Nel cuore dell’assistenza domiciliare, dove l’infermiere si muove spesso in solitudine tra case, famiglie e fragilità, prende forma una riflessione profonda sul benessere organizzativo e sulla forza delle relazioni professionali. Questa tesi nasce da un’esperienza vissuta, maturata in oltre venticinque anni di lavoro sul territorio, e si sviluppa come un percorso di ricerca volto a esplorare il ruolo delle comunità di pratica nel sostenere chi si prende cura degli altri. Le comunità di pratica, intese come spazi di apprendimento condiviso e riflessione collettiva, emergono come ambienti capaci di generare valore non solo in termini di competenze, ma anche di benessere, resilienza e senso di appartenenza. In un contesto operativo spesso frammentato, dove il carico emotivo e l’isolamento possono minare la motivazione, queste comunità offrono un luogo di confronto, supporto e crescita. La partecipazione attiva diventa così un gesto di cura verso sé stessi e verso il gruppo, un modo per trasformare la vulnerabilità in risorsa. La ricerca ha indagato il vissuto degli infermieri del servizio domiciliare, confrontando chi partecipa a comunità di pratica con chi ne è escluso. Attraverso strumenti validati (NPSES-2, BAT e QISO), sono stati esplorati tre aspetti fondamentali: l’autoefficacia professionale, il burnout e il benessere organizzativo. I dati raccolti raccontano una realtà complessa, ma anche ricca di potenzialità. Gli infermieri coinvolti nelle comunità di pratica mostrano una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una percezione più positiva del contesto lavorativo e una minore esposizione allo stress. Sebbene le differenze non siano sempre statisticamente significative, si delineano tendenze che suggeriscono un impatto positivo della partecipazione su diversi aspetti della vita professionale. In particolare, emerge una minore compromissione cognitiva tra i partecipanti, segno di una migliore tenuta mentale e di una maggiore capacità di affrontare le sfide quotidiane. Anche la distanza emotiva e la fatica relazionale sembrano attenuarsi, lasciando spazio a una maggiore coesione e condivisione. Le comunità di pratica si configurano così come dispositivi organizzativi capaci di intercettare bisogni, promuovere soluzioni e favorire un apprendimento situato, che nasce dall’esperienza e si nutre di relazione. Questa indagine rappresenta un primo passo verso una visione più umana e sostenibile del lavoro infermieristico. Le comunità di pratica non sono solo strumenti di formazione, ma luoghi di senso, dove il sapere si costruisce insieme e dove il benessere diventa una responsabilità condivisa. In un sistema sanitario che cambia, investire in questi spazi significa prendersi cura di chi cura, riconoscendo il valore della professionalità, della riflessività e della collaborazione. La speranza è che questa ricerca possa contribuire a promuovere una cultura organizzativa più attenta alle persone, capace di valorizzare le competenze e di sostenere la salute di chi ogni giorno si dedica alla cura degli altri. Le comunità di pratica, in questo senso, non sono solo una risposta ai bisogni del presente, ma una promessa per il futuro.
L’impatto delle comunità di pratica sul benessere organizzativo e sul clima psicosociale nel team di lavoro del servizio infermieristico domiciliare: uno studio osservazionale trasversale
DELLA MONICA, MARGHERITA
2024/2025
Abstract
Nel cuore dell’assistenza domiciliare, dove l’infermiere si muove spesso in solitudine tra case, famiglie e fragilità, prende forma una riflessione profonda sul benessere organizzativo e sulla forza delle relazioni professionali. Questa tesi nasce da un’esperienza vissuta, maturata in oltre venticinque anni di lavoro sul territorio, e si sviluppa come un percorso di ricerca volto a esplorare il ruolo delle comunità di pratica nel sostenere chi si prende cura degli altri. Le comunità di pratica, intese come spazi di apprendimento condiviso e riflessione collettiva, emergono come ambienti capaci di generare valore non solo in termini di competenze, ma anche di benessere, resilienza e senso di appartenenza. In un contesto operativo spesso frammentato, dove il carico emotivo e l’isolamento possono minare la motivazione, queste comunità offrono un luogo di confronto, supporto e crescita. La partecipazione attiva diventa così un gesto di cura verso sé stessi e verso il gruppo, un modo per trasformare la vulnerabilità in risorsa. La ricerca ha indagato il vissuto degli infermieri del servizio domiciliare, confrontando chi partecipa a comunità di pratica con chi ne è escluso. Attraverso strumenti validati (NPSES-2, BAT e QISO), sono stati esplorati tre aspetti fondamentali: l’autoefficacia professionale, il burnout e il benessere organizzativo. I dati raccolti raccontano una realtà complessa, ma anche ricca di potenzialità. Gli infermieri coinvolti nelle comunità di pratica mostrano una maggiore fiducia nelle proprie capacità, una percezione più positiva del contesto lavorativo e una minore esposizione allo stress. Sebbene le differenze non siano sempre statisticamente significative, si delineano tendenze che suggeriscono un impatto positivo della partecipazione su diversi aspetti della vita professionale. In particolare, emerge una minore compromissione cognitiva tra i partecipanti, segno di una migliore tenuta mentale e di una maggiore capacità di affrontare le sfide quotidiane. Anche la distanza emotiva e la fatica relazionale sembrano attenuarsi, lasciando spazio a una maggiore coesione e condivisione. Le comunità di pratica si configurano così come dispositivi organizzativi capaci di intercettare bisogni, promuovere soluzioni e favorire un apprendimento situato, che nasce dall’esperienza e si nutre di relazione. Questa indagine rappresenta un primo passo verso una visione più umana e sostenibile del lavoro infermieristico. Le comunità di pratica non sono solo strumenti di formazione, ma luoghi di senso, dove il sapere si costruisce insieme e dove il benessere diventa una responsabilità condivisa. In un sistema sanitario che cambia, investire in questi spazi significa prendersi cura di chi cura, riconoscendo il valore della professionalità, della riflessività e della collaborazione. La speranza è che questa ricerca possa contribuire a promuovere una cultura organizzativa più attenta alle persone, capace di valorizzare le competenze e di sostenere la salute di chi ogni giorno si dedica alla cura degli altri. Le comunità di pratica, in questo senso, non sono solo una risposta ai bisogni del presente, ma una promessa per il futuro.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4253