Il presente lavoro di tesi si propone di indagare la portata innovativa della transizione digitale dell’azione amministrativa, analizzandola non come un mero aggiornamento tecnologico, ma come un’operazione strutturale finalizzata alla compiuta realizzazione di una buona amministrazione, che previene tentativi di corruzione e agisce in modo imparziale. Muovendo dal solco tracciato dall’art. 97 della Costituzione, l’indagine esplora come il passaggio dal paradigma analogico a quello digitale consenta di oggettivare l’azione pubblica, riducendo quegli spazi di discrezionalità opaca in cui storicamente si annida la "maladministration". Nel primo capitolo, l’analisi muove da una prospettiva pragmatica e giurisprudenziale. Attraverso l’esame di sentenze chiave del Consiglio di Stato e del TAR Lazio, vengono sviscerati i benefici e le criticità degli algoritmi e delle piattaforme implementati nelle nuove tecnologie ICT. L’indagine evidenzia come strumenti quali l’impronta hash e i file di log fungano da pilastri di una nuova legalità algoritmica, garantendo l’immutabilità delle offerte, una tracciabilità millesimale dei procedimenti e l'imputabilità certa dei soggetti. Il secondo capitolo estende l’analisi al quadro normativo europeo e nazionale, focalizzandosi sulla spinta normativa del PNRR e sulle disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale. Si analizza come l’interoperabilità delle banche dati e la dematerializzazione dei flussi non siano solo obiettivi tecnici di efficienza, ma presidi di trasparenza proattiva. In questo contesto, il parallelismo tra i sistemi di compliance del settore pubblico e privato — con particolare riferimento al whistleblowing digitale — delinea un ecosistema amministrativo digitale intrinsecamente resiliente, capace di coniugare l’efficienza del dato con il presidio etico del decisore umano, secondo il principio dell’human in the loop. Per conferire concretezza a questo principio, tuttavia, emerge anche l'importanza della formazione professionale e dell'approccio interdisciplinare dei funzionari pubblici che, per governare lo strumento digitale in un'ottica di perseguimento dell'interesse pubblico, devono prima di tutto comprenderlo e saperlo utilizzare, ottimizzando le relative funzioni. Il terzo capitolo, infine, focalizza l’attenzione sul settore degli appalti pubblici, storicamente esposto a rischi corruttivi. La riflessione muove dalle qualità e dalle criticità applicative del previgente d.lgs. n. 50/2016 e, alla luce della disciplina del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. n. 36/2023), viene esaminata la piena digitalizzazione del ciclo di vita delle commesse pubbliche, dalla teoria alla pratica. L’analisi si sofferma sulla centralità della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP)e sul Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) quali strumenti di semplificazione e controllo in tempo reale. In tale cornice, l’ANAC assume il ruolo di garante di un sistema di e-procurement integrale, in cui l’automazione dei controlli e l'uso di piattaforme certificate riducono drasticamente l'arbitrio burocratico, trasformando la "casa di vetro" amministrativa in una realtà tecnologicamente assistita e orientata al principio del risultato. In sede di conclusioni, la ricerca riafferma l'enorme ruolo della digitalizzazione nella prevenzione della corruzione in senso lato e, parallelamente, nella tutela di un buon andamento amministrativo. Tuttavia, viene posta l'attenzione sulla la necessità di un approccio antropocentrico alla tecnologia: l'implementazione di strumenti digitali assurge a presidio invalicabile di legalità solo laddove l'uomo sia capace di governare l'algoritmo, preservando la responsabilità del funzionario ed evitando che la ricerca della celerità e dell'efficienza sacrifichi le garanzie partecipative e la trasparenza democratica del codice sorgente.

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione come misura di prevenzione della corruzione e tutela del buon andamento

CALICETI, ELEONORA
2024/2025

Abstract

Il presente lavoro di tesi si propone di indagare la portata innovativa della transizione digitale dell’azione amministrativa, analizzandola non come un mero aggiornamento tecnologico, ma come un’operazione strutturale finalizzata alla compiuta realizzazione di una buona amministrazione, che previene tentativi di corruzione e agisce in modo imparziale. Muovendo dal solco tracciato dall’art. 97 della Costituzione, l’indagine esplora come il passaggio dal paradigma analogico a quello digitale consenta di oggettivare l’azione pubblica, riducendo quegli spazi di discrezionalità opaca in cui storicamente si annida la "maladministration". Nel primo capitolo, l’analisi muove da una prospettiva pragmatica e giurisprudenziale. Attraverso l’esame di sentenze chiave del Consiglio di Stato e del TAR Lazio, vengono sviscerati i benefici e le criticità degli algoritmi e delle piattaforme implementati nelle nuove tecnologie ICT. L’indagine evidenzia come strumenti quali l’impronta hash e i file di log fungano da pilastri di una nuova legalità algoritmica, garantendo l’immutabilità delle offerte, una tracciabilità millesimale dei procedimenti e l'imputabilità certa dei soggetti. Il secondo capitolo estende l’analisi al quadro normativo europeo e nazionale, focalizzandosi sulla spinta normativa del PNRR e sulle disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale. Si analizza come l’interoperabilità delle banche dati e la dematerializzazione dei flussi non siano solo obiettivi tecnici di efficienza, ma presidi di trasparenza proattiva. In questo contesto, il parallelismo tra i sistemi di compliance del settore pubblico e privato — con particolare riferimento al whistleblowing digitale — delinea un ecosistema amministrativo digitale intrinsecamente resiliente, capace di coniugare l’efficienza del dato con il presidio etico del decisore umano, secondo il principio dell’human in the loop. Per conferire concretezza a questo principio, tuttavia, emerge anche l'importanza della formazione professionale e dell'approccio interdisciplinare dei funzionari pubblici che, per governare lo strumento digitale in un'ottica di perseguimento dell'interesse pubblico, devono prima di tutto comprenderlo e saperlo utilizzare, ottimizzando le relative funzioni. Il terzo capitolo, infine, focalizza l’attenzione sul settore degli appalti pubblici, storicamente esposto a rischi corruttivi. La riflessione muove dalle qualità e dalle criticità applicative del previgente d.lgs. n. 50/2016 e, alla luce della disciplina del nuovo Codice dei Contratti Pubblici (d.lgs. n. 36/2023), viene esaminata la piena digitalizzazione del ciclo di vita delle commesse pubbliche, dalla teoria alla pratica. L’analisi si sofferma sulla centralità della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP)e sul Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) quali strumenti di semplificazione e controllo in tempo reale. In tale cornice, l’ANAC assume il ruolo di garante di un sistema di e-procurement integrale, in cui l’automazione dei controlli e l'uso di piattaforme certificate riducono drasticamente l'arbitrio burocratico, trasformando la "casa di vetro" amministrativa in una realtà tecnologicamente assistita e orientata al principio del risultato. In sede di conclusioni, la ricerca riafferma l'enorme ruolo della digitalizzazione nella prevenzione della corruzione in senso lato e, parallelamente, nella tutela di un buon andamento amministrativo. Tuttavia, viene posta l'attenzione sulla la necessità di un approccio antropocentrico alla tecnologia: l'implementazione di strumenti digitali assurge a presidio invalicabile di legalità solo laddove l'uomo sia capace di governare l'algoritmo, preservando la responsabilità del funzionario ed evitando che la ricerca della celerità e dell'efficienza sacrifichi le garanzie partecipative e la trasparenza democratica del codice sorgente.
2024
Digitalizzazione
Amministrazione
Trasparenza
Prevenzione
Appalti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14251/5087