L’elaborato analizza l’istituto del marchio storico di interesse nazionale introdotto dall’art. 11-ter del Codice della Proprietà Industriale, quale strumento di tutela e valorizzazione delle imprese italiane con un segno distintivo in uso continuativo da almeno cinquant’anni. Attraverso un approccio sistematico e comparato, la ricerca intende tratteggiare l’evoluzione normativa e giurisprudenziale del diritto di marchio stesso, individuando le premesse teoriche e le ragioni politico-economiche che hanno condotto all’istituzione di una categoria giuridica di confine tra diritto privato e interesse pubblico. Nella prima parte dell’elaborato si andrà ad esaminare la nozione, la funzione e la natura giuridica del marchio d’impresa all’interno nel contesto del sistema della proprietà industriale nazionale ed europea. L’analisi muove dall’art. 7 c.p.i., evidenziando la progressiva trasformazione del marchio da segno di fabbrica a bene immateriale a contenuto distintivo, fino a configurarsi quale diritto soggettivo complesso a struttura relazionale, fondato su un equilibrio tra libertà d’iniziativa economica, tutela della concorrenza e garanzia dell’affidamento del consumatore. La riflessione si estende alle funzioni economiche e comunicative del segno, alla luce della più recente giurisprudenza (Arsenal, L’Oréal, Interflora), che ha consolidato una concezione multifunzionale della tutela del marchio. La seconda parte, invece, è volta ad affrontare la disciplina del marchio storico di interesse nazionale introdotta dal Decreto Crescita del 2019 e attuata dai decreti ministeriali del 10 gennaio 2020 e del 28 febbraio 2025. L’indagine ricostruisce la genesi normativa dell’istituto, la struttura del Registro dei marchi storici presso l’UIBM, i requisiti per l’iscrizione e gli effetti giuridici derivanti dall’uso del logo ministeriale. Particolare attenzione è dedicata alla natura ricognitiva dell’iscrizione, al suo valore simbolico e promozionale e ai profili interpretativi ancora dibattuti in dottrina, quali l’ambiguità della nozione di “storico”, la possibile interferenza con il marchio di certificazione e i limiti d’uso del segno pubblico. Nella terza parte l’elaborato colloca l’istituto nella più ampia cornice della Legge 27 dicembre 2023, n. 206 (“Legge quadro sul Made in Italy”), che persegue finalità di tutela e promozione dell’eccellenza produttiva nazionale. L’art. 7 di tale legge, dedicato ai “marchi di particolare interesse e valenza nazionale”, consente di leggere il marchio storico come strumento di politica industriale e culturale, in grado di coniugare competitività economica e identità territoriale. L’analisi si estende ai riflessi penali e civilistici della contraffazione, alla concorrenza sleale e alla tutela della provenienza, quale elemento costitutivo del valore reputazionale del brand. Infine, la parte conclusiva indaga le prospettive evolutive dell’istituto, con riferimento al ruolo dei marchi storici come patrimonio immateriale dell’impresa e della collettività. In questa prospettiva, il marchio storico assume la funzione di strumento di memoria economica e di coesione culturale, espressione della continuità produttiva e della tradizione manifatturiera italiana. Il lavoro dimostra come la disciplina introdotta non si limiti a riconoscere una qualità commerciale, ma ambisca a preservare la dimensione identitaria del tessuto industriale nazionale, ponendo le basi per una tutela integrata che contemperi libertà di mercato, valorizzazione territoriale e interesse pubblico alla conservazione del patrimonio produttivo.

Il marchio storico di interesse nazionale: disciplina e prospettive di tutela

ROSSI, ENRICO
2024/2025

Abstract

L’elaborato analizza l’istituto del marchio storico di interesse nazionale introdotto dall’art. 11-ter del Codice della Proprietà Industriale, quale strumento di tutela e valorizzazione delle imprese italiane con un segno distintivo in uso continuativo da almeno cinquant’anni. Attraverso un approccio sistematico e comparato, la ricerca intende tratteggiare l’evoluzione normativa e giurisprudenziale del diritto di marchio stesso, individuando le premesse teoriche e le ragioni politico-economiche che hanno condotto all’istituzione di una categoria giuridica di confine tra diritto privato e interesse pubblico. Nella prima parte dell’elaborato si andrà ad esaminare la nozione, la funzione e la natura giuridica del marchio d’impresa all’interno nel contesto del sistema della proprietà industriale nazionale ed europea. L’analisi muove dall’art. 7 c.p.i., evidenziando la progressiva trasformazione del marchio da segno di fabbrica a bene immateriale a contenuto distintivo, fino a configurarsi quale diritto soggettivo complesso a struttura relazionale, fondato su un equilibrio tra libertà d’iniziativa economica, tutela della concorrenza e garanzia dell’affidamento del consumatore. La riflessione si estende alle funzioni economiche e comunicative del segno, alla luce della più recente giurisprudenza (Arsenal, L’Oréal, Interflora), che ha consolidato una concezione multifunzionale della tutela del marchio. La seconda parte, invece, è volta ad affrontare la disciplina del marchio storico di interesse nazionale introdotta dal Decreto Crescita del 2019 e attuata dai decreti ministeriali del 10 gennaio 2020 e del 28 febbraio 2025. L’indagine ricostruisce la genesi normativa dell’istituto, la struttura del Registro dei marchi storici presso l’UIBM, i requisiti per l’iscrizione e gli effetti giuridici derivanti dall’uso del logo ministeriale. Particolare attenzione è dedicata alla natura ricognitiva dell’iscrizione, al suo valore simbolico e promozionale e ai profili interpretativi ancora dibattuti in dottrina, quali l’ambiguità della nozione di “storico”, la possibile interferenza con il marchio di certificazione e i limiti d’uso del segno pubblico. Nella terza parte l’elaborato colloca l’istituto nella più ampia cornice della Legge 27 dicembre 2023, n. 206 (“Legge quadro sul Made in Italy”), che persegue finalità di tutela e promozione dell’eccellenza produttiva nazionale. L’art. 7 di tale legge, dedicato ai “marchi di particolare interesse e valenza nazionale”, consente di leggere il marchio storico come strumento di politica industriale e culturale, in grado di coniugare competitività economica e identità territoriale. L’analisi si estende ai riflessi penali e civilistici della contraffazione, alla concorrenza sleale e alla tutela della provenienza, quale elemento costitutivo del valore reputazionale del brand. Infine, la parte conclusiva indaga le prospettive evolutive dell’istituto, con riferimento al ruolo dei marchi storici come patrimonio immateriale dell’impresa e della collettività. In questa prospettiva, il marchio storico assume la funzione di strumento di memoria economica e di coesione culturale, espressione della continuità produttiva e della tradizione manifatturiera italiana. Il lavoro dimostra come la disciplina introdotta non si limiti a riconoscere una qualità commerciale, ma ambisca a preservare la dimensione identitaria del tessuto industriale nazionale, ponendo le basi per una tutela integrata che contemperi libertà di mercato, valorizzazione territoriale e interesse pubblico alla conservazione del patrimonio produttivo.
2024
Marchio storico
Proprietà
Made in Italy
Tutela giuridica
Valorizzazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/4270