La tesi vuole esaminare l’istituto degli accomodamenti ragionevoli come dovere organizzativo che attraversa le fasi di accesso, permanenza e sviluppo professionale delle persone con disabilità, per garantire l’uguaglianza sostanziale di tali lavoratori. A partire dai dati riportati della nona, decima e undicesima Relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme per il diritto al lavoro dei disabili, emerge un duplice problema: le persistenti criticità nell’inclusione nel mercato del lavoro, e la difficoltà di tradurre la tutela giuridica in prassi effettive. Per comprendere meglio tali dinamiche, si riporta il quadro di riferimento in merito alle tutele riconosciute alle persone con disabilità, a livello internazionale e UE (dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, alla Direttiva 2000/78/CE) che offrono definizioni moderne di “disabilità” nonché delle soluzioni c.d. “ragionevoli”, e il diritto interno (d.lgs. 216/2003, Legge 68/1999 e il recente art. 5-bis L. 104/1992). Oltre la normativa, l’esigenza di tutela personalizzata tipica delle persone con disabilità trova la sua massima espressione negli accomodamenti ragionevoli, che sono definite come quelle “modifiche e adattamenti necessari e appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali” (Art. 2 Convenzione ONU). Per questa ragione lo studio si concentra sugli accomodamenti ragionevoli indagando la normativa di riferimento e la prassi applicativa, nonché la giurisprudenza interna, in cui emerge l’incertezza interpretativa su cosa possa rientrare nella nozione di accomodamento ragionevole e cosa non vi rientra (per esempio, il prolungamento del periodo di comporto). Da qui, la tesi vuole concentrarsi su come la Corte di Giustizia UE (CGUE) ha interpretato tali accomodamenti. Per orientare il lettore, nella sezione giurisprudenziale si riportano i criteri per nuclei tematici che la CGUE ha identificato per riconoscere un accomodamento ragionevole, quali le limitazioni che rientrano nella definizione di disabilità, cosa s’intende con “onere ragionevole” e proporzione del sacrificio (e quindi, ove vi sia un equilibrio tra lo sforzo richiesto al datore di lavoro, e il beneficio che ne trae il lavoratore). La tesi propone infine criteri operativi e un elenco di misure concretamente riconosciute come ragionevoli

Accomodamenti ragionevoli: diritto e organizzazione.

ASSORGIA, BARBARA
2024/2025

Abstract

La tesi vuole esaminare l’istituto degli accomodamenti ragionevoli come dovere organizzativo che attraversa le fasi di accesso, permanenza e sviluppo professionale delle persone con disabilità, per garantire l’uguaglianza sostanziale di tali lavoratori. A partire dai dati riportati della nona, decima e undicesima Relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme per il diritto al lavoro dei disabili, emerge un duplice problema: le persistenti criticità nell’inclusione nel mercato del lavoro, e la difficoltà di tradurre la tutela giuridica in prassi effettive. Per comprendere meglio tali dinamiche, si riporta il quadro di riferimento in merito alle tutele riconosciute alle persone con disabilità, a livello internazionale e UE (dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, alla Direttiva 2000/78/CE) che offrono definizioni moderne di “disabilità” nonché delle soluzioni c.d. “ragionevoli”, e il diritto interno (d.lgs. 216/2003, Legge 68/1999 e il recente art. 5-bis L. 104/1992). Oltre la normativa, l’esigenza di tutela personalizzata tipica delle persone con disabilità trova la sua massima espressione negli accomodamenti ragionevoli, che sono definite come quelle “modifiche e adattamenti necessari e appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali” (Art. 2 Convenzione ONU). Per questa ragione lo studio si concentra sugli accomodamenti ragionevoli indagando la normativa di riferimento e la prassi applicativa, nonché la giurisprudenza interna, in cui emerge l’incertezza interpretativa su cosa possa rientrare nella nozione di accomodamento ragionevole e cosa non vi rientra (per esempio, il prolungamento del periodo di comporto). Da qui, la tesi vuole concentrarsi su come la Corte di Giustizia UE (CGUE) ha interpretato tali accomodamenti. Per orientare il lettore, nella sezione giurisprudenziale si riportano i criteri per nuclei tematici che la CGUE ha identificato per riconoscere un accomodamento ragionevole, quali le limitazioni che rientrano nella definizione di disabilità, cosa s’intende con “onere ragionevole” e proporzione del sacrificio (e quindi, ove vi sia un equilibrio tra lo sforzo richiesto al datore di lavoro, e il beneficio che ne trae il lavoratore). La tesi propone infine criteri operativi e un elenco di misure concretamente riconosciute come ragionevoli
2024
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