La tesi si propone di analizzare il fenomeno della rinegoziazione contrattuale intesa come strumento di adattamento dei rapporti giuridici nel caso in cui si verifichino eventi sopravvenuti che alterino il rapporto contrattuale. In un contesto in cui i contratti sono sempre più soggetti a imprevisti e squilibri sopravvenuti - come, ad esempio, la pandemia da Covid-19, i conflitti geopolitici o i cambiamenti radicali del mercato - la possibilità di rivedere le clausole pattuite diventa una questione centrale per i rapporti contrattuali, soprattutto per quelli internazionali. Nel primo capitolo, il tema viene analizzato nella sua dimensione generale, partendo dall’analisi dei concetti fondamentali che costituiscono la base del discorso. Prima di tutto viene fornita l’analisi di due principi cardine del nostro ordinamento: l’autonomia contrattuale e il principio di buona fede. Si esplora quindi il concetto di “eccessiva onerosità sopravvenuta” ossia quella situazione in cui l’esecuzione del contratto diviene gravemente svantaggiosa per una parte a causa di eventi imprevedibili e straordinari e il rimedio risolutivo previsto dall’articolo 1467 c.c. L’analisi dell’articolo 1467 c.c. Si concentra anche sull’istituto della reductio ad equitatem previsto dal comma 3. Viene inoltre affrontata la figura dello ius variandi ovvero il potere di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali e si pongono in evidenza alcune differenze con la rinegoziazione. Il secondo capitolo si concentra sull’ordinamento italiano dove l’obbligo di rinegoziazione non è codificato espressamente. Si analizza innanzitutto le clausole di negoziazione che rappresentano uno strumento di prevenzione dei conflitti e di gestione dei rischi. Successivamente si esamina la controversa ammissibilità di un obbligo legale di rinegoziazione. In particolare viene riportato il dibattito sull’ammissibilità di tale obbligo quelle diverse posizioni di chi lo ammette fondandolo sul principio di buona fede e chi invece la contesta. Il testo approfondisce poi il contenuto di tale obbligo e in particolare se esso costituisce un obbligo di mezzi o di risultato. Dopo aver analizzato quali sono i contenuti dell’obbligo e i comportamenti che le parti devono tenere affinché si possa dire che tale obbligo sia adempiuto, si discute su quali siano i rimedi in caso di un suo inadempimento. In particolare, si riporta il dibattito sulla possibilità di ammettere un intervento del giudice e l’applicabilità dell’articolo 2932 c.c. Infine si analizzano gli altri rimedi previsti in caso di inadempimento e in particolare il risarcimento del danno e la sua quantificazione in termini di interesse positivo o negativo. Nel terzo capitolo viene analizzato il contesto internazionale in particolare la clausola di hardship. Si prendono in considerazione le disposizioni previste dai Principi Unidroit, dai Principi di Diritto Europeo dei Contratti e il modello di clausola elaborato dalla Camera di Commercio Internazionale. Infine si fa un cenno alla Convenzione di Vienna del 1980 e ha la possibilità di ricondurre l’hardship all’interno dell’articolo 79 CISG. Nell’ultima parte del capitolo viene invece fatto cenno alle soluzioni adottate da ordinamenti diversi da quello italiano in materia di rinegoziazione. In particolare, si analizza l’ordinamento francese e quello tedesco interessati da recente riforme, l’ordinamento inglese, quello americano, quello svizzero e quello argentino. Infine, l’ultimo capitolo riporta le evoluzioni che ha avuto il tema della rinegoziazione durante e a seguito della pandemia da Covid-19. Il Covid infatti rientra fra quegli eventi sopravvenuti che secondo opinione comune possono permettere di attivare le clausole di rinegoziazione. Si analizza in particolare la “Relazione Tematica dell’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione n. 56 del 2020.

La rinegoziazione come strumento di adeguamento contrattuale.

