La presente tesi esplora il legame tra Cura e educazione, a partire dalla figura di don Lorenzo Milani e del principio chiave del suo agire: l’I care. La volontà di indagare il tema della Cura in ambito educativo nasce dal profondo interesse verso l’esperienza educativa milaniana, che è stata straordinariamente capace di intendere l’insegnamento come atto relazionale, di responsabilità e di amore per l’altro. Il primo capitolo ricostruisce la vita di Lorenzo Milani Comparetti approfondendo, in particolare, le esperienze pastorali-educative dedicate agli ultimi di S. Donato di Calenzano e Barbiana, e le intuizioni pedagogiche che ne stanno alla base, quali: la scuola come strumento di emancipazione sociale, il valore dell’esperienza e del contatto con la realtà, la dimensione comunitaria dell’apprendimento e la centralità della relazione maestro-allievo. La scuola di don Milani dà voce a chi non ce l’ha, vive, è vissuta, prende per mano, accompagna, libera. In una parola: Cura o I care. L’elemento unificante di tutta l’esperienza educativa milaniana sembra essere proprio quello dell’I care, inteso come Cura autentica dell’altro nella prospettiva della sua fioritura. Il secondo capitolo propone un’analisi del fenomeno della Cura attraverso il quale vengono esplorati e approfonditi i molteplici significati racchiusi nel principio dell’I care. La trattazione parte dalla prospettiva filosofica di Martin Heidegger, una premessa fondamentale che consente di procedere propriamente verso la definizione della Cura come pratica nelle sue direzionalità e buone modalità esistentive. La Cura si profila come una pratica ontologicamente necessaria per consentire ad ognuno di dare buona forma alla propria esperienza di vita e fiorire nella sua unicità. Don Lorenzo Milani è stato profetico in questo senso. Il motto dell’I care, tradotto come “me ne importa, mi sta a cuore”, trova infatti una perfetta collocazione entro la cornice teorica della Cura autentica, che si configura come tale in virtù di precise modalità esistentive di abitare la relazione con l’altro. A Barbiana l’I care si realizza nell’ascolto, nell’attenzione, nella fiducia, nell’attesa, nella libertà, nella devozione, nella responsività, disponibilità, tenerezza e solidarietà. E infine nell’amore, del maestro verso l’allievo, un amore che si fa Cura ed è capace di portare alla luce, di far rinascere, i tesori nascosti di ognuno. Il terzo e ultimo capitolo si propone di chiarire, in modo più concreto, il significato e le implicazioni della Cura in ambito educativo mettendo in luce quello che è auspicabile fare oggi. L’esperienza educativa, in quanto esperienza intimamente relazionale, può essere letta e interpretata come esperienza di Cura; la Cura anzi si configura come categoria fondante della pedagogia e dell’educazione, che vengono in tal modo ad assumere significati ampi, esistenziali e originari. Questa riflessione conduce a prendere in analisi specificatamente il modo di abitare la relazione educativa da parte dell’insegnante in qualità non solo di professionista tecnico, ma anche di professionista relazionale e caregiver. Il riferimento è al saper essere del docente che assume una particolare rilevanza anche alla luce degli studi neuroscientifici sui neuroni specchio, capaci di farci entrare in risonanza corporea ed emotiva gli uni con gli altri. La prospettiva della Cura, in dialogo con le neuroscienze, invita dunque a ripensare oggi una scuola capace di dire I care e mettere al centro la persona avendo a cuore la sua autentica fioritura. In questo senso, viene in conclusione approfondito, il recente modello di scuola “B612.Infinito” proposto dalla prof.ssa Daniela Lucangeli, come valida proposta per dare concreta attuazione alla visione dell’educazione come atto di Cura, in cui centrale è il ruolo del magister.

L’I CARE A FONDAMENTO DELLA RELAZIONE EDUCATIVA. Da Barbiana a oggi, l’importanza di avere a cuore la fioritura dell’altro.

