Il presente lavoro si è posto l’obiettivo di inquadrare le vittime vulnerabili, individuare le modalità di tutela loro previste a livello giuridico e interrogarsi sulla efficienza di tali strumenti di protezione. L’elaborato non intende esaurire la tematica, ma analizzare la situazione presente con l’auspicio di determinare nuovi spunti di riflessione e ricerca su questo denso argomento. Grazie allo studio vittimologico è stato possibile incidere sulle scelte effettuate circa il codice di rito del 1988, avvalorando il ruolo della vittima e avviando ad un meccanismo per cui la difesa dell’accusato non costituisce più l’unico centro di interesse normativo. Scandagliando i fattori strutturali e situazionali che rendono vulnerabili alcune categorie di vittime, si perviene alla individuazione di due categorie, quella delle donne e quella dei minori, perni attorno ai quali ruota la trattazione. Secondo la vulnerability theory è fondamentale che sia garantita ai soggetti in questione, una maggiore attenzione da parte del diritto, sottolineando al giurista l’entità della sofferenza umana e ricordandogli di ponderare la scienza giuridica. Ad oggi i traguardi raggiunti circa le tutele giuridiche nel nostro ordinamento sono confortanti, come il d.l. n. 93/2013 rivolto al contrasto alla violenza di genere, la l. n. 69/2019, c.d. “Codice Rosso” e ancora la l. n. 4/2018, che prevede una forma di tutela precisa per gli orfani di crimini domestici con l’obiettivo di realizzare un contrasto multidisciplinare alla violenza domestica. Anche a livello processuale sono state introdotte delle considerevoli novità, come l’adozione di misure protettive nei confronti dell’offeso anche contro il suo volere, la possibilità che la polizia giudiziaria si avvalga dell’ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile nominato dal pubblico ministero durante le audizioni investigative del minore (l. n. 172/2012) e, in sede dibattimentale, l’ipotesi di deroghe al principio di pubblicità immediata delle udienze penali. Infine, l’esposizione si concentra sulla tematica del trauma, evidenziando che chi vive determinate forme di violenza, persiste nel rimanere colpito nel profondo da comportamenti che oltre ad avere un’incidenza diretta nella vita quotidiana, non riescono mai ad essere completamente cancellati. È fondamentale trattare queste tematiche per individuare delle strategie mirate che possano sostenere queste persone, le quali spesso restano segnate sviluppando un PTSD. È stato riscontrato infatti, che le persone vittime di abusi subiscano danni a quelle zone del cervello preposte alla regolazione delle emozioni e alle funzioni di memoria. Per rompere un meccanismo di aggressività che spesso si porta avanti nel tempo tramite la trasmissione intergenerazionale della violenza, è determinante il ruolo dell’istruzione nonché dell’educazione, per ricevere orientamenti che influenzino positivamente le esperienze successive dei giovani. Decisiva in tal senso la confutazione della concezione istintivistica dell’aggressività umana, capace peraltro di ingenerare una deresponsabilizzazione morale concependo l’istinto aggressivo come naturale e incontrollabile. In questo modo, si intende evidenziare la responsabilità dell’individuo per le proprie azioni, soprattutto quelle aggressive. In una prospettiva futura, è significativo ribadire l’importanza di accettare le differenze, così permettendo l’inquadramento di specifiche tipologie di vittime quali quelle vulnerabili, garantendo loro una tutela comprensiva di strategie che considerino le loro specifiche caratteristiche. Questo nel prospetto di una società maggiormente equa, inclusiva e aperta alle nuove sfide che la modernità propone.

Donne e minori quali vittime vulnerabili: dallo studio della tutela giuridica all'analisi del trauma subito

SASSOROSSI, ELISA
2024/2025

Abstract

Il presente lavoro si è posto l’obiettivo di inquadrare le vittime vulnerabili, individuare le modalità di tutela loro previste a livello giuridico e interrogarsi sulla efficienza di tali strumenti di protezione. L’elaborato non intende esaurire la tematica, ma analizzare la situazione presente con l’auspicio di determinare nuovi spunti di riflessione e ricerca su questo denso argomento. Grazie allo studio vittimologico è stato possibile incidere sulle scelte effettuate circa il codice di rito del 1988, avvalorando il ruolo della vittima e avviando ad un meccanismo per cui la difesa dell’accusato non costituisce più l’unico centro di interesse normativo. Scandagliando i fattori strutturali e situazionali che rendono vulnerabili alcune categorie di vittime, si perviene alla individuazione di due categorie, quella delle donne e quella dei minori, perni attorno ai quali ruota la trattazione. Secondo la vulnerability theory è fondamentale che sia garantita ai soggetti in questione, una maggiore attenzione da parte del diritto, sottolineando al giurista l’entità della sofferenza umana e ricordandogli di ponderare la scienza giuridica. Ad oggi i traguardi raggiunti circa le tutele giuridiche nel nostro ordinamento sono confortanti, come il d.l. n. 93/2013 rivolto al contrasto alla violenza di genere, la l. n. 69/2019, c.d. “Codice Rosso” e ancora la l. n. 4/2018, che prevede una forma di tutela precisa per gli orfani di crimini domestici con l’obiettivo di realizzare un contrasto multidisciplinare alla violenza domestica. Anche a livello processuale sono state introdotte delle considerevoli novità, come l’adozione di misure protettive nei confronti dell’offeso anche contro il suo volere, la possibilità che la polizia giudiziaria si avvalga dell’ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile nominato dal pubblico ministero durante le audizioni investigative del minore (l. n. 172/2012) e, in sede dibattimentale, l’ipotesi di deroghe al principio di pubblicità immediata delle udienze penali. Infine, l’esposizione si concentra sulla tematica del trauma, evidenziando che chi vive determinate forme di violenza, persiste nel rimanere colpito nel profondo da comportamenti che oltre ad avere un’incidenza diretta nella vita quotidiana, non riescono mai ad essere completamente cancellati. È fondamentale trattare queste tematiche per individuare delle strategie mirate che possano sostenere queste persone, le quali spesso restano segnate sviluppando un PTSD. È stato riscontrato infatti, che le persone vittime di abusi subiscano danni a quelle zone del cervello preposte alla regolazione delle emozioni e alle funzioni di memoria. Per rompere un meccanismo di aggressività che spesso si porta avanti nel tempo tramite la trasmissione intergenerazionale della violenza, è determinante il ruolo dell’istruzione nonché dell’educazione, per ricevere orientamenti che influenzino positivamente le esperienze successive dei giovani. Decisiva in tal senso la confutazione della concezione istintivistica dell’aggressività umana, capace peraltro di ingenerare una deresponsabilizzazione morale concependo l’istinto aggressivo come naturale e incontrollabile. In questo modo, si intende evidenziare la responsabilità dell’individuo per le proprie azioni, soprattutto quelle aggressive. In una prospettiva futura, è significativo ribadire l’importanza di accettare le differenze, così permettendo l’inquadramento di specifiche tipologie di vittime quali quelle vulnerabili, garantendo loro una tutela comprensiva di strategie che considerino le loro specifiche caratteristiche. Questo nel prospetto di una società maggiormente equa, inclusiva e aperta alle nuove sfide che la modernità propone.
2024
Vittime vulnerabili
Donne
Minori
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Trauma
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