L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa nei processi di produzione dei contenuti digitali rappresenta una svolta fondamentale per la comunicazione visiva e audiovisiva, non solo in termini tecnologici ma anche semiotici, culturali ed etici. L’accelerazione introdotta dai modelli IA, capaci di generare immagini, voci e video a volte indistinguibili dalla realtà in pochi secondi, ridefinisce i parametri attraverso cui lo spettatore costruisce le proprie percezioni, l’autenticità e la gestione della fiducia nelle narrazioni social e pubblicitarie. In questo scenario in rapidissima evoluzione, assistiamo a una profonda trasformazione del regime dei testi e delle pratiche di significazione che presiedono la produzione e il consumo dei media digitali. L’intelligenza artificiale non si limita a incrementare la velocità o la quantità dei contenuti prodotti per le piattaforme social, ma ne trasforma radicalmente le modalità di codifica, circolazione, interazione ed engagement. I nuovi codici visivi e sonori vengono modulati tramite algoritmi, adattati a nuove logiche di personalizzazione estrema e di efficienza comunicativa, generando un ecosistema segnico fluido in cui la dimensione del reale si fonde a quella del fittizio tanto da assistere ad un avvicinamento sempre maggiore delle due. L’industria pubblicitaria è uno dei settori in cui tali mutamenti si manifestano con maggiore evidenza. L’affermarsi di forme narrative ibride ridefinisce il concetto stesso di “autore” e la nozione di originalità, nonché il valore che viene attribuito ad essa. Testimonial virtuali, deep fake, avatar e campagne interamente generate dall’IA introducono una nuova grammatica visiva e affettiva, in cui la costruzione dell’identità di marca passa attraverso segni sintetici e simulacri digitali. In questa prospettiva, la pubblicità non è più soltanto un campo di rappresentazione, ma un laboratorio di sperimentazione semiotica in cui si mettono alla prova le possibilità di senso e di credibilità della comunicazione contemporanea. La personalizzazione spinta e la frammentazione dei contenuti plasmano identità di marca sempre meno stabili, soggette a continue rinegoziazioni tra autenticità percepita e standardizzazione algoritmica, mentre il pubblico, spettatore e al tempo stesso co-creatore
Intelligenza artificiale e produzione del senso nei contenuti digitali: una lettura semiotica
NORI, MATTEO
2024/2025
Abstract
L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa nei processi di produzione dei contenuti digitali rappresenta una svolta fondamentale per la comunicazione visiva e audiovisiva, non solo in termini tecnologici ma anche semiotici, culturali ed etici. L’accelerazione introdotta dai modelli IA, capaci di generare immagini, voci e video a volte indistinguibili dalla realtà in pochi secondi, ridefinisce i parametri attraverso cui lo spettatore costruisce le proprie percezioni, l’autenticità e la gestione della fiducia nelle narrazioni social e pubblicitarie. In questo scenario in rapidissima evoluzione, assistiamo a una profonda trasformazione del regime dei testi e delle pratiche di significazione che presiedono la produzione e il consumo dei media digitali. L’intelligenza artificiale non si limita a incrementare la velocità o la quantità dei contenuti prodotti per le piattaforme social, ma ne trasforma radicalmente le modalità di codifica, circolazione, interazione ed engagement. I nuovi codici visivi e sonori vengono modulati tramite algoritmi, adattati a nuove logiche di personalizzazione estrema e di efficienza comunicativa, generando un ecosistema segnico fluido in cui la dimensione del reale si fonde a quella del fittizio tanto da assistere ad un avvicinamento sempre maggiore delle due. L’industria pubblicitaria è uno dei settori in cui tali mutamenti si manifestano con maggiore evidenza. L’affermarsi di forme narrative ibride ridefinisce il concetto stesso di “autore” e la nozione di originalità, nonché il valore che viene attribuito ad essa. Testimonial virtuali, deep fake, avatar e campagne interamente generate dall’IA introducono una nuova grammatica visiva e affettiva, in cui la costruzione dell’identità di marca passa attraverso segni sintetici e simulacri digitali. In questa prospettiva, la pubblicità non è più soltanto un campo di rappresentazione, ma un laboratorio di sperimentazione semiotica in cui si mettono alla prova le possibilità di senso e di credibilità della comunicazione contemporanea. La personalizzazione spinta e la frammentazione dei contenuti plasmano identità di marca sempre meno stabili, soggette a continue rinegoziazioni tra autenticità percepita e standardizzazione algoritmica, mentre il pubblico, spettatore e al tempo stesso co-creatore| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5004