La presente tesi si pone l’obiettivo di indagare il Mefistofele di Arrigo Boito (1868 e 1875), collocandolo all’interno della lunga tradizione del mito faustiano, a partire dalla figura pseudostorica grazie a cui è nato e dalla sua rielaborazione nella letteratura europea, dove in seguito ha trovato senz’altro terreno fertile per adattamenti teatrali. Si passano brevemente in rassegna le principali trasposizioni del mito nella storia del teatro musicale, e con maggiore attenzione quelle che hanno preceduto Boito, ossia La Damnation de Faust (1846) di Hector Berlioz e Faust di Charles Gounod (1859). Infine, si esamina l’impresa ambiziosa e senza precedenti di Boito: la composizione della prima opera che condensasse l’intero Faust di Goethe in un’unica partitura teatrale. Il lavoro dedica ampio spazio alla figura di Boito, poeta scapigliato e protagonista del panorama lirico dell’Italia post-unitaria, che fece del teatro il proprio spazio privilegiato per rinnovare, in una tentata battaglia di riforma, il melodramma italiano. Si analizza quindi la genesi del primo Mefistofele, rappresentato e caduto al teatro alla Scala nel marzo 1868, ricostruendone il contesto ideologico e artistico. Si confrontano inoltre il libretto boitiano e il modello goethiano, per mettere in evidenza le scelte di rielaborazione, i tagli e le trasformazioni inevitabili che Boito dovette operare per adattare il Meisterwerk del poeta tedesco alle esigenze del teatro musicale. Viene inoltre approfondita la revisione dell’opera in vista della nuova rappresentazione al Teatro Comunale di Bologna nel 1875, che vide un Mefistofele profondamente rimaneggiato. L’ultima sezione analizza la ricezione dell’opera, mettendo a confronto la reazione del pubblico scaligero, che fischiò l’opera e ne segnò il clamoroso insuccesso, e quella più accogliente ed entusiasta, seppur non priva di critiche, dei giornali e degli spettatori bolognesi, veneziani e inglesi in rapporto alla seconda versione, facendo emergere così un quadro che consente di cogliere con maggiore chiarezza il ruolo del Mefistofele boitiano nella storia del teatro musicale italiano.
Dal mito di Faust al palcoscenico: il Mefistofele di Arrigo Boito e la riscrittura della tragedia goethiana, tra fallimento e rivincita.
VISONE, MARTINA
2024/2025
Abstract
La presente tesi si pone l’obiettivo di indagare il Mefistofele di Arrigo Boito (1868 e 1875), collocandolo all’interno della lunga tradizione del mito faustiano, a partire dalla figura pseudostorica grazie a cui è nato e dalla sua rielaborazione nella letteratura europea, dove in seguito ha trovato senz’altro terreno fertile per adattamenti teatrali. Si passano brevemente in rassegna le principali trasposizioni del mito nella storia del teatro musicale, e con maggiore attenzione quelle che hanno preceduto Boito, ossia La Damnation de Faust (1846) di Hector Berlioz e Faust di Charles Gounod (1859). Infine, si esamina l’impresa ambiziosa e senza precedenti di Boito: la composizione della prima opera che condensasse l’intero Faust di Goethe in un’unica partitura teatrale. Il lavoro dedica ampio spazio alla figura di Boito, poeta scapigliato e protagonista del panorama lirico dell’Italia post-unitaria, che fece del teatro il proprio spazio privilegiato per rinnovare, in una tentata battaglia di riforma, il melodramma italiano. Si analizza quindi la genesi del primo Mefistofele, rappresentato e caduto al teatro alla Scala nel marzo 1868, ricostruendone il contesto ideologico e artistico. Si confrontano inoltre il libretto boitiano e il modello goethiano, per mettere in evidenza le scelte di rielaborazione, i tagli e le trasformazioni inevitabili che Boito dovette operare per adattare il Meisterwerk del poeta tedesco alle esigenze del teatro musicale. Viene inoltre approfondita la revisione dell’opera in vista della nuova rappresentazione al Teatro Comunale di Bologna nel 1875, che vide un Mefistofele profondamente rimaneggiato. L’ultima sezione analizza la ricezione dell’opera, mettendo a confronto la reazione del pubblico scaligero, che fischiò l’opera e ne segnò il clamoroso insuccesso, e quella più accogliente ed entusiasta, seppur non priva di critiche, dei giornali e degli spettatori bolognesi, veneziani e inglesi in rapporto alla seconda versione, facendo emergere così un quadro che consente di cogliere con maggiore chiarezza il ruolo del Mefistofele boitiano nella storia del teatro musicale italiano.| File | Dimensione | Formato | |
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