La vulnerabilità è una condizione universale e costitutiva dell’essere umano, ma acquisisce connotati specifici nel contesto contemporaneo, soprattutto quando si manifesta all'interno di sistemi coercitivi come quello penitenziario. La presente tesi esplora in profondità il concetto di vulnerabilità applicato alle persone private della libertà personale, attraverso un’analisi che intreccia diritto, sociologia, psicologia e filosofia morale. Nel primo capitolo, si propone una definizione ampia di vulnerabilità, intesa non come eccezione ma come condizione strutturale e relazionale. Si fa riferimento alla Dichiarazione di Barcellona, all’etica della cura e a numerosi autori (Lucia Re, Teresa Serra), che hanno contribuito a costruire una cornice teorica del concetto. In questo contesto, si evidenzia la necessità di riconoscere la vulnerabilità come base per la costruzione di una giustizia più umana e non punitiva. Il secondo capitolo approfondisce il concetto di “istituzione totale” elaborato da Erving Goffman, declinandolo sul piano penitenziario. La prigione, oltre a privare della libertà fisica, incide profondamente sull’identità dell’individuo, mettendo in crisi la sua agency, la sua dignità e la sua possibilità di reinserimento. Si analizzano le forme di vulnerabilità preesistenti, legate al contesto socioeconomico e personale, e quelle che si sviluppano a causa della detenzione stessa: isolamento, perdita di contatti affettivi, stigma, regressione psicologica. Nel terzo capitolo si analizza il concetto di devianza come costruzione sociale e normativa. Attraverso l’etichettamento, si mostra come l’individuo diventi “deviante” nel momento in cui viene trattato come tale, con un effetto che spesso impedisce il reinserimento. La vulnerabilità viene quindi vista come dinamica, alimentata da fattori sistemici, come la povertà educativa, l’appartenenza a minoranze sociali, le disuguaglianze di accesso alla giustizia. La tesi si conclude con una riflessione sulla necessità di ripensare l’intero sistema punitivo. Si propone di superare l’ottica retributiva in favore di una giustizia rieducativa, inclusiva e trasformativa, che parta dal riconoscimento della vulnerabilità del soggetto. In questa prospettiva, la pena non dovrebbe solo sanzionare, ma diventare occasione di cura, responsabilizzazione e riscatto. Viene sottolineata l’importanza di politiche di prevenzione, del potenziamento delle misure alternative al carcere, e del rafforzamento dei servizi sociali e territoriali per il reinserimento delle persone detenute. Attraverso l’analisi di dati statistici (Antigone, ISTAT, Ministero della Giustizia), fonti accademiche e casi emblematici, questa tesi si propone di offrire un contributo al dibattito su come rendere più giusto, umano e consapevole il nostro sistema penale. La vera sicurezza sociale, si sostiene, non può fondarsi sull’esclusione o sulla punizione, ma sulla cura, sul riconoscimento dell’altro nella sua interezza e sul rispetto della dignità di ogni persona, anche, e soprattutto, quando si trova in condizione di fragilità e marginalità.

La vulnerabilità delle persone private della libertà personale: aspetti sociologici e criticità del sistema carcerario.

LEVA, MARTINA
2024/2025

Abstract

La vulnerabilità è una condizione universale e costitutiva dell’essere umano, ma acquisisce connotati specifici nel contesto contemporaneo, soprattutto quando si manifesta all'interno di sistemi coercitivi come quello penitenziario. La presente tesi esplora in profondità il concetto di vulnerabilità applicato alle persone private della libertà personale, attraverso un’analisi che intreccia diritto, sociologia, psicologia e filosofia morale. Nel primo capitolo, si propone una definizione ampia di vulnerabilità, intesa non come eccezione ma come condizione strutturale e relazionale. Si fa riferimento alla Dichiarazione di Barcellona, all’etica della cura e a numerosi autori (Lucia Re, Teresa Serra), che hanno contribuito a costruire una cornice teorica del concetto. In questo contesto, si evidenzia la necessità di riconoscere la vulnerabilità come base per la costruzione di una giustizia più umana e non punitiva. Il secondo capitolo approfondisce il concetto di “istituzione totale” elaborato da Erving Goffman, declinandolo sul piano penitenziario. La prigione, oltre a privare della libertà fisica, incide profondamente sull’identità dell’individuo, mettendo in crisi la sua agency, la sua dignità e la sua possibilità di reinserimento. Si analizzano le forme di vulnerabilità preesistenti, legate al contesto socioeconomico e personale, e quelle che si sviluppano a causa della detenzione stessa: isolamento, perdita di contatti affettivi, stigma, regressione psicologica. Nel terzo capitolo si analizza il concetto di devianza come costruzione sociale e normativa. Attraverso l’etichettamento, si mostra come l’individuo diventi “deviante” nel momento in cui viene trattato come tale, con un effetto che spesso impedisce il reinserimento. La vulnerabilità viene quindi vista come dinamica, alimentata da fattori sistemici, come la povertà educativa, l’appartenenza a minoranze sociali, le disuguaglianze di accesso alla giustizia. La tesi si conclude con una riflessione sulla necessità di ripensare l’intero sistema punitivo. Si propone di superare l’ottica retributiva in favore di una giustizia rieducativa, inclusiva e trasformativa, che parta dal riconoscimento della vulnerabilità del soggetto. In questa prospettiva, la pena non dovrebbe solo sanzionare, ma diventare occasione di cura, responsabilizzazione e riscatto. Viene sottolineata l’importanza di politiche di prevenzione, del potenziamento delle misure alternative al carcere, e del rafforzamento dei servizi sociali e territoriali per il reinserimento delle persone detenute. Attraverso l’analisi di dati statistici (Antigone, ISTAT, Ministero della Giustizia), fonti accademiche e casi emblematici, questa tesi si propone di offrire un contributo al dibattito su come rendere più giusto, umano e consapevole il nostro sistema penale. La vera sicurezza sociale, si sostiene, non può fondarsi sull’esclusione o sulla punizione, ma sulla cura, sul riconoscimento dell’altro nella sua interezza e sul rispetto della dignità di ogni persona, anche, e soprattutto, quando si trova in condizione di fragilità e marginalità.
2024
CARCERE
VULNERABILITA'
REINSERIMENTO
GIUSTIZIA RIPARATIVA
DEVIANZA
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Leva.Martina.pdf (1).pdf

Accesso riservato

Dimensione 874.33 kB
Formato Adobe PDF
874.33 kB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/3680