Il presente elaborato, sviluppato in quattro capitoli, è volto ad analizzare come l’importanza della rieducazione del minorenne deviato venga presa in considerazione dal nostro sistema giuridico. Al centro è posto, con particolare attenzione, il bilanciamento tra la finalità rieducativa, le esigenze di sicurezza sociale e la tutela dei diritti fondamentali del minore. Partendo dai principi costituzionali (artt. 2, 3, 27 co. 3 e 31 Cost.) e dall’incostituzionalità dell’ergastolo per i minori (sent. Corte cost. n. 168/1994), l’elaborato ricostruisce il passaggio storico-normativo da un modello repressivo e segregante, rappresentato dal Regio Decreto 20 luglio 1934, n. 1404, a una concezione educativa (più che rieducativa), centrata sulla dignità del minore, sulla sua personalità in fieri e sulla responsabilizzazione non punitiva. Tale trasformazione si è consolidata con il d.P.R. n. 448/1988, con le riforme dell’esecuzione penale minorile (d.lgs. n. 121/2018) e con la Riforma Cartabia (d.lgs. n. 150/2022), che hanno ridefinito anche la disciplina della giustizia riparativa, attribuendole un ruolo strategico nell’ambito dei procedimenti penali e amministrativi minorili. Nei capitoli seguenti la tesi si concentra su tre direttrici operative. In primis in tema di misure amministrative (ex art. 25 R.D.L. 1404/1934, come rinnovato dalla legge n. 70/2024), quali strumenti preventivi e non sanzionatori, volti a intercettare segnali precoci di disagio prima che si cristallizzino in condotte delittuose. Successivamente, viene realizzata un’indagine sulle le misure penali deflattive e di comunità (irrilevanza del fatto, messa alla prova, affidamento in prova, percorso di rieducazione del minore), concepite non come eccezioni al sistema punitivo, ma come espressioni concrete della finalità rieducativa della pena. Al termine l’attenzione è rivolta all’innovazione della giustizia riparativa, quale meccanismo di composizione del conflitto e di riparazione simbolica o materiale del danno, intesa come pratica formativa capace di innescare un’autentica presa di coscienza morale, responsabilizzare il minore autore di reato e restituire voce e centralità alla vittima. Il lavoro dedica particolare attenzione alle criticità attuali: la persistente disomogeneità territoriale nell’attuazione delle misure, il rischio di strumentalizzazione delle misure “rieducative” per finalità meramente deflattive (es. art. 27-bis d.P.R. 448/1988 introdotto dal c.d. Decreto Caivano), e la tensione tra spinte securitarie e logiche pedagogiche, evidenziata anche da dati empirici sulla recidiva. L’elaborato si conclude nella convinzione che la devianza minorile non può essere affrontata con risposte frammentate o emergenziali, ma richiede un sistema giuridico integrato, in cui misure amministrative, strumenti penali e percorsi riparativi operino in sinergia e a seconda della problematica del minorenni. Inoltre, dovranno essere sostenuti da una rete interistituzionale, servizi sociali, scuola, famiglia, terzo settore e da operatori formati in chiave multidisciplinare. Solo in questa prospettiva, la responsabilizzazione, l’inclusione sociale e la prevenzione della commissione del reato e della recidiva diventano risultati effettivamente perseguibili, e misurabili, di una giustizia veramente a misura di minore.

Misure rieducative, riparazione e sistema penale di fronte alla devianza minorile: nuove riposte possibili.

PALLADINI, ALESSIA
2024/2025

Abstract

Il presente elaborato, sviluppato in quattro capitoli, è volto ad analizzare come l’importanza della rieducazione del minorenne deviato venga presa in considerazione dal nostro sistema giuridico. Al centro è posto, con particolare attenzione, il bilanciamento tra la finalità rieducativa, le esigenze di sicurezza sociale e la tutela dei diritti fondamentali del minore. Partendo dai principi costituzionali (artt. 2, 3, 27 co. 3 e 31 Cost.) e dall’incostituzionalità dell’ergastolo per i minori (sent. Corte cost. n. 168/1994), l’elaborato ricostruisce il passaggio storico-normativo da un modello repressivo e segregante, rappresentato dal Regio Decreto 20 luglio 1934, n. 1404, a una concezione educativa (più che rieducativa), centrata sulla dignità del minore, sulla sua personalità in fieri e sulla responsabilizzazione non punitiva. Tale trasformazione si è consolidata con il d.P.R. n. 448/1988, con le riforme dell’esecuzione penale minorile (d.lgs. n. 121/2018) e con la Riforma Cartabia (d.lgs. n. 150/2022), che hanno ridefinito anche la disciplina della giustizia riparativa, attribuendole un ruolo strategico nell’ambito dei procedimenti penali e amministrativi minorili. Nei capitoli seguenti la tesi si concentra su tre direttrici operative. In primis in tema di misure amministrative (ex art. 25 R.D.L. 1404/1934, come rinnovato dalla legge n. 70/2024), quali strumenti preventivi e non sanzionatori, volti a intercettare segnali precoci di disagio prima che si cristallizzino in condotte delittuose. Successivamente, viene realizzata un’indagine sulle le misure penali deflattive e di comunità (irrilevanza del fatto, messa alla prova, affidamento in prova, percorso di rieducazione del minore), concepite non come eccezioni al sistema punitivo, ma come espressioni concrete della finalità rieducativa della pena. Al termine l’attenzione è rivolta all’innovazione della giustizia riparativa, quale meccanismo di composizione del conflitto e di riparazione simbolica o materiale del danno, intesa come pratica formativa capace di innescare un’autentica presa di coscienza morale, responsabilizzare il minore autore di reato e restituire voce e centralità alla vittima. Il lavoro dedica particolare attenzione alle criticità attuali: la persistente disomogeneità territoriale nell’attuazione delle misure, il rischio di strumentalizzazione delle misure “rieducative” per finalità meramente deflattive (es. art. 27-bis d.P.R. 448/1988 introdotto dal c.d. Decreto Caivano), e la tensione tra spinte securitarie e logiche pedagogiche, evidenziata anche da dati empirici sulla recidiva. L’elaborato si conclude nella convinzione che la devianza minorile non può essere affrontata con risposte frammentate o emergenziali, ma richiede un sistema giuridico integrato, in cui misure amministrative, strumenti penali e percorsi riparativi operino in sinergia e a seconda della problematica del minorenni. Inoltre, dovranno essere sostenuti da una rete interistituzionale, servizi sociali, scuola, famiglia, terzo settore e da operatori formati in chiave multidisciplinare. Solo in questa prospettiva, la responsabilizzazione, l’inclusione sociale e la prevenzione della commissione del reato e della recidiva diventano risultati effettivamente perseguibili, e misurabili, di una giustizia veramente a misura di minore.
2024
rieducazione
devianza
amministrative
riparazione
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