La diversificazione di portafoglio rappresenta uno dei pilastri della teoria finanziaria moderna, in quanto consente di ridurre il rischio combinando assets con rendimenti non perfettamente correlati. Tuttavia, numerosi studi hanno evidenziato come le correlazioni tra le classi di attività non siano stabili nel tempo, tendendo ad aumentare durante le fasi di crisi di mercato e a diminuire nei periodi di stabilità finanziaria. Questo fenomeno dell'asimmetria nelle correlazioni mette in discussione l’efficacia della diversificazione proprio nei momenti in cui sarebbe maggiormente necessaria. Questo studio indaga le asimmetrie delle correlazioni tra classi di attivi dalla prospettiva di un investitore dell’Eurozona. Utilizzando rendimenti espressi in euro per un ampio insieme di indici azionari, obbligazionari, di materie prime e immobiliari nel periodo 1998–2024, si stimano correlazioni condizionali tramite il metodo del single conditioning (Page e Panariello, 2018; Kinlaw, Kritzman, Page e Turkington, 2021), che consente di misurare le correlazioni tra attività finanziarie distinguendo tra fasi di mercato rialziste e ribassiste dell'asset selezionato come driver del portafoglio, cioè l’asset che, per le sue caratteristiche di rendimento atteso e volatilità, risulta predominante nella generazione di valore all’interno del portafoglio dell’investitore. L’adozione dell’EUR come unità di conto assicura la comparabilità dei rendimenti e incorpora in modo coerente gli effetti valutari rilevanti per l’investitore europeo. I risultati, in linea con la letteratura esistente—per lo più sviluppata in un contesto a prevalente impronta statunitense—documentano un marcato incremento delle correlazioni nelle fasi ribassiste, in particolare tra azionario dei paesi sviluppati, high yield e commodity cicliche, con conseguente attenuazione dei benefici di diversificazione proprio nei regimi avversi. Al contrario, i titoli governativi core (Eurozona e Stati Uniti) preservano un profilo difensivo, con correlazioni basse o negative nei ribassi, mentre i metalli preziosi offrono una copertura solo parziale. Tuttavia, adottando la prospettiva dell’investitore dell’area euro, emerge un ulteriore canale—quello valutario—spesso trascurato nelle analisi in USD: nelle fasi di stress il frequente apprezzamento del dollaro rispetto all’euro tende a mitigare le perdite sugli attivi denominati in USD quando misurati in EUR, attenuando l’erosione del valore del portafoglio. Questo effetto non sostituisce i benefici difensivi dei governativi core, ma li integra, ed è specificamente rilevante quando l’unità di conto è l’euro.

ASIMMETRIE NELLE CORRELAZIONI TRA ASSET CLASS NELLE DIVERSE FASI DEL CICLO ECONOMICO E IMPLICAZIONI NELLA DIVERSIFICAZIONE DI PORTAFOGLIO

COSTANTINI, MATILDA
2024/2025

Abstract

La diversificazione di portafoglio rappresenta uno dei pilastri della teoria finanziaria moderna, in quanto consente di ridurre il rischio combinando assets con rendimenti non perfettamente correlati. Tuttavia, numerosi studi hanno evidenziato come le correlazioni tra le classi di attività non siano stabili nel tempo, tendendo ad aumentare durante le fasi di crisi di mercato e a diminuire nei periodi di stabilità finanziaria. Questo fenomeno dell'asimmetria nelle correlazioni mette in discussione l’efficacia della diversificazione proprio nei momenti in cui sarebbe maggiormente necessaria. Questo studio indaga le asimmetrie delle correlazioni tra classi di attivi dalla prospettiva di un investitore dell’Eurozona. Utilizzando rendimenti espressi in euro per un ampio insieme di indici azionari, obbligazionari, di materie prime e immobiliari nel periodo 1998–2024, si stimano correlazioni condizionali tramite il metodo del single conditioning (Page e Panariello, 2018; Kinlaw, Kritzman, Page e Turkington, 2021), che consente di misurare le correlazioni tra attività finanziarie distinguendo tra fasi di mercato rialziste e ribassiste dell'asset selezionato come driver del portafoglio, cioè l’asset che, per le sue caratteristiche di rendimento atteso e volatilità, risulta predominante nella generazione di valore all’interno del portafoglio dell’investitore. L’adozione dell’EUR come unità di conto assicura la comparabilità dei rendimenti e incorpora in modo coerente gli effetti valutari rilevanti per l’investitore europeo. I risultati, in linea con la letteratura esistente—per lo più sviluppata in un contesto a prevalente impronta statunitense—documentano un marcato incremento delle correlazioni nelle fasi ribassiste, in particolare tra azionario dei paesi sviluppati, high yield e commodity cicliche, con conseguente attenuazione dei benefici di diversificazione proprio nei regimi avversi. Al contrario, i titoli governativi core (Eurozona e Stati Uniti) preservano un profilo difensivo, con correlazioni basse o negative nei ribassi, mentre i metalli preziosi offrono una copertura solo parziale. Tuttavia, adottando la prospettiva dell’investitore dell’area euro, emerge un ulteriore canale—quello valutario—spesso trascurato nelle analisi in USD: nelle fasi di stress il frequente apprezzamento del dollaro rispetto all’euro tende a mitigare le perdite sugli attivi denominati in USD quando misurati in EUR, attenuando l’erosione del valore del portafoglio. Questo effetto non sostituisce i benefici difensivi dei governativi core, ma li integra, ed è specificamente rilevante quando l’unità di conto è l’euro.
2024
correlazione
asset class
asimmetria
ciclo economico
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