Le attuali terapie per l’epatite B cronica (CHB) si basano sull’utilizzo di analoghi nucleos(t)idici (NUC), che necessitano di essere assunti per molti anni, spesso per tutta la vita, a causa di possibili riattivazioni virali. È quindi pressante la necessità clinica di sviluppare nuove terapie, che possano controllare più velocemente ed efficacemente l’infezione. È noto che in corso di infezione cronica i linfociti T CD8+ assumono un fenotipo definito “exhausted”, perdendo progressivamente le loro funzioni antivirali. L’immunoterapia mirata al recupero della funzionalità T linfocitaria è considerata quindi uno degli approcci potenziali per la cura dell’epatite B cronica. Inoltre, tra le diverse strategie terapeutiche attualmente in esame, la sospensione dei NUC in pazienti selezionati ha dimostrato di indurre la risoluzione dell’infezione in una frazione di pazienti. Il laboratorio di Immunopatologia Virale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma ha preso parte ad un progetto europeo multicentrico, finalizzato a testare l’efficacia della sospensione dei NUC in seguito a trattamento con l’agonista del Toll-like-receptor 8 (TLR8) Selgantolimod in pazienti con CHB. Questo farmaco è noto per essere in grado di stimolare la risposta immunitaria innata, e quella adattativa di conseguenza. Lo studio della durata di 76 settimane ha previsto l’arruolamento dei pazienti in 3 bracci: A - terapia antivirale con NUC (controllo); B - sospensione dei NUC alla week 28; C - assunzione di Selgantolimod fino alla week 24 e sospensione dei NUC alla week 28. Lo scopo della tesi è stato il monitoraggio delle risposte T e B linfocitarie virus specifiche, longitudinalmente durante il periodo del trial. Sono stati utilizzati il saggio Fluorospot per valutare la produzione di IFN-gamma, TFN-alfa e IL-2 in risposta a stimolazione con peptidi che corrispondono alle proteine virali. L’ Intracellular Cytokine Staining (ICS) in citofluorimetria per identificare la sottopopolazione T linfocitaria responsiva, CD4+ o CD8+. Inoltre, si è valutata la frequenza e il fenotipo dei linfociti B HBV-specifici, identificandoli in citofluorimetria attraverso l’utilizzo di reagenti composti da un antigene virale (proteina S o core di HBV) coniugato con un fluorocromo. Nel braccio C, attraverso il saggio Fluorospot, si è osservato un incremento della produzione di IFN-gamma e IL-2 in risposta a peptidi corrispondenti alle proteine core e polimerasi di HBV, sia rispetto ai pazienti in trattamento con NUC, sia rispetto alla sola interruzione della terapia antivirale. Il saggio ICS ha evidenziato che l’aumentata produzione di citochine era a carico soprattutto dei linfociti CD8, mentre i linfociti CD4 incrementavano la polifunzionalità nel braccio C, ma non nel braccio B, in cui si è osservato un trend non statisticamente significativo all’aumento della funzionalità dei linfociti CD4. Per i linfociti B, a fronte di un arricchimento di linfociti B virus-specifici con fenotipo “atypical memory” che si può correlare a iporesponsività al baseline, solo nel braccio C si è rilevato un cambiamento fenotipico a favore di una risposta B più efficace. I dati suggeriscono quindi che il trattamento combinato con Selgantolimod e sospensione dei NUC sia in grado di potenziare la risposta antivirale dei linfociti T e B virus specifici nei pazienti con CHB, rappresentando un presupposto per l’allestimento di studi in una coorte più ampia di pazienti, finalizzati a confermare l’efficacia della terapia combinata per la cura dell’epatite B.
Effetto sulle risposte T e B linfocitarie del trattamento con un agonista del toll-like receptor 8 in pazienti con epatite B cronica, sottoposti a sospensione programmata della terapia antivirale
AMPOLLINI, SILVIA
2024/2025
Abstract
Le attuali terapie per l’epatite B cronica (CHB) si basano sull’utilizzo di analoghi nucleos(t)idici (NUC), che necessitano di essere assunti per molti anni, spesso per tutta la vita, a causa di possibili riattivazioni virali. È quindi pressante la necessità clinica di sviluppare nuove terapie, che possano controllare più velocemente ed efficacemente l’infezione. È noto che in corso di infezione cronica i linfociti T CD8+ assumono un fenotipo definito “exhausted”, perdendo progressivamente le loro funzioni antivirali. L’immunoterapia mirata al recupero della funzionalità T linfocitaria è considerata quindi uno degli approcci potenziali per la cura dell’epatite B cronica. Inoltre, tra le diverse strategie terapeutiche attualmente in esame, la sospensione dei NUC in pazienti selezionati ha dimostrato di indurre la risoluzione dell’infezione in una frazione di pazienti. Il laboratorio di Immunopatologia Virale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma ha preso parte ad un progetto europeo multicentrico, finalizzato a testare l’efficacia della sospensione dei NUC in seguito a trattamento con l’agonista del Toll-like-receptor 8 (TLR8) Selgantolimod in pazienti con CHB. Questo farmaco è noto per essere in grado di stimolare la risposta immunitaria innata, e quella adattativa di conseguenza. Lo studio della durata di 76 settimane ha previsto l’arruolamento dei pazienti in 3 bracci: A - terapia antivirale con NUC (controllo); B - sospensione dei NUC alla week 28; C - assunzione di Selgantolimod fino alla week 24 e sospensione dei NUC alla week 28. Lo scopo della tesi è stato il monitoraggio delle risposte T e B linfocitarie virus specifiche, longitudinalmente durante il periodo del trial. Sono stati utilizzati il saggio Fluorospot per valutare la produzione di IFN-gamma, TFN-alfa e IL-2 in risposta a stimolazione con peptidi che corrispondono alle proteine virali. L’ Intracellular Cytokine Staining (ICS) in citofluorimetria per identificare la sottopopolazione T linfocitaria responsiva, CD4+ o CD8+. Inoltre, si è valutata la frequenza e il fenotipo dei linfociti B HBV-specifici, identificandoli in citofluorimetria attraverso l’utilizzo di reagenti composti da un antigene virale (proteina S o core di HBV) coniugato con un fluorocromo. Nel braccio C, attraverso il saggio Fluorospot, si è osservato un incremento della produzione di IFN-gamma e IL-2 in risposta a peptidi corrispondenti alle proteine core e polimerasi di HBV, sia rispetto ai pazienti in trattamento con NUC, sia rispetto alla sola interruzione della terapia antivirale. Il saggio ICS ha evidenziato che l’aumentata produzione di citochine era a carico soprattutto dei linfociti CD8, mentre i linfociti CD4 incrementavano la polifunzionalità nel braccio C, ma non nel braccio B, in cui si è osservato un trend non statisticamente significativo all’aumento della funzionalità dei linfociti CD4. Per i linfociti B, a fronte di un arricchimento di linfociti B virus-specifici con fenotipo “atypical memory” che si può correlare a iporesponsività al baseline, solo nel braccio C si è rilevato un cambiamento fenotipico a favore di una risposta B più efficace. I dati suggeriscono quindi che il trattamento combinato con Selgantolimod e sospensione dei NUC sia in grado di potenziare la risposta antivirale dei linfociti T e B virus specifici nei pazienti con CHB, rappresentando un presupposto per l’allestimento di studi in una coorte più ampia di pazienti, finalizzati a confermare l’efficacia della terapia combinata per la cura dell’epatite B.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4559