La presente tesi si propone di analizzare l’alterità di genere nel Vangelo di Luca, mettendo in luce il modo in cui le figure femminili, spesso relegate ai margini della società e della narrazione religiosa, vengono gradualmente poste al centro della rivelazione evangelica. Il percorso si snoda attraverso un’indagine esegetica integrata da un approccio linguistico, con particolare attenzione al lessico greco, alle strutture morfosintattiche e ai campi semantici utilizzati dall’evangelista per descrivere l’identità e il ruolo delle donne. Nel contesto ebraico del I secolo, la donna rappresentava una figura subalterna, silenziata sia nei luoghi religiosi sia negli spazi pubblici. Il Vangelo di Luca, tuttavia, si distingue all’interno della tradizione sinottica per l’ampia visibilità concessa alle donne, non solo come personaggi di contorno, ma come soggetti attivi nella fede, nella sequela e nella missione. La tesi esplora quindi come l’evangelista riformuli narrativamente e teologicamente la marginalità femminile, presentandola come via privilegiata della rivelazione divina. Vengono esaminate in dettaglio alcune figure chiave: Maria, che con il Magnificat pronuncia un inno di rovesciamento sociale e spirituale; Elisabetta e Anna profetessa, che testimoniano il compimento delle promesse; la peccatrice perdonata (Lc 7), che supera l’alterità morale attraverso l’amore e la fede; le donne discepole (Lc 8), attive nella missione e nel sostegno economico del gruppo itinerante; e infine le donne al sepolcro (Lc 24), prime testimoni del Risorto, la cui parola però viene inizialmente ignorata dagli apostoli. Il lavoro affronta anche i problemi interpretativi legati alla ricezione di questi testi: l’oblio della testimonianza femminile, la selezione redazionale della memoria, la tensione tra inclusione narrativa e esclusione istituzionale. L’analisi linguistica — condotta sui testi in lingua greca — permette di evidenziare i processi semantici attraverso cui Luca costruisce una teologia dell’alterità, come l’uso strategico di strutture pronominali e retoriche che contribuiscono a delineare una soggettività femminile che agisce, parla e interpreta. Il Vangelo di Luca non solo valorizza l’alterità di genere, ma la assume come categoria, ponendo le donne in ruoli centrali nell’economia salvifica. Attraverso un intreccio di narrazione, linguaggio e gesto profetico, l’evangelista mostra che il “centro” del Regno appartiene anche — e forse soprattutto — a chi sta ai margini.
Dai margini al centro: l'alterità di genere nel Vangelo di Luca, tra ricerche linguistiche e problemi interpretativi
SPADACINI, DANIEL
2024/2025
Abstract
La presente tesi si propone di analizzare l’alterità di genere nel Vangelo di Luca, mettendo in luce il modo in cui le figure femminili, spesso relegate ai margini della società e della narrazione religiosa, vengono gradualmente poste al centro della rivelazione evangelica. Il percorso si snoda attraverso un’indagine esegetica integrata da un approccio linguistico, con particolare attenzione al lessico greco, alle strutture morfosintattiche e ai campi semantici utilizzati dall’evangelista per descrivere l’identità e il ruolo delle donne. Nel contesto ebraico del I secolo, la donna rappresentava una figura subalterna, silenziata sia nei luoghi religiosi sia negli spazi pubblici. Il Vangelo di Luca, tuttavia, si distingue all’interno della tradizione sinottica per l’ampia visibilità concessa alle donne, non solo come personaggi di contorno, ma come soggetti attivi nella fede, nella sequela e nella missione. La tesi esplora quindi come l’evangelista riformuli narrativamente e teologicamente la marginalità femminile, presentandola come via privilegiata della rivelazione divina. Vengono esaminate in dettaglio alcune figure chiave: Maria, che con il Magnificat pronuncia un inno di rovesciamento sociale e spirituale; Elisabetta e Anna profetessa, che testimoniano il compimento delle promesse; la peccatrice perdonata (Lc 7), che supera l’alterità morale attraverso l’amore e la fede; le donne discepole (Lc 8), attive nella missione e nel sostegno economico del gruppo itinerante; e infine le donne al sepolcro (Lc 24), prime testimoni del Risorto, la cui parola però viene inizialmente ignorata dagli apostoli. Il lavoro affronta anche i problemi interpretativi legati alla ricezione di questi testi: l’oblio della testimonianza femminile, la selezione redazionale della memoria, la tensione tra inclusione narrativa e esclusione istituzionale. L’analisi linguistica — condotta sui testi in lingua greca — permette di evidenziare i processi semantici attraverso cui Luca costruisce una teologia dell’alterità, come l’uso strategico di strutture pronominali e retoriche che contribuiscono a delineare una soggettività femminile che agisce, parla e interpreta. Il Vangelo di Luca non solo valorizza l’alterità di genere, ma la assume come categoria, ponendo le donne in ruoli centrali nell’economia salvifica. Attraverso un intreccio di narrazione, linguaggio e gesto profetico, l’evangelista mostra che il “centro” del Regno appartiene anche — e forse soprattutto — a chi sta ai margini.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3983