SPALLANZANI, ALICE
2024/2025

Abstract

La tesi si propone di analizzare il fenomeno della rinegoziazione contrattuale intesa come strumento di adattamento dei rapporti giuridici nel caso in cui si verifichino eventi sopravvenuti che alterino il rapporto contrattuale. In un contesto in cui i contratti sono sempre più soggetti a imprevisti e squilibri sopravvenuti - come, ad esempio, la pandemia da Covid-19, i conflitti geopolitici o i cambiamenti radicali del mercato - la possibilità di rivedere le clausole pattuite diventa una questione centrale per i rapporti contrattuali, soprattutto per quelli internazionali. Nel primo capitolo, il tema viene analizzato nella sua dimensione generale, partendo dall’analisi dei concetti fondamentali che costituiscono la base del discorso. Prima di tutto viene fornita l’analisi di due principi cardine del nostro ordinamento: l’autonomia contrattuale e il principio di buona fede. Si esplora quindi il concetto di “eccessiva onerosità sopravvenuta” ossia quella situazione in cui l’esecuzione del contratto diviene gravemente svantaggiosa per una parte a causa di eventi imprevedibili e straordinari e il rimedio risolutivo previsto dall’articolo 1467 c.c. L’analisi dell’articolo 1467 c.c. Si concentra anche sull’istituto della reductio ad equitatem previsto dal comma 3. Viene inoltre affrontata la figura dello ius variandi ovvero il potere di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali e si pongono in evidenza alcune differenze con la rinegoziazione. Il secondo capitolo si concentra sull’ordinamento italiano dove l’obbligo di rinegoziazione non è codificato espressamente. Si analizza innanzitutto le clausole di negoziazione che rappresentano uno strumento di prevenzione dei conflitti e di gestione dei rischi. Successivamente si esamina la controversa ammissibilità di un obbligo legale di rinegoziazione. In particolare viene riportato il dibattito sull’ammissibilità di tale obbligo quelle diverse posizioni di chi lo ammette fondandolo sul principio di buona fede e chi invece la contesta. Il testo approfondisce poi il contenuto di tale obbligo e in particolare se esso costituisce un obbligo di mezzi o di risultato. Dopo aver analizzato quali sono i contenuti dell’obbligo e i comportamenti che le parti devono tenere affinché si possa dire che tale obbligo sia adempiuto, si discute su quali siano i rimedi in caso di un suo inadempimento. In particolare, si riporta il dibattito sulla possibilità di ammettere un intervento del giudice e l’applicabilità dell’articolo 2932 c.c. Infine si analizzano gli altri rimedi previsti in caso di inadempimento e in particolare il risarcimento del danno e la sua quantificazione in termini di interesse positivo o negativo. Nel terzo capitolo viene analizzato il contesto internazionale in particolare la clausola di hardship. Si prendono in considerazione le disposizioni previste dai Principi Unidroit, dai Principi di Diritto Europeo dei Contratti e il modello di clausola elaborato dalla Camera di Commercio Internazionale. Infine si fa un cenno alla Convenzione di Vienna del 1980 e ha la possibilità di ricondurre l’hardship all’interno dell’articolo 79 CISG. Nell’ultima parte del capitolo viene invece fatto cenno alle soluzioni adottate da ordinamenti diversi da quello italiano in materia di rinegoziazione. In particolare, si analizza l’ordinamento francese e quello tedesco interessati da recente riforme, l’ordinamento inglese, quello americano, quello svizzero e quello argentino. Infine, l’ultimo capitolo riporta le evoluzioni che ha avuto il tema della rinegoziazione durante e a seguito della pandemia da Covid-19. Il Covid infatti rientra fra quegli eventi sopravvenuti che secondo opinione comune possono permettere di attivare le clausole di rinegoziazione. Si analizza in particolare la “Relazione Tematica dell’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione n. 56 del 2020.
2024
Rinegoziazione
Hardship
Buona fede
Eventi sopravvenuti
Pandemia
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