Il presente elaborato si propone di analizzare in modo approfondito il fenomeno degli abusi sulle religiose, una delle tematiche più complesse, delicate e a lungo trascurate del panorama ecclesiastico contemporaneo. Si tratta di una questione che affonda le proprie radici in dinamiche storiche, istituzionali e relazionali di lunga durata, e che soltanto negli ultimi decenni ha cominciato ad emergere con maggiore chiarezza, grazie a una crescente sensibilità ecclesiale e sociale verso la tutela delle persone vulnerabili. L’attenzione della ricerca è rivolta in particolare alle forme di abuso di potere, di abuso spirituale, di abuso psicologico e, nei casi più gravi, di abusi fisici, che possono manifestarsi all’interno della vita consacrata femminile, dove il rapporto di obbedienza e dipendenza può tradursi, in contesti patologici, in una forma di sottomissione forzata e di manipolazione della coscienza. L’obiettivo principale della tesi è offrire una lettura giuridica e istituzionale di tale fenomeno, mantenendo uno sguardo rispettoso e costruttivo nei confronti della Chiesa, che negli ultimi anni ha mostrato un rinnovato impegno nella prevenzione e nella gestione degli abusi. L’intento non è, dunque, quello di muovere una critica alla Chiesa come istituzione, ma di contribuire ad una riflessione matura e consapevole, capace di unire la necessità di giustizia con la prospettiva pastorale di misericordia e rinnovamento. La ricerca mira a promuovere una “presa di coscienza” che non si limiti alla denuncia del male, ma si traduca in percorsi di responsabilizzazione e di conversione culturale, restituendo centralità alla dignità della donna consacrata e alla credibilità della testimonianza ecclesiale. L’elaborato si articola in tre capitoli. Nel primo viene esaminata la struttura gerarchica della Chiesa, con particolare attenzione al ruolo e alla condizione delle religiose anche in riferimento alla sua evoluzione nel tempo. Attraverso l’esame di casi concreti e di riflessioni dottrinali, viene mostrato come il voto di obbedienza, pur nato come espressione di libertà e dono di sé, possa trasformarsi, in determinati contesti, in un vincolo di coercizione psicologica. Il secondo capitolo si concentra invece sulla definizione concettuale dell’abuso in ambito religioso. L’indagine prende in considerazione i fattori che favoriscono la diffusione e la reiterazione degli abusi, quali l’isolamento della suora, la cultura del silenzio, la mancanza di spazi di ascolto e la carenza di strumenti di tutela. In questa parte emergono anche le conseguenze dell'abuso: il senso di colpa, la perdita di fiducia nell’istituzione e la difficoltà di rielaborare il trauma in un contesto di fede. Il terzo capitolo affronta, infine, i profili giuridici e normativi del problema, analizzando le risposte offerte dall’ordinamento canonico e le interazioni con il diritto ecclesiastico dello Stato. Particolare rilievo assumono le riforme introdotte da papa Francesco con il motu proprio Vos estis lux mundi (2019) e con la costituzione apostolica Pascite gregem Dei (2021), che, attraverso la revisione del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, hanno segnato un cambio di paradigma nella gestione dei delitti contra sextum. Tuttavia, la piena efficacia di tali strumenti richiede una reale collaborazione tra autorità ecclesiastiche e civili, fondata sul rispetto reciproco e sulla distinzione delle competenze giurisdizionali. L'elaborato si conclude sottolineando come la cooperazione tra ordinamento canonico e ordinamento statale rappresenta oggi una condizione imprescindibile per la tutela integrale delle persone consacrate. Solo attraverso un dialogo leale e continuo tra ordine spirituale e ordine temporale sarà possibile realizzare una giustizia che coniughi legalità e carità pastorale, garantendo al tempo stesso la salvaguardia della dignità umana e la credibilità della Chiesa.

