La presente tesi si inserisce nel crescente interesse per lo studio delle dinamiche sociali legate al pregiudizio nei confronti delle persone con sindrome dello spettro autistico, con l’obiettivo di contribuire alla comprensione delle rappresentazioni e delle percezioni sociali che ancora oggi ne condizionano l’inclusione. Nonostante negli ultimi anni la società mostri una maggiore attenzione verso la neurodiversità, le persone autistiche continuano a incontrare ostacoli significativi di natura culturale e relazionale, spesso alimentati da stereotipi e da una scarsa conoscenza del tema. Comprendere tali dinamiche appare dunque essenziale per promuovere una più ampia consapevolezza e costruire una cultura realmente inclusiva. La ricerca empirica condotta ha avuto come obiettivo principale quello di indagare le percezioni che le persone neurotipiche hanno nei confronti dell’autismo e di analizzare in che modo queste percezioni possano essere influenzate dal contatto diretto o indiretto con persone autistiche. A tal fine, è stato elaborato un questionario, somministrato a circa 80 persone, contenente diverse scale standardizzate volte a misurare il livello di pregiudizio, la presenza di stereotipi e l’ansia intergruppo, nonché la disponibilità dei partecipanti a instaurare relazioni e a sostenere comportamenti concreti di inclusione. L’analisi dei dati ha mostrato che un maggiore grado di conoscenza e di esperienza personale con persone autistiche è associato a livelli inferiori di pregiudizio e a una maggiore propensione al contatto sociale. Questo risultato conferma quanto emerso nella letteratura scientifica sulla teoria del contatto, secondo cui l’interazione diretta costituisce un fattore chiave nella riduzione dello stigma e nella promozione di atteggiamenti positivi verso i gruppi minoritari. Le riflessioni emerse nel corso del lavoro sottolineano l’importanza di sviluppare interventi educativi e di sensibilizzazione che possano favorire una conoscenza più approfondita dell’autismo, superando la visione di patologia ancora diffusa in molti contesti. Promuovere una cultura della neurodiversità significa, infatti, riconoscere che ogni individuo possiede un modo unico di percepire e interagire con il mondo, e che tale diversità costituisce una risorsa per l’intera collettività.
Oltre il pregiudizio: comprendere lo sguardo sociale sull'autismo
BULGARELLI, DEBORA
2024/2025
Abstract
La presente tesi si inserisce nel crescente interesse per lo studio delle dinamiche sociali legate al pregiudizio nei confronti delle persone con sindrome dello spettro autistico, con l’obiettivo di contribuire alla comprensione delle rappresentazioni e delle percezioni sociali che ancora oggi ne condizionano l’inclusione. Nonostante negli ultimi anni la società mostri una maggiore attenzione verso la neurodiversità, le persone autistiche continuano a incontrare ostacoli significativi di natura culturale e relazionale, spesso alimentati da stereotipi e da una scarsa conoscenza del tema. Comprendere tali dinamiche appare dunque essenziale per promuovere una più ampia consapevolezza e costruire una cultura realmente inclusiva. La ricerca empirica condotta ha avuto come obiettivo principale quello di indagare le percezioni che le persone neurotipiche hanno nei confronti dell’autismo e di analizzare in che modo queste percezioni possano essere influenzate dal contatto diretto o indiretto con persone autistiche. A tal fine, è stato elaborato un questionario, somministrato a circa 80 persone, contenente diverse scale standardizzate volte a misurare il livello di pregiudizio, la presenza di stereotipi e l’ansia intergruppo, nonché la disponibilità dei partecipanti a instaurare relazioni e a sostenere comportamenti concreti di inclusione. L’analisi dei dati ha mostrato che un maggiore grado di conoscenza e di esperienza personale con persone autistiche è associato a livelli inferiori di pregiudizio e a una maggiore propensione al contatto sociale. Questo risultato conferma quanto emerso nella letteratura scientifica sulla teoria del contatto, secondo cui l’interazione diretta costituisce un fattore chiave nella riduzione dello stigma e nella promozione di atteggiamenti positivi verso i gruppi minoritari. Le riflessioni emerse nel corso del lavoro sottolineano l’importanza di sviluppare interventi educativi e di sensibilizzazione che possano favorire una conoscenza più approfondita dell’autismo, superando la visione di patologia ancora diffusa in molti contesti. Promuovere una cultura della neurodiversità significa, infatti, riconoscere che ogni individuo possiede un modo unico di percepire e interagire con il mondo, e che tale diversità costituisce una risorsa per l’intera collettività.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4001