimuovere lo smalto occlusale ed esporre la superficie dentinale. Successivamente, metà della superficie occlusale dentinale è stata cariata artificialmente mediante applicazione di acido ortofosforico, mentre l’altra metà è stata mantenuta integra e utilizzata come controllo. I molari con carie artificiale sono stati distribuiti casualmente in 3 gruppi: • Gruppo 1 (controllo): dentina sana e cariata non trattata; • Gruppo 2: rimozione della carie con strumenti rotanti; • Gruppo 3: rimozione con gel a base di papaina (Brix 3000) e strumenti manuali. I campioni sono stati esaminati al SEM in modalità alto vuoto previa metallizzazione con uno strato di 10nm di oro puro. Per ciascun campione sono state acquisite due immagini a 1000X: una dell’area trattata e una della dentina sana, utilizzata come controllo, al fine di valutare le modifiche strutturali e morfologiche indotte dal trattamento e confrontare le due tecniche di rimozione della carie. L’analisi EDX è stata utilizzata per confrontare le variazioni percentuali degli elementi chimici presenti tra i diversi gruppi di trattamento. Per ciascun campione è stata analizzata la rugosità superficiale mediante profilometria I risultati ottenuti indicano che l’uso del gel enzimatico a base di papaina produce una superficie dentinale irregolare, caratterizzata però dall’apertura della quasi totalità dei tubuli dentinali. Al contrario, la rimozione effettuata con strumenti rotanti genera una superficie più regolare, ma con un’elevata occlusione dei tubuli dentinali. Si ipotizza che il metodo chemomeccanico a base di papaina (Brix 3000) possa rappresentare un’alternativa efficace al tradizionale metodo rotante per la rimozione della carie.
Caratterizzazione strutturale e morfologica di dentina cariata artificialmente e trattata mediante tecnica chemo-meccanica mini-invasiva
GHIDINI, VALENTINA
2024/2025
Abstract
La carie dentale è una malattia infettiva cronica causata dalla demineralizzazione di smalto e dentina, provocata dagli acidi prodotti dai batteri del biofilm orale in presenza di zuccheri fermentabili. Rappresenta una delle patologie più diffuse a livello globale. Tradizionalmente, la rimozione della carie si basa su un’escavazione completa fino alla dentina sana, con l’obiettivo di eliminare il tessuto infetto e garantire la longevità del restauro. Questo metodo, eseguito con strumenti rotanti (frese), è rapido ma spesso eccessivamente invasivo, comportando la perdita di tessuto sano e aumentando il rischio di esposizione pulpare. In risposta a queste criticità, la Minimal Intervention Dentistry (MID) promuove un approccio più conservativo, orientato alla prevenzione e alla rimozione selettiva del tessuto infetto, nel rispetto della vitalità dentale. In quest’ottica si inserisce la rimozione chemomeccanica della carie (CMCR), che impiega gel a base di agenti chimici o enzimatici per ammorbidire selettivamente la dentina infetta, facilitandone l’asportazione manuale senza danneggiare la dentina affetta e remineralizzabile. Questa tecnica è indicata soprattutto nei pazienti pediatrici, ansiosi o nei casi in cui si voglia ridurre l’invasività, favorendo il comfort del paziente, la protezione pulpare e la conservazione tissutale. Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare le caratteristiche strutturali e morfologiche della dentina cariata artificialmente dopo l’applicazione di un agente chemomeccanico a base di papaina (Brix 3000), confrontandole con quelle ottenute mediante la rimozione della carie con metodo rotante convenzionale. I 30 molari permanenti estratti sono stati sezionati al fine di rimuovere lo smalto occlusale ed esporre la superficie dentinale. Successivamente, metà della superficie occlusale dentinale è stata cariata artificialmente mediante applicazione di acido ortofosforico, mentre l’altra metà è stata mantenuta integra e utilizzata come controllo. I molari con carie artificiale sono stati distribuiti casualmente in 3 gruppi: • Gruppo 1 (controllo): dentina sana e cariata non trattata; • Gruppo 2: rimozione della carie con strumenti rotanti; • Gruppo 3: rimozione con gel a base di papaina (Brix 3000) e strumenti manuali. I campioni sono stati esaminati al SEM in modalità alto vuoto previa metallizzazione con uno strato di 10nm di oro puro. Per ciascun campione sono state acquisite due immagini a 1000X: una dell’area trattata e una della dentina sana, utilizzata come controllo, al fine di valutare le modifiche strutturali e morfologiche indotte dal trattamento e confrontare le due tecniche di rimozione della carie. L’analisi EDX è stata utilizzata per confrontare le variazioni percentuali degli elementi chimici presenti tra i diversi gruppi di trattamento. Per ciascun campione è stata analizzata la rugosità superficiale mediante profilometria I risultati ottenuti indicano che l’uso del gel enzimatico a base di papaina produce una superficie dentinale irregolare, caratterizzata però dall’apertura della quasi totalità dei tubuli dentinali. Al contrario, la rimozione effettuata con strumenti rotanti genera una superficie più regolare, ma con un’elevata occlusione dei tubuli dentinali. Si ipotizza che il metodo chemomeccanico a base di papaina (Brix 3000) possa rappresentare un’alternativa efficace al tradizionale metodo rotante per la rimozione della carie.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3564