Il cambiamento climatico sta accentuando la frequenza di stress abiotici nei frutteti, in particolare quelli legati alle alte temperature, mettendo a rischio la produttività e la sicurezza alimentare globale. In Italia l’aumento della temperatura media è tra i più elevati degli ultimi trent’anni e supera spesso quello globale sulla terraferma. Nel 2024 l’anomalia termica ha raggiunto +1,33 °C rispetto al periodo 1991–2020, rendendolo l’anno più caldo della serie storica dal 1961. Dal 2000 le anomalie sono quasi sempre positive, con rare eccezioni. Inoltre, il numero di giornate estive oltre i 35 °C è in costante crescita, con ripercussioni sulla produttività e sulla qualità dei frutti. Nei prossimi decenni, la produzione dovrà aumentare per rispondere alla domanda alimentare di una popolazione mondiale in continua crescita, rendendo indispensabile ricorrere a strumenti agronomici sostenibili. Nella pericoltura italiana, già in forte calo a causa di avversità biotiche come la cimice asiatica e la maculatura bruna del pero, diventa necessario adottare tecniche che migliorino l’efficienza produttiva degli impianti e garantire maggiore resilienza alle piante in condizioni climatiche sempre più estreme. In questo contesto si collocano l’impiego delle zeoliti, minerali naturali di varia natura utilizzati come corroboranti, che, grazie alle loro struttura, sono in grado di ridurre l’umidità su foglie e frutti, favorendo una più rapida asciugatura; e di formare una barriera fisica che ostacola lo sviluppo di insetti e patogeni; nonché, grazie alla colorazione chiara, riflettono parte della radiazione solare contribuendo ad abbassare la temperatura della vegetazione, limitando scottature e danni da stress termico. In questo contesto è stato predisposto uno studio con lo scopo valutare gli effetti delle zeoliti sul microclima del pereto e sulla distribuzione della luce nella chioma. La sperimentazione è stata condotta in un impianto di Abate Fetel a Fellegara in provincia di Reggio Emilia, confrontando tre tesi: alberi non trattati (controllo), alberi trattati con zeolite Zeover e con zeolite Cubana. Sono state installate tre stazioni meteorologiche, che hanno monitorato in continuo la temperatura e l’umidità dell’aria, il vento, il contenuto idrico e la temperatura del suolo, e la temperatura fogliare. Sono stati inoltre misurati in modo puntuale la radiazione fotosinteticamente attiva e l’indice di area fogliare. Nelle ore più calde e quando il sole si trovava nella sua posizione più alta, le piante trattate con la zeolite Cubana hanno mostrato una riduzione della temperatura fogliare sia rispetto al controllo sia rispetto alla zeolite Zeover. Le misure di radiazione PAR e area fogliare hanno rivelato una minore propagazione della radiazione negli strati inferiori delle chiome trattate con la zeolite Cubana rispetto al controllo e alla zeolite Zeover. Nel complesso, oltre alla nota funzione di barriera verso patogeni e insetti, le zeoliti hanno evidenziato potenzialità nel contenimento delle temperature fogliari, coerenti con quanto osservato in letteratura per polveri di roccia come il caolino (-4°C) e nella modulazione della distribuzione della luce nella chioma. Sebbene gli effetti siano moderati e richiedano ulteriori conferme, i risultati indicano un possibile ruolo delle zeoliti come strumento sostenibile nella gestione degli stress termici del pero.
Effetti dell’applicazione di zeoliti sul microclima e sulla penetrazione della radiazione nel pero
PARISI, NICOLA
2024/2025
Abstract
Il cambiamento climatico sta accentuando la frequenza di stress abiotici nei frutteti, in particolare quelli legati alle alte temperature, mettendo a rischio la produttività e la sicurezza alimentare globale. In Italia l’aumento della temperatura media è tra i più elevati degli ultimi trent’anni e supera spesso quello globale sulla terraferma. Nel 2024 l’anomalia termica ha raggiunto +1,33 °C rispetto al periodo 1991–2020, rendendolo l’anno più caldo della serie storica dal 1961. Dal 2000 le anomalie sono quasi sempre positive, con rare eccezioni. Inoltre, il numero di giornate estive oltre i 35 °C è in costante crescita, con ripercussioni sulla produttività e sulla qualità dei frutti. Nei prossimi decenni, la produzione dovrà aumentare per rispondere alla domanda alimentare di una popolazione mondiale in continua crescita, rendendo indispensabile ricorrere a strumenti agronomici sostenibili. Nella pericoltura italiana, già in forte calo a causa di avversità biotiche come la cimice asiatica e la maculatura bruna del pero, diventa necessario adottare tecniche che migliorino l’efficienza produttiva degli impianti e garantire maggiore resilienza alle piante in condizioni climatiche sempre più estreme. In questo contesto si collocano l’impiego delle zeoliti, minerali naturali di varia natura utilizzati come corroboranti, che, grazie alle loro struttura, sono in grado di ridurre l’umidità su foglie e frutti, favorendo una più rapida asciugatura; e di formare una barriera fisica che ostacola lo sviluppo di insetti e patogeni; nonché, grazie alla colorazione chiara, riflettono parte della radiazione solare contribuendo ad abbassare la temperatura della vegetazione, limitando scottature e danni da stress termico. In questo contesto è stato predisposto uno studio con lo scopo valutare gli effetti delle zeoliti sul microclima del pereto e sulla distribuzione della luce nella chioma. La sperimentazione è stata condotta in un impianto di Abate Fetel a Fellegara in provincia di Reggio Emilia, confrontando tre tesi: alberi non trattati (controllo), alberi trattati con zeolite Zeover e con zeolite Cubana. Sono state installate tre stazioni meteorologiche, che hanno monitorato in continuo la temperatura e l’umidità dell’aria, il vento, il contenuto idrico e la temperatura del suolo, e la temperatura fogliare. Sono stati inoltre misurati in modo puntuale la radiazione fotosinteticamente attiva e l’indice di area fogliare. Nelle ore più calde e quando il sole si trovava nella sua posizione più alta, le piante trattate con la zeolite Cubana hanno mostrato una riduzione della temperatura fogliare sia rispetto al controllo sia rispetto alla zeolite Zeover. Le misure di radiazione PAR e area fogliare hanno rivelato una minore propagazione della radiazione negli strati inferiori delle chiome trattate con la zeolite Cubana rispetto al controllo e alla zeolite Zeover. Nel complesso, oltre alla nota funzione di barriera verso patogeni e insetti, le zeoliti hanno evidenziato potenzialità nel contenimento delle temperature fogliari, coerenti con quanto osservato in letteratura per polveri di roccia come il caolino (-4°C) e nella modulazione della distribuzione della luce nella chioma. Sebbene gli effetti siano moderati e richiedano ulteriori conferme, i risultati indicano un possibile ruolo delle zeoliti come strumento sostenibile nella gestione degli stress termici del pero.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4501