La tesi si propone di esaminare lo sfruttamento del lavoro: se ne offre in primo luogo un approfondimento dal punto di vista fenomenologico e, a seguire, lo si affronta in quanto realtà criminologica posta al centro di un ampio complesso di interventi normativi attuati da parte del legislatore nazionale. Si è anzitutto compiuta una ricerca analitica volta ad indagare la genesi dello sfruttamento lavorativo, nonché a valorizzare il complesso di fattori economici, sistematici e relazionali che lo hanno condotto ad assumere i tratti di un fenomeno trasversale e profondamente innervato nel tessuto socio-economico del Paese: si è messo in luce come esso si sia dapprima sviluppato nel contesto di attività di intermediazione illecita poste in essere da particolari figure, i c.d. caporali, impegnati, per conto di imprenditori agricoli, a destinare al lavoro paraschiavistico nei campi i braccianti delle zone periferiche del Meridione d’Italia; si è evidenziato inoltre come tale fenomeno si sia infine evoluto verso una vasta gamma di manifestazioni sempre più perpetrate al di là del meccanismo intermediatorio illecito, al di fuori del settore agricolo e mediante forme di coazione psicologica attuate a danno di una crescente massa di lavoratori costretta a condizioni di fragilità economico-sociale a causa di processi di deregolamentazione del mercato del lavoro, crisi economiche e sanitarie globali nonché scenari internazionali di forte conflittualità. Si è sottolineato come la complessità del fenomeno – in grado di svilupparsi in un continuum dinamico che a partire da semplici violazioni giuslavoristiche può giungere fino a forme di reificazione dell’individuo, passando per livelli intermedi di indecent work – abbia causato un forte disorientamento del legislatore che si è sovente rivelato incapace di distinguere gli interessi e i piani assiologici in gioco. Tale smarrimento si è evidenziato con riferimento alla fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro come introdotta dalla novella legislativa del 2011 – rivelatosi completamente inefficace sul piano applicativo – ma si è valorizzato in parte anche con riferimento alla vigente disposizione incriminatrice come riformata nel 2016. La tesi si conclude con un’analisi dettagliata della norma quanto ai suoi aspetti più rilevanti – tra questi si dà, in particolare, conto del ricorso all’inedita tecnica di tipizzazione dinamica del fatto. Dopo l’illustrazione dei maggiori profili di criticità rinvenibili nell’attuale testo della disposizione e la proposta di soluzioni interpretative tese ad arginarne i difetti applicativi, la ricerca termina prospettando l’esigenza di un ripensamento complessivo dell’intero quadro normativo in materia di sfruttamento del lavoro, esaminando infine talune proposte di riforma che potrebbero consentirne un adeguato funzionamento.

Profili penali dello sfruttamento lavorativo e del "caporalato"

BOCCHI, AURORA
2024/2025

Abstract

La tesi si propone di esaminare lo sfruttamento del lavoro: se ne offre in primo luogo un approfondimento dal punto di vista fenomenologico e, a seguire, lo si affronta in quanto realtà criminologica posta al centro di un ampio complesso di interventi normativi attuati da parte del legislatore nazionale. Si è anzitutto compiuta una ricerca analitica volta ad indagare la genesi dello sfruttamento lavorativo, nonché a valorizzare il complesso di fattori economici, sistematici e relazionali che lo hanno condotto ad assumere i tratti di un fenomeno trasversale e profondamente innervato nel tessuto socio-economico del Paese: si è messo in luce come esso si sia dapprima sviluppato nel contesto di attività di intermediazione illecita poste in essere da particolari figure, i c.d. caporali, impegnati, per conto di imprenditori agricoli, a destinare al lavoro paraschiavistico nei campi i braccianti delle zone periferiche del Meridione d’Italia; si è evidenziato inoltre come tale fenomeno si sia infine evoluto verso una vasta gamma di manifestazioni sempre più perpetrate al di là del meccanismo intermediatorio illecito, al di fuori del settore agricolo e mediante forme di coazione psicologica attuate a danno di una crescente massa di lavoratori costretta a condizioni di fragilità economico-sociale a causa di processi di deregolamentazione del mercato del lavoro, crisi economiche e sanitarie globali nonché scenari internazionali di forte conflittualità. Si è sottolineato come la complessità del fenomeno – in grado di svilupparsi in un continuum dinamico che a partire da semplici violazioni giuslavoristiche può giungere fino a forme di reificazione dell’individuo, passando per livelli intermedi di indecent work – abbia causato un forte disorientamento del legislatore che si è sovente rivelato incapace di distinguere gli interessi e i piani assiologici in gioco. Tale smarrimento si è evidenziato con riferimento alla fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro come introdotta dalla novella legislativa del 2011 – rivelatosi completamente inefficace sul piano applicativo – ma si è valorizzato in parte anche con riferimento alla vigente disposizione incriminatrice come riformata nel 2016. La tesi si conclude con un’analisi dettagliata della norma quanto ai suoi aspetti più rilevanti – tra questi si dà, in particolare, conto del ricorso all’inedita tecnica di tipizzazione dinamica del fatto. Dopo l’illustrazione dei maggiori profili di criticità rinvenibili nell’attuale testo della disposizione e la proposta di soluzioni interpretative tese ad arginarne i difetti applicativi, la ricerca termina prospettando l’esigenza di un ripensamento complessivo dell’intero quadro normativo in materia di sfruttamento del lavoro, esaminando infine talune proposte di riforma che potrebbero consentirne un adeguato funzionamento.
2024
Vulnerabilità
Caporalato
Sfruttamento lavoro
Dignità lavorativa
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