L'indagine svolta pone l'attenzione sulla disciplina delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo alla luce del rapporto conflittuale tra prassi nazionali di proroga e l'applicazione di principi di matrice europea, quali concorrenza, trasparenza e imparzialità. La questione centrale riguarda il difficile adeguamento dell'ordinamento italiano all'art. 12 direttiva 2006/123/CE (c.d. direttiva Bolkestein) e, più in generale, agli artt. 49 e 56 TFUE, in un settore caratterizzato elevata rilevanza economica e da una risorsa naturale potenzialmente scarsa. Da questo punto di partenza, si evolve il percorso analizzato che mette in evidenza come la stratificazione di interventi legislativi disorganici e l’uso ricorrente di proroghe generalizzate abbiano alimentato una situazione di incertezza, contenzioso – nazionale e sovranazionale – e procedure di infrazione. In questo contesto, la giurisprudenza ha assunto un ruolo propulsivo: le decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio del 2021 hanno segnato un momento decisivo per il superamento delle proroghe automatiche, per la disapplicazione delle norme interne incompatibili e per la definizione di criteri per l’indizione delle procedure selettive, non discriminatorie e trasparenti. Non a caso, il primo capitolo esamina i principali casi giudiziari che hanno fatto emergere le problematiche del settore. Nonostante l'autorevolezza di queste pronunce, non mancano resistenze, come quelle del TAR Lecce attraverso rinvii pregiudiziali e pronunce difformi, poi però superate dalla conferma della Corte di Giustizia UE dell'impianto pro-concorrenziale e dalla ribadita necessità di disapplicare le norme interne contrastanti. Il secondo capitolo ripercorre cronologicamente l'evoluzione normativa dal Codice della navigazione del 1942 fino alle recenti riforme (legge 118/2022 e decreto-legge 131/2024), evidenziando come le scelte legislative abbiano cristallizzato lo status dei concessionari a discapito della natura temporanea delle concessioni. Vengono analizzati gli elementi costitutivi delle concessioni demaniali marittime e le relative criticità (ad esempio l’indennizzo) anche attraverso un confronto con il sistema spagnolo. Emerge come la questione balneare non sia legata esclusivamente alle proroghe, ma sia sintomo di un sistema instabile dove l'adeguamento ai principi pro-concorrenziali procede principalmente su impulso giudiziario. Particolare attenzione viene dedicata ai principi di concorrenza e tutela dell'affidamento, apparentemente separati ma in realtà strettamente connessi. Il terzo capitolo approfondisce il tema dell'interesse pubblico nelle sue varie sfaccettature: dalle modalità di gestione del territorio alla necessità di un sistema informativo completo dei beni pubblici (Siconbep), fino alle contraddizioni governative evidenziate dal Tavolo tecnico istituito nel 2023, che ha tentato di rimettere in discussione i principi sanciti dalla direttiva Bolkestein e dalla giurisprudenza. Questo tentativo fallito riflette l'intensa attività lobbistica che caratterizza il settore, in contrasto con la finalità pubblica delle concessioni. Un ulteriore elemento connesso al perseguimento dell’interesse pubblico è quello relativo ai canoni concessori e la relativa esiguità rispetto al volume d'affari dei concessionari. Le conclusioni dimostrano che il processo di armonizzazione, seppure lungo e incompleto, procede grazie alla spinta della giurisprudenziale verso una crescente volontà di riportare al centro il perseguimento dell'interesse pubblico secondo principi di trasparenza e imparzialità, superando decenni di gestione opaca del demanio marittimo. Dunque, la prospettiva si allarga verso riflessioni di diritto più teoriche, dal diritto amministrativo fino ad arrivare ai principi costituzionali fondanti la questione, per comprenderne davvero a fondo l'inefficienza fino ad ora riscontrata.
Il paradigma delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo in Italia
DELLE DONNE, ANNARITA
2024/2025
Abstract
L'indagine svolta pone l'attenzione sulla disciplina delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo alla luce del rapporto conflittuale tra prassi nazionali di proroga e l'applicazione di principi di matrice europea, quali concorrenza, trasparenza e imparzialità. La questione centrale riguarda il difficile adeguamento dell'ordinamento italiano all'art. 12 direttiva 2006/123/CE (c.d. direttiva Bolkestein) e, più in generale, agli artt. 49 e 56 TFUE, in un settore caratterizzato elevata rilevanza economica e da una risorsa naturale potenzialmente scarsa. Da questo punto di partenza, si evolve il percorso analizzato che mette in evidenza come la stratificazione di interventi legislativi disorganici e l’uso ricorrente di proroghe generalizzate abbiano alimentato una situazione di incertezza, contenzioso – nazionale e sovranazionale – e procedure di infrazione. In questo contesto, la giurisprudenza ha assunto un ruolo propulsivo: le decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio del 2021 hanno segnato un momento decisivo per il superamento delle proroghe automatiche, per la disapplicazione delle norme interne incompatibili e per la definizione di criteri per l’indizione delle procedure selettive, non discriminatorie e trasparenti. Non a caso, il primo capitolo esamina i principali casi giudiziari che hanno fatto emergere le problematiche del settore. Nonostante l'autorevolezza di queste pronunce, non mancano resistenze, come quelle del TAR Lecce attraverso rinvii pregiudiziali e pronunce difformi, poi però superate dalla conferma della Corte di Giustizia UE dell'impianto pro-concorrenziale e dalla ribadita necessità di disapplicare le norme interne contrastanti. Il secondo capitolo ripercorre cronologicamente l'evoluzione normativa dal Codice della navigazione del 1942 fino alle recenti riforme (legge 118/2022 e decreto-legge 131/2024), evidenziando come le scelte legislative abbiano cristallizzato lo status dei concessionari a discapito della natura temporanea delle concessioni. Vengono analizzati gli elementi costitutivi delle concessioni demaniali marittime e le relative criticità (ad esempio l’indennizzo) anche attraverso un confronto con il sistema spagnolo. Emerge come la questione balneare non sia legata esclusivamente alle proroghe, ma sia sintomo di un sistema instabile dove l'adeguamento ai principi pro-concorrenziali procede principalmente su impulso giudiziario. Particolare attenzione viene dedicata ai principi di concorrenza e tutela dell'affidamento, apparentemente separati ma in realtà strettamente connessi. Il terzo capitolo approfondisce il tema dell'interesse pubblico nelle sue varie sfaccettature: dalle modalità di gestione del territorio alla necessità di un sistema informativo completo dei beni pubblici (Siconbep), fino alle contraddizioni governative evidenziate dal Tavolo tecnico istituito nel 2023, che ha tentato di rimettere in discussione i principi sanciti dalla direttiva Bolkestein e dalla giurisprudenza. Questo tentativo fallito riflette l'intensa attività lobbistica che caratterizza il settore, in contrasto con la finalità pubblica delle concessioni. Un ulteriore elemento connesso al perseguimento dell’interesse pubblico è quello relativo ai canoni concessori e la relativa esiguità rispetto al volume d'affari dei concessionari. Le conclusioni dimostrano che il processo di armonizzazione, seppure lungo e incompleto, procede grazie alla spinta della giurisprudenziale verso una crescente volontà di riportare al centro il perseguimento dell'interesse pubblico secondo principi di trasparenza e imparzialità, superando decenni di gestione opaca del demanio marittimo. Dunque, la prospettiva si allarga verso riflessioni di diritto più teoriche, dal diritto amministrativo fino ad arrivare ai principi costituzionali fondanti la questione, per comprenderne davvero a fondo l'inefficienza fino ad ora riscontrata.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14251/5106