L’elaborato individua il filo conduttore che attraversa la disciplina sulla protezione dei dati personali e la sua progressiva interferenza con l’esercizio del potere nello spazio digitale contemporaneo. In primo luogo, il testo ripercorre la storia del diritto alla riservatezza, dalle origini statunitensi della privacy e dell’habeas corpus fino al riconoscimento, in ambito europeo, del diritto alla protezione dei dati personali come diritto fondamentale dell’individuo, tutelato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati. Con l’avvento di Internet, infatti, l’attenzione è passata dalla tutela della semplice riservatezza alla definizione di regole generali di circolazione, conservazione e utilizzo dei dati, in virtù del nuovo diritto all’autodeterminazione informativa. Successivamente, l’analisi si concentra sull’espansione del potere delle piattaforme digitali, che elaborando norme di accesso e utilizzo dei servizi, nonché istituendo veri e propri organi di controllo e rimozione dei contenuti – in un contesto in cui l’accesso a Internet rappresenta una condizione essenziale per la piena partecipazione alla vita sociale ed economica – si sono affermate come infrastrutture in contrapposizione alla sovranità statale. Tale processo è stato favorito principalmente dalla necessità di non ostacolare la libertà d’impresa, nonché da un periodo di deregolazione iniziale, dovuto all’incapacità del potere politico di garantire la protezione dei diritti nell’aterritorialità della rete. Difatti, il web è nato come uno spazio privo di sovranità pubblica, all’interno del quale la funzione regolatoria è stata dapprima assunta dalle imprese private e, solo successivamente, rivendicata dal potere pubblico, vista l’esigenza di una “costituzionalizzazione” del potere delle piattaforme. Nonostante ciò, è evidente che le criticità derivanti dall’iniziale insufficienza della legge statale non siano mai del tutto scomparse. Anzi, a queste si sono aggiunte quelle conseguenti al raggiungimento di un punto di non ritorno, nel quale in rete la tutela delle garanzie costituzionali della persona viene affidata alla logica della responsabilizzazione privata. In questo senso, l’elaborato esamina gli interventi normativi europei più recenti, in particolare il Pacchetto sui Servizi Digitali, che introduce una co-regolazione tra Stati e piattaforme, imponendo obblighi di trasparenza, responsabilità e collaborazione con le autorità di vigilanza. Il lavoro mostra le norme sulla protezione dei dati e l’estensione alle piattaforme dei principi dell’azione amministrativa operino come un meccanismo di garanzia e di equilibrio sistemico, volto a riassorbire il potere privato entro l’ordine giuridico pubblico, in conformità ai principi dello Stato di diritto. Tuttavia, la Direttiva (UE) 2021/514 – che impone alle piattaforme di raccogliere, analizzare e trasmettere i dati fiscali degli utenti alle amministrazioni finanziarie nazionali, configurandole come infrastrutture indispensabili per l’attuazione delle politiche pubbliche – rivela una crescente dipendenza strutturale degli Stati dalle infrastrutture e dalle banche dati delle Big Tech, rendendo evidente l'indebolimento del nesso che dovrebbe legare società civile e istituzioni rappresentative e influendo sull'essenza stessa del principio democratico.

La disciplina sulla protezione dei dati personali come strumento di regolazione del potere privato: verso una pubblicizzazione di tipo funzionale delle piattaforme digitali.

ZENARO, DEBORA
2024/2025

Abstract

L’elaborato individua il filo conduttore che attraversa la disciplina sulla protezione dei dati personali e la sua progressiva interferenza con l’esercizio del potere nello spazio digitale contemporaneo. In primo luogo, il testo ripercorre la storia del diritto alla riservatezza, dalle origini statunitensi della privacy e dell’habeas corpus fino al riconoscimento, in ambito europeo, del diritto alla protezione dei dati personali come diritto fondamentale dell’individuo, tutelato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati. Con l’avvento di Internet, infatti, l’attenzione è passata dalla tutela della semplice riservatezza alla definizione di regole generali di circolazione, conservazione e utilizzo dei dati, in virtù del nuovo diritto all’autodeterminazione informativa. Successivamente, l’analisi si concentra sull’espansione del potere delle piattaforme digitali, che elaborando norme di accesso e utilizzo dei servizi, nonché istituendo veri e propri organi di controllo e rimozione dei contenuti – in un contesto in cui l’accesso a Internet rappresenta una condizione essenziale per la piena partecipazione alla vita sociale ed economica – si sono affermate come infrastrutture in contrapposizione alla sovranità statale. Tale processo è stato favorito principalmente dalla necessità di non ostacolare la libertà d’impresa, nonché da un periodo di deregolazione iniziale, dovuto all’incapacità del potere politico di garantire la protezione dei diritti nell’aterritorialità della rete. Difatti, il web è nato come uno spazio privo di sovranità pubblica, all’interno del quale la funzione regolatoria è stata dapprima assunta dalle imprese private e, solo successivamente, rivendicata dal potere pubblico, vista l’esigenza di una “costituzionalizzazione” del potere delle piattaforme. Nonostante ciò, è evidente che le criticità derivanti dall’iniziale insufficienza della legge statale non siano mai del tutto scomparse. Anzi, a queste si sono aggiunte quelle conseguenti al raggiungimento di un punto di non ritorno, nel quale in rete la tutela delle garanzie costituzionali della persona viene affidata alla logica della responsabilizzazione privata. In questo senso, l’elaborato esamina gli interventi normativi europei più recenti, in particolare il Pacchetto sui Servizi Digitali, che introduce una co-regolazione tra Stati e piattaforme, imponendo obblighi di trasparenza, responsabilità e collaborazione con le autorità di vigilanza. Il lavoro mostra le norme sulla protezione dei dati e l’estensione alle piattaforme dei principi dell’azione amministrativa operino come un meccanismo di garanzia e di equilibrio sistemico, volto a riassorbire il potere privato entro l’ordine giuridico pubblico, in conformità ai principi dello Stato di diritto. Tuttavia, la Direttiva (UE) 2021/514 – che impone alle piattaforme di raccogliere, analizzare e trasmettere i dati fiscali degli utenti alle amministrazioni finanziarie nazionali, configurandole come infrastrutture indispensabili per l’attuazione delle politiche pubbliche – rivela una crescente dipendenza strutturale degli Stati dalle infrastrutture e dalle banche dati delle Big Tech, rendendo evidente l'indebolimento del nesso che dovrebbe legare società civile e istituzioni rappresentative e influendo sull'essenza stessa del principio democratico.
2024
Dati personali
Piattaforme digitali
Costituzionalismo
Poteri privati
Co-regolazione
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Zenaro.Debora.pdf

Accesso riservato

Dimensione 1.1 MB
Formato Adobe PDF
1.1 MB Adobe PDF

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/4187