Introduzione: in questo studio si valuta l’impatto della terapia antiaggregante (APT) e anticoagulante sullo sviluppo di ematoma in sede di ferita chirurgica post-intervento di tromboendoarteriectomia carotidea (CEA) per determinare la terapia più appropriata. Metodi: studio singolo-centro di coorte retrospettivo osservazionale che analizza 1139 pazienti sottoposti a CEA da gennaio 2013 a gennaio 2023 focalizzandosi sui fattori di rischio cardiovascolare, terapia farmacologica, grado di stenosi carotidea, tipologia di intervento e gli outcome a 30 giorni. L’interesse primario riguarda l’incidenza di ematoma con e senza necessità di intervento chirurgico, mentre i secondari sono il tasso di mortalità, la durata del ricovero, la necessità di trasfusioni e i fattori di rischio per lo sviluppo di ematoma. Sono stati confrontate l’incidenza degli outcome nei pazienti in terapia anticoagulante con quelle dei soggetti in APT, così come quelle dei pazienti in doppia terapia antiaggregante (DAPT) con quelle dei pazienti in singola APT (SAPT). Risultati: 23 pazienti sono stati esclusi dallo studio per mancanza di dati. La maggioranza (96,3%) era in APT, di cui il 6% in doppia terapia antiaggregante, mentre il 9,3% (104 pazienti) erano in terapia anticoagulante. Di questi ultimi il 2,6% (29) era in solo terapia anticoagulante, mentre il 6,7% (75) in terapia antiaggregante e anticoagulante insieme. Si è notato come la DAPT non sia correlata ad un maggior rischio di sviluppo di ematoma post-chirurgico. L’incidenza generale di ematoma postoperatorio è stata del 8,9% (99 pazienti), di cui quelli che hanno necessitato di un reintervento di drenaggio è considerevolmente inferiore (3,2%, 36). Di questi i pazienti con terapia anticoagulante hanno riscontrato un rischio più alto di incidenza di ematoma (27.9% vs 6.9%, p<0.001) e 16 di loro si sono dovuti sottoporre a drenaggio chirurgico. Per quanto riguarda gli outcome secondari, si è notato che i pazienti con terapia anticoagulante hanno una durata del ricovero maggiore (mediana a 3 giorni vs 2, p<0.001); anche la morte a 30 giorni è risultata significativamente maggiore (2.9% vs 0.3%, p<0.001) così come la necessità di trasfusioni ematiche post-operatorie (3.8% vs 0.6%, p=0.001). Infine, il gruppo di pazienti in terapia anticoagulante ha mostrato un tasso maggiore di ipertensione (97.1%; p=0.009), coronaropatia (42.3%; p<0.001), precedente PTCA/BPAC (32.7%; p<0.001), insufficienza cardiaca cronica (CHF) (29.8%; p<0.001), fibrillazione atriale (FA) (63.5%; p<0.001), BPCO (20.2%; p=0.002), insufficienza renale cronica agli stadi III-V (IR III-V) (31.7%; p<0.001), precedente stroke ipsilaterale o controlaterale (15.4%; p<0.001). Al contrario, i fumatori attivi erano più frequenti nei pazienti in terapia antiaggregante (24.9%; p=0.030) oltre ad avere una età media maggiore. Sono state, inoltre, condotte un’analisi univariabile e una multivariabile; la prima ha riconosciuto la patologia coronarica, la FA, l’IR III-V, la terapia anticoagulante e l’associazione di terapia antiaggregante e anticoagulante come fattori di rischio statisticamente significativi per lo sviluppo di ematoma con necessità di drenaggio chirurgico. Di questi, nell’analisi multivariabile, solo la coronaropatia (OR 3.16, 95% CI 1.1 – 8.8, p=0.028), e la terapia anticoagulante (OR 14.41, 95% CI 5.6 – 36.6, p<0.001) sono stati confermati come fattori di rischio statisticamente significativi nello sviluppo dell’ematoma con necessità di drenaggio chirurgico. Conclusione: i pazienti in terapia anticoagulante che si sottopongono a CEA carotidea hanno un rischio significativamente maggiore di sviluppare ematomi che richiedono un drenaggio chirurgico, una mortalità a 30 giorni maggiore e un ricovero ospedaliero più lungo. La patologia coronarica e la terapia anticoagulante sono predittori indipendenti di ematoma

Tromboendoarteriectomia carotidea: impatto della terapia antiaggregante e anticoagulante sui risultati a breve termine

