La fiscalità delle imprese agricole costituisce un ambito particolare del diritto tributario, caratterizzato da una disciplina che, pur basandosi su principi generali comuni a tutti i contribuenti, riconosce un trattamento differenziato in ragione delle specificità storiche, sociali ed economiche dell’attività agricola. Il presente lavoro propone un’analisi sistematica e critica del quadro normativo nazionale e comunitario, con l’obiettivo di evidenziarne punti di forza e di criticità, offrendo al contempo possibili spunti di riforma. La ricerca si apre con un inquadramento delle nozioni civilistiche, tributarie e comunitarie di impresa, soffermandosi sulle differenze tra la definizione di imprenditore agricolo prevista dall’articolo 2135 del Codice civile e quella fiscale delineata dagli articoli 25 e seguenti del TUIR. Si sottolinea come, in Italia, la capacità contributiva dell’imprenditore agricolo sia ancora determinata secondo criteri forfettari, basati sulle rendite catastali, anziché sul reddito effettivamente prodotto. Questa scelta, originariamente motivata da esigenze di semplificazione amministrativa e dalla percezione di un maggior rischio legato all’attività agricola, ha progressivamente sollevato dubbi di legittimità, soprattutto in relazione al principio costituzionale di capacità contributiva sancito dall’articolo 53. Particolare attenzione viene dedicata all’evoluzione della nozione di attività agricola, passata da una concezione legata staticamente al fondo a un approccio più dinamico fondato sul ciclo biologico, come previsto dalla riforma del 2001. Questo cambiamento ha ampliato l’ambito delle attività riconducibili all’agrarietà, includendo lavorazioni, servizi e attività connesse, generando talvolta difficoltà di coordinamento tra disciplina civilistica e fiscale. Il cuore dello studio riguarda il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, con particolare riferimento ai redditi fondiari. Si analizzano il meccanismo di imputazione del reddito dominicale e agrario, la loro determinazione catastale e le implicazioni derivanti dalla discrepanza rispetto ai redditi effettivi. L’esame della giurisprudenza e delle più recenti novità normative consente di mettere in luce le tensioni interpretative e applicative, soprattutto per le attività agricole svolte in forma societaria o cooperativa, nonché per i casi in cui la potenzialità del fondo determina il passaggio alla categoria dei redditi d’impresa. Ampio spazio viene riservato anche alla disciplina IVA, con particolare attenzione ai regimi agevolativi per i produttori agricoli, al regime di esonero ed alle opzioni per il regime ordinario. L’analisi comprende le attività miste e connesse, evidenziando le difficoltà di conciliare la semplificazione fiscale con i principi di neutralità e concorrenza propri dell’imposta sul valore aggiunto. Le conclusioni sottolineano le criticità strutturali del sistema impositivo agricolo, legate principalmente alla persistenza della tassazione catastale, sempre meno aderente alla realtà economica di imprese caratterizzate da processi produttivi diversificati e innovativi. Viene inoltre evidenziata la distanza tra il modello italiano e quello comunitario, più orientato a una concezione di impresa agricola fondata sulla partecipazione al mercato e sulla tutela della concorrenza. In prospettiva, la ricerca suggerisce alcune linee di intervento: il superamento graduale della tassazione catastale a favore di criteri basati sul reddito effettivo, l’armonizzazione della disciplina fiscale con le trasformazioni del diritto agrario e con le direttive europee. L’obiettivo auspicato è un sistema impositivo più equo, coerente e sostenibile, capace di rispettare i principi costituzionali.
LA FISCALITÀ DELLE IMPRESE AGRICOLE
LOMBARDI, RICCARDO
2024/2025
Abstract
La fiscalità delle imprese agricole costituisce un ambito particolare del diritto tributario, caratterizzato da una disciplina che, pur basandosi su principi generali comuni a tutti i contribuenti, riconosce un trattamento differenziato in ragione delle specificità storiche, sociali ed economiche dell’attività agricola. Il presente lavoro propone un’analisi sistematica e critica del quadro normativo nazionale e comunitario, con l’obiettivo di evidenziarne punti di forza e di criticità, offrendo al contempo possibili spunti di riforma. La ricerca si apre con un inquadramento delle nozioni civilistiche, tributarie e comunitarie di impresa, soffermandosi sulle differenze tra la definizione di imprenditore agricolo prevista dall’articolo 2135 del Codice civile e quella fiscale delineata dagli articoli 25 e seguenti del TUIR. Si sottolinea come, in Italia, la capacità contributiva dell’imprenditore agricolo sia ancora determinata secondo criteri forfettari, basati sulle rendite catastali, anziché sul reddito effettivamente prodotto. Questa scelta, originariamente motivata da esigenze di semplificazione amministrativa e dalla percezione di un maggior rischio legato all’attività agricola, ha progressivamente sollevato dubbi di legittimità, soprattutto in relazione al principio costituzionale di capacità contributiva sancito dall’articolo 53. Particolare attenzione viene dedicata all’evoluzione della nozione di attività agricola, passata da una concezione legata staticamente al fondo a un approccio più dinamico fondato sul ciclo biologico, come previsto dalla riforma del 2001. Questo cambiamento ha ampliato l’ambito delle attività riconducibili all’agrarietà, includendo lavorazioni, servizi e attività connesse, generando talvolta difficoltà di coordinamento tra disciplina civilistica e fiscale. Il cuore dello studio riguarda il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, con particolare riferimento ai redditi fondiari. Si analizzano il meccanismo di imputazione del reddito dominicale e agrario, la loro determinazione catastale e le implicazioni derivanti dalla discrepanza rispetto ai redditi effettivi. L’esame della giurisprudenza e delle più recenti novità normative consente di mettere in luce le tensioni interpretative e applicative, soprattutto per le attività agricole svolte in forma societaria o cooperativa, nonché per i casi in cui la potenzialità del fondo determina il passaggio alla categoria dei redditi d’impresa. Ampio spazio viene riservato anche alla disciplina IVA, con particolare attenzione ai regimi agevolativi per i produttori agricoli, al regime di esonero ed alle opzioni per il regime ordinario. L’analisi comprende le attività miste e connesse, evidenziando le difficoltà di conciliare la semplificazione fiscale con i principi di neutralità e concorrenza propri dell’imposta sul valore aggiunto. Le conclusioni sottolineano le criticità strutturali del sistema impositivo agricolo, legate principalmente alla persistenza della tassazione catastale, sempre meno aderente alla realtà economica di imprese caratterizzate da processi produttivi diversificati e innovativi. Viene inoltre evidenziata la distanza tra il modello italiano e quello comunitario, più orientato a una concezione di impresa agricola fondata sulla partecipazione al mercato e sulla tutela della concorrenza. In prospettiva, la ricerca suggerisce alcune linee di intervento: il superamento graduale della tassazione catastale a favore di criteri basati sul reddito effettivo, l’armonizzazione della disciplina fiscale con le trasformazioni del diritto agrario e con le direttive europee. L’obiettivo auspicato è un sistema impositivo più equo, coerente e sostenibile, capace di rispettare i principi costituzionali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4192