La tesi esplora come l'era digitale, caratterizzata dai social media iperconnessi, abbia trasformato il modo in cui brand e figure pubbliche costruiscono e proteggono la propria reputazione. In questo contesto i personal brand - come gli influencer - coltivano un'immagine che intreccia vita privata e professionale, rendendo la loro credibilità particolarmente vulnerabile a gesti o dichiarazioni percepiti come incoerenti. Partendo da queste premesse, la ricerca si propone di analizzare la gestione delle crisi reputazionali in un ambiente dinamico iperconnesso, concentrandosi in particolare sul personal branding e sul concetto di autenticità. Come caso di studio centrale viene considerata la crisi reputazionale legata alla promozione del Pandoro natalizio da parte di Chiara Ferragni, figura emblematica di personal brand di successo con milioni di follower. Il quadro teorico ricostruisce la crisi reputazionale come fenomeno comunicativo e organizzativo, descrivendone fasi tipiche e conseguenze sulla fiducia degli stakeholder. Vengono richiamati modelli classici di crisis communication (Situational Crisis Communication Theory di Coombs e Image Restoration Theory di Benoit) e si sottolinea il ruolo strategico della reputazione e della fiducia come asset da proteggere. Successivamente si analizza l'evoluzione del contesto mediatico: il passaggio da una connessione broadcasting unidirezionale a piattaforme social partecipative comporta nuovi fenomeni (viralità, spirali di indignazione) e genera crescenti aspettative di trasparenza e rapidità nelle risposte. Contemporaneamente si definisce il personal brand (l'influencer come "impresa di sé): un brand personale efficace si fonda su valori, narrativa e coerenza identitaria, dove autenticità e integrità valoriale risultano fondamentali per salvaguardare la propria reputazione. Il nucleo empirico dello studio è il caso Ferragni - Pandoro Balocco. La tesi ricostruisce la genesi e l'evoluzione della vicenda - una campagna benefica fraintesa e divenuta oggetto di scandalo - esaminando le strategie comunicative adottate dall'influencer. L'analisi applica i modelli teorici illustrati: ad esempio, si valuta come il silenzio iniziale o una comunicazione difensiva abbiano prolungato la crisi (secondo SCCT e Image Restoration, Ferragni era percepita come responsabile del possibile "charity washing"). Accanto a questo caso, viene condotto un confronto con la gestione del caso Fedez: da tale analisi emergono spunti comparativi significativi. In particolare, la lentezza e la scarsa trasparenza iniziali nel caso Ferragni sono identificate come punti di debolezza, mentre nel caso Fedez una comunicazione più tempestiva e diretta ha contribuire a contenere i danni reputazionali. Le riflessioni conclusive evidenziano che, nonostante il contesto iperconnesso, permangono validi i principi base della crisi comunicativa (preparazione, messaggi chiari, coerenza) che tuttavia devono conciliarsi con l'agilità e l'empatia richieste dai social media. In particolare, si ribadisce il ruolo cruciale della fiducia del pubblico: la tesi mostra come anche lievi percezioni di inganno o incoerenza possano incrinare rapidamente la credibilità costruita nel tempo. Per questo motivo viene sottolineata l'importanza di risposte trasparenti, scuse sincere e azioni concrete di riparazione. In sintesi, lo studio conclude che una gestione efficace della reputazione nell'era digitale richiede un bilanciamento tra solidi strumenti tradizionali di cirisis communication e un dialogo autentico e proattivo con il pubblico, affinché brand e influencer possano preservare la fiducia dei loro stakeholder.
La gestione della crisi reputazionale nei contesti iperconnessi: Il caso Chiara Ferragni come personal brand
TURTÙ, SARA
2024/2025
Abstract
La tesi esplora come l'era digitale, caratterizzata dai social media iperconnessi, abbia trasformato il modo in cui brand e figure pubbliche costruiscono e proteggono la propria reputazione. In questo contesto i personal brand - come gli influencer - coltivano un'immagine che intreccia vita privata e professionale, rendendo la loro credibilità particolarmente vulnerabile a gesti o dichiarazioni percepiti come incoerenti. Partendo da queste premesse, la ricerca si propone di analizzare la gestione delle crisi reputazionali in un ambiente dinamico iperconnesso, concentrandosi in particolare sul personal branding e sul concetto di autenticità. Come caso di studio centrale viene considerata la crisi reputazionale legata alla promozione del Pandoro natalizio da parte di Chiara Ferragni, figura emblematica di personal brand di successo con milioni di follower. Il quadro teorico ricostruisce la crisi reputazionale come fenomeno comunicativo e organizzativo, descrivendone fasi tipiche e conseguenze sulla fiducia degli stakeholder. Vengono richiamati modelli classici di crisis communication (Situational Crisis Communication Theory di Coombs e Image Restoration Theory di Benoit) e si sottolinea il ruolo strategico della reputazione e della fiducia come asset da proteggere. Successivamente si analizza l'evoluzione del contesto mediatico: il passaggio da una connessione broadcasting unidirezionale a piattaforme social partecipative comporta nuovi fenomeni (viralità, spirali di indignazione) e genera crescenti aspettative di trasparenza e rapidità nelle risposte. Contemporaneamente si definisce il personal brand (l'influencer come "impresa di sé): un brand personale efficace si fonda su valori, narrativa e coerenza identitaria, dove autenticità e integrità valoriale risultano fondamentali per salvaguardare la propria reputazione. Il nucleo empirico dello studio è il caso Ferragni - Pandoro Balocco. La tesi ricostruisce la genesi e l'evoluzione della vicenda - una campagna benefica fraintesa e divenuta oggetto di scandalo - esaminando le strategie comunicative adottate dall'influencer. L'analisi applica i modelli teorici illustrati: ad esempio, si valuta come il silenzio iniziale o una comunicazione difensiva abbiano prolungato la crisi (secondo SCCT e Image Restoration, Ferragni era percepita come responsabile del possibile "charity washing"). Accanto a questo caso, viene condotto un confronto con la gestione del caso Fedez: da tale analisi emergono spunti comparativi significativi. In particolare, la lentezza e la scarsa trasparenza iniziali nel caso Ferragni sono identificate come punti di debolezza, mentre nel caso Fedez una comunicazione più tempestiva e diretta ha contribuire a contenere i danni reputazionali. Le riflessioni conclusive evidenziano che, nonostante il contesto iperconnesso, permangono validi i principi base della crisi comunicativa (preparazione, messaggi chiari, coerenza) che tuttavia devono conciliarsi con l'agilità e l'empatia richieste dai social media. In particolare, si ribadisce il ruolo cruciale della fiducia del pubblico: la tesi mostra come anche lievi percezioni di inganno o incoerenza possano incrinare rapidamente la credibilità costruita nel tempo. Per questo motivo viene sottolineata l'importanza di risposte trasparenti, scuse sincere e azioni concrete di riparazione. In sintesi, lo studio conclude che una gestione efficace della reputazione nell'era digitale richiede un bilanciamento tra solidi strumenti tradizionali di cirisis communication e un dialogo autentico e proattivo con il pubblico, affinché brand e influencer possano preservare la fiducia dei loro stakeholder.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/4996