Questa dissertazione analizza il fenomeno della sorveglianza di massa nell’era digitale, interrogandosi sulla sua compatibilità con lo Stato di diritto e sulla tenuta dei diritti fondamentali in un contesto caratterizzato dalla raccolta, dall’elaborazione e dalla circolazione sistematica di dati personali. La ricerca muove dalla constatazione che le trasformazioni tecnologiche – diffusione delle reti globali, piattaforme digitali, sistemi di intelligence e algoritmi di profilazione – hanno modificato in profondità le modalità di esercizio del potere, rendendo il controllo non più episodico e mirato, ma strutturale e potenzialmente generalizzato. Nel primo capitolo viene definita la nozione di sorveglianza di massa, distinguendola dalla sorveglianza mirata e ricostruendone l’evoluzione storica: dalle forme tradizionali di controllo statale, passando per l’informatizzazione delle banche dati, fino ai programmi contemporanei di intercettazione e raccolta massiva di informazioni. L’analisi evidenzia come l’ambiente digitale abbia reso possibile un monitoraggio continuo dei flussi comunicativi e dei comportamenti individuali, incidendo non solo sulla sfera privata, ma sulle condizioni stesse di esercizio della cittadinanza democratica. Sempre nel primo capitolo viene approfondito il quadro giuridico dei diritti fondamentali coinvolti: diritto alla riservatezza, segretezza della corrispondenza e autodeterminazione informativa. Tali diritti, ricondotti agli artt. 2 e 15 Cost., nonché agli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e all’art. 8 CEDU, sono riletti alla luce delle nuove tecnologie. Il secondo capitolo si concentra sulle infrastrutture tecnologiche che rendono possibile la sorveglianza su larga scala: sistemi di intelligence dei segnali, intercettazioni globali, cooperazione tra Stati e scambio transnazionale di informazioni. Si evidenzia il rischio di erosione della sovranità digitale e di frammentazione delle tutele, in un contesto in cui i dati circolano oltre i confini nazionali. La metafora della “gabbia digitale” descrive efficacemente l’intreccio tra controllo pubblico e profilazione privata, che può condizionare opportunità, scelte e comportamenti. Il terzo capitolo affronta il tema del dato come nuova risorsa strategica e analizza il paradigma del “capitalismo di sorveglianza”, fondato sull’estrazione sistematica di dati comportamentali e sulla loro monetizzazione. In tale prospettiva, la tutela dei dati personali assume una centralità inedita. Il diritto alla protezione dei dati, riconosciuto come diritto autonomo dall’art. 8 CDFUE e attuato dal GDPR, non si limita a difendere la sfera privata, ma disciplina l’intero ciclo di vita dell’informazione, imponendo principi di liceità, trasparenza, minimizzazione e responsabilizzazione dei titolari del trattamento. