All'interno del contesto scolastico, il gruppo classe rappresenta un ambiente fondamentale per l’apprendimento non solo cognitivo, ma anche relazionale e sociale. Tuttavia, quando è presente un alunno con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), le dinamiche interne possono risultare particolarmente complesse e fragili. Il bambino con DOP tende infatti a manifestare comportamenti oppositivi, provocatori e talvolta aggressivi, che possono generare tensione e disorientamento nei compagni. Il gruppo spesso fatica a relazionarsi con lui, percependolo come elemento di disturbo o fonte di conflitti continui. Le provocazioni, le sfide all’autorità e la difficoltà nel rispettare le regole compromettono il senso di sicurezza e di cooperazione che normalmente sostiene la coesione del gruppo. Questo può portare all'isolamento del bambino, alla stigmatizzazione o, al contrario, a dinamiche di imitazione disfunzionale da parte di altri alunni. Comprendere queste difficoltà è il primo passo per intervenire in modo consapevole, promuovendo strategie inclusive che tutelino il benessere del gruppo classe senza escludere chi manifesta maggiori fatiche nella regolazione del comportamento. Altro elemento da analizzare è la relazione tra un alunno con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e un insegnante che non dispone di strumenti adeguati per gestirne i comportamenti può diventare estremamente complessa e conflittuale. Il bambino con DOP tende a sfidare l’autorità, a rifiutare le regole, a provocare verbalmente e fisicamente, mettendo spesso in atto comportamenti oppositivi soprattutto verso l’adulto che rappresenta una figura di controllo. Quando l’insegnante non è preparato o supportato nel riconoscere la natura del disturbo, può interpretare tali atteggiamenti come “cattiva volontà”, disobbedienza intenzionale o mancanza di rispetto. Questo può generare reazioni punitive, rigide o emotive che alimentano il circolo vizioso del conflitto. Il bambino, a sua volta, percepisce l’adulto come nemico, accresce le sue provocazioni e il clima scolastico ne risente.
Esprimere il disagio e disegnare il conflitto: il Disturbo Oppositivo Provocatorio nei bambini, tra relazioni scolastiche, segno grafico e strategie educative inclusive
RAGAZZI, LISA
2024/2025
Abstract
All'interno del contesto scolastico, il gruppo classe rappresenta un ambiente fondamentale per l’apprendimento non solo cognitivo, ma anche relazionale e sociale. Tuttavia, quando è presente un alunno con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP), le dinamiche interne possono risultare particolarmente complesse e fragili. Il bambino con DOP tende infatti a manifestare comportamenti oppositivi, provocatori e talvolta aggressivi, che possono generare tensione e disorientamento nei compagni. Il gruppo spesso fatica a relazionarsi con lui, percependolo come elemento di disturbo o fonte di conflitti continui. Le provocazioni, le sfide all’autorità e la difficoltà nel rispettare le regole compromettono il senso di sicurezza e di cooperazione che normalmente sostiene la coesione del gruppo. Questo può portare all'isolamento del bambino, alla stigmatizzazione o, al contrario, a dinamiche di imitazione disfunzionale da parte di altri alunni. Comprendere queste difficoltà è il primo passo per intervenire in modo consapevole, promuovendo strategie inclusive che tutelino il benessere del gruppo classe senza escludere chi manifesta maggiori fatiche nella regolazione del comportamento. Altro elemento da analizzare è la relazione tra un alunno con Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e un insegnante che non dispone di strumenti adeguati per gestirne i comportamenti può diventare estremamente complessa e conflittuale. Il bambino con DOP tende a sfidare l’autorità, a rifiutare le regole, a provocare verbalmente e fisicamente, mettendo spesso in atto comportamenti oppositivi soprattutto verso l’adulto che rappresenta una figura di controllo. Quando l’insegnante non è preparato o supportato nel riconoscere la natura del disturbo, può interpretare tali atteggiamenti come “cattiva volontà”, disobbedienza intenzionale o mancanza di rispetto. Questo può generare reazioni punitive, rigide o emotive che alimentano il circolo vizioso del conflitto. Il bambino, a sua volta, percepisce l’adulto come nemico, accresce le sue provocazioni e il clima scolastico ne risente.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/3996