MAGONI, VALENTINA
2024/2025

Abstract

Introduzione: in questo studio si valuta l’impatto della terapia antiaggregante (APT) e anticoagulante sullo sviluppo di ematoma in sede di ferita chirurgica post-intervento di tromboendoarteriectomia carotidea (CEA) per determinare la terapia più appropriata. Metodi: studio singolo-centro di coorte retrospettivo osservazionale che analizza 1139 pazienti sottoposti a CEA da gennaio 2013 a gennaio 2023 focalizzandosi sui fattori di rischio cardiovascolare, terapia farmacologica, grado di stenosi carotidea, tipologia di intervento e gli outcome a 30 giorni. L’interesse primario riguarda l’incidenza di ematoma con e senza necessità di intervento chirurgico, mentre i secondari sono il tasso di mortalità, la durata del ricovero, la necessità di trasfusioni e i fattori di rischio per lo sviluppo di ematoma. Sono stati confrontate l’incidenza degli outcome nei pazienti in terapia anticoagulante con quelle dei soggetti in APT, così come quelle dei pazienti in doppia terapia antiaggregante (DAPT) con quelle dei pazienti in singola APT (SAPT). Risultati: 23 pazienti sono stati esclusi dallo studio per mancanza di dati. La maggioranza (96,3%) era in APT, di cui il 6% in doppia terapia antiaggregante, mentre il 9,3% (104 pazienti) erano in terapia anticoagulante. Di questi ultimi il 2,6% (29) era in solo terapia anticoagulante, mentre il 6,7% (75) in terapia antiaggregante e anticoagulante insieme. Si è notato come la DAPT non sia correlata ad un maggior rischio di sviluppo di ematoma post-chirurgico. L’incidenza generale di ematoma postoperatorio è stata del 8,9% (99 pazienti), di cui quelli che hanno necessitato di un reintervento di drenaggio è considerevolmente inferiore (3,2%, 36). Di questi i pazienti con terapia anticoagulante hanno riscontrato un rischio più alto di incidenza di ematoma (27.9% vs 6.9%, p<0.001) e 16 di loro si sono dovuti sottoporre a drenaggio chirurgico. Per quanto riguarda gli outcome secondari, si è notato che i pazienti con terapia anticoagulante hanno una durata del ricovero maggiore (mediana a 3 giorni vs 2, p<0.001); anche la morte a 30 giorni è risultata significativamente maggiore (2.9% vs 0.3%, p<0.001) così come la necessità di trasfusioni ematiche post-operatorie (3.8% vs 0.6%, p=0.001). Infine, il gruppo di pazienti in terapia anticoagulante ha mostrato un tasso maggiore di ipertensione (97.1%; p=0.009), coronaropatia (42.3%; p<0.001), precedente PTCA/BPAC (32.7%; p<0.001), insufficienza cardiaca cronica (CHF) (29.8%; p<0.001), fibrillazione atriale (FA) (63.5%; p<0.001), BPCO (20.2%; p=0.002), insufficienza renale cronica agli stadi III-V (IR III-V) (31.7%; p<0.001), precedente stroke ipsilaterale o controlaterale (15.4%; p<0.001). Al contrario, i fumatori attivi erano più frequenti nei pazienti in terapia antiaggregante (24.9%; p=0.030) oltre ad avere una età media maggiore. Sono state, inoltre, condotte un’analisi univariabile e una multivariabile; la prima ha riconosciuto la patologia coronarica, la FA, l’IR III-V, la terapia anticoagulante e l’associazione di terapia antiaggregante e anticoagulante come fattori di rischio statisticamente significativi per lo sviluppo di ematoma con necessità di drenaggio chirurgico. Di questi, nell’analisi multivariabile, solo la coronaropatia (OR 3.16, 95% CI 1.1 – 8.8, p=0.028), e la terapia anticoagulante (OR 14.41, 95% CI 5.6 – 36.6, p<0.001) sono stati confermati come fattori di rischio statisticamente significativi nello sviluppo dell’ematoma con necessità di drenaggio chirurgico. Conclusione: i pazienti in terapia anticoagulante che si sottopongono a CEA carotidea hanno un rischio significativamente maggiore di sviluppare ematomi che richiedono un drenaggio chirurgico, una mortalità a 30 giorni maggiore e un ricovero ospedaliero più lungo. La patologia coronarica e la terapia anticoagulante sono predittori indipendenti di ematoma
2024
TEA carotidea
tp antiaggregante
tp anticoagulante
complicanze
rischio emorragico
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