DE SIMONE, ALESSIA
2024/2025

Abstract

La presente tesi esplora il legame tra Cura e educazione, a partire dalla figura di don Lorenzo Milani e del principio chiave del suo agire: l’I care. La volontà di indagare il tema della Cura in ambito educativo nasce dal profondo interesse verso l’esperienza educativa milaniana, che è stata straordinariamente capace di intendere l’insegnamento come atto relazionale, di responsabilità e di amore per l’altro. Il primo capitolo ricostruisce la vita di Lorenzo Milani Comparetti approfondendo, in particolare, le esperienze pastorali-educative dedicate agli ultimi di S. Donato di Calenzano e Barbiana, e le intuizioni pedagogiche che ne stanno alla base, quali: la scuola come strumento di emancipazione sociale, il valore dell’esperienza e del contatto con la realtà, la dimensione comunitaria dell’apprendimento e la centralità della relazione maestro-allievo. La scuola di don Milani dà voce a chi non ce l’ha, vive, è vissuta, prende per mano, accompagna, libera. In una parola: Cura o I care. L’elemento unificante di tutta l’esperienza educativa milaniana sembra essere proprio quello dell’I care, inteso come Cura autentica dell’altro nella prospettiva della sua fioritura. Il secondo capitolo propone un’analisi del fenomeno della Cura attraverso il quale vengono esplorati e approfonditi i molteplici significati racchiusi nel principio dell’I care. La trattazione parte dalla prospettiva filosofica di Martin Heidegger, una premessa fondamentale che consente di procedere propriamente verso la definizione della Cura come pratica nelle sue direzionalità e buone modalità esistentive. La Cura si profila come una pratica ontologicamente necessaria per consentire ad ognuno di dare buona forma alla propria esperienza di vita e fiorire nella sua unicità. Don Lorenzo Milani è stato profetico in questo senso. Il motto dell’I care, tradotto come “me ne importa, mi sta a cuore”, trova infatti una perfetta collocazione entro la cornice teorica della Cura autentica, che si configura come tale in virtù di precise modalità esistentive di abitare la relazione con l’altro. A Barbiana l’I care si realizza nell’ascolto, nell’attenzione, nella fiducia, nell’attesa, nella libertà, nella devozione, nella responsività, disponibilità, tenerezza e solidarietà. E infine nell’amore, del maestro verso l’allievo, un amore che si fa Cura ed è capace di portare alla luce, di far rinascere, i tesori nascosti di ognuno. Il terzo e ultimo capitolo si propone di chiarire, in modo più concreto, il significato e le implicazioni della Cura in ambito educativo mettendo in luce quello che è auspicabile fare oggi. L’esperienza educativa, in quanto esperienza intimamente relazionale, può essere letta e interpretata come esperienza di Cura; la Cura anzi si configura come categoria fondante della pedagogia e dell’educazione, che vengono in tal modo ad assumere significati ampi, esistenziali e originari. Questa riflessione conduce a prendere in analisi specificatamente il modo di abitare la relazione educativa da parte dell’insegnante in qualità non solo di professionista tecnico, ma anche di professionista relazionale e caregiver. Il riferimento è al saper essere del docente che assume una particolare rilevanza anche alla luce degli studi neuroscientifici sui neuroni specchio, capaci di farci entrare in risonanza corporea ed emotiva gli uni con gli altri. La prospettiva della Cura, in dialogo con le neuroscienze, invita dunque a ripensare oggi una scuola capace di dire I care e mettere al centro la persona avendo a cuore la sua autentica fioritura. In questo senso, viene in conclusione approfondito, il recente modello di scuola “B612.Infinito” proposto dalla prof.ssa Daniela Lucangeli, come valida proposta per dare concreta attuazione alla visione dell’educazione come atto di Cura, in cui centrale è il ruolo del magister.
2024
Cura
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