Il fenomeno degli abusi sulle religiose: profili di diritto canonico e di diritto ecclesiastico dello Stato

OLIVETTI, ELENA
2024/2025

Abstract

Il presente elaborato si propone di analizzare in modo approfondito il fenomeno degli abusi sulle religiose, una delle tematiche più complesse, delicate e a lungo trascurate del panorama ecclesiastico contemporaneo. Si tratta di una questione che affonda le proprie radici in dinamiche storiche, istituzionali e relazionali di lunga durata, e che soltanto negli ultimi decenni ha cominciato ad emergere con maggiore chiarezza, grazie a una crescente sensibilità ecclesiale e sociale verso la tutela delle persone vulnerabili. L’attenzione della ricerca è rivolta in particolare alle forme di abuso di potere, di abuso spirituale, di abuso psicologico e, nei casi più gravi, di abusi fisici, che possono manifestarsi all’interno della vita consacrata femminile, dove il rapporto di obbedienza e dipendenza può tradursi, in contesti patologici, in una forma di sottomissione forzata e di manipolazione della coscienza. L’obiettivo principale della tesi è offrire una lettura giuridica e istituzionale di tale fenomeno, mantenendo uno sguardo rispettoso e costruttivo nei confronti della Chiesa, che negli ultimi anni ha mostrato un rinnovato impegno nella prevenzione e nella gestione degli abusi. L’intento non è, dunque, quello di muovere una critica alla Chiesa come istituzione, ma di contribuire ad una riflessione matura e consapevole, capace di unire la necessità di giustizia con la prospettiva pastorale di misericordia e rinnovamento. La ricerca mira a promuovere una “presa di coscienza” che non si limiti alla denuncia del male, ma si traduca in percorsi di responsabilizzazione e di conversione culturale, restituendo centralità alla dignità della donna consacrata e alla credibilità della testimonianza ecclesiale. L’elaborato si articola in tre capitoli. Nel primo viene esaminata la struttura gerarchica della Chiesa, con particolare attenzione al ruolo e alla condizione delle religiose anche in riferimento alla sua evoluzione nel tempo. Attraverso l’esame di casi concreti e di riflessioni dottrinali, viene mostrato come il voto di obbedienza, pur nato come espressione di libertà e dono di sé, possa trasformarsi, in determinati contesti, in un vincolo di coercizione psicologica. Il secondo capitolo si concentra invece sulla definizione concettuale dell’abuso in ambito religioso. L’indagine prende in considerazione i fattori che favoriscono la diffusione e la reiterazione degli abusi, quali l’isolamento della suora, la cultura del silenzio, la mancanza di spazi di ascolto e la carenza di strumenti di tutela. In questa parte emergono anche le conseguenze dell'abuso: il senso di colpa, la perdita di fiducia nell’istituzione e la difficoltà di rielaborare il trauma in un contesto di fede. Il terzo capitolo affronta, infine, i profili giuridici e normativi del problema, analizzando le risposte offerte dall’ordinamento canonico e le interazioni con il diritto ecclesiastico dello Stato. Particolare rilievo assumono le riforme introdotte da papa Francesco con il motu proprio Vos estis lux mundi (2019) e con la costituzione apostolica Pascite gregem Dei (2021), che, attraverso la revisione del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, hanno segnato un cambio di paradigma nella gestione dei delitti contra sextum. Tuttavia, la piena efficacia di tali strumenti richiede una reale collaborazione tra autorità ecclesiastiche e civili, fondata sul rispetto reciproco e sulla distinzione delle competenze giurisdizionali. L'elaborato si conclude sottolineando come la cooperazione tra ordinamento canonico e ordinamento statale rappresenta oggi una condizione imprescindibile per la tutela integrale delle persone consacrate. Solo attraverso un dialogo leale e continuo tra ordine spirituale e ordine temporale sarà possibile realizzare una giustizia che coniughi legalità e carità pastorale, garantendo al tempo stesso la salvaguardia della dignità umana e la credibilità della Chiesa.
2024
donna consacrata
abusi nella Chiesa
vulnerabilità
Vos estis lux mundi
Pascite gregem Dei
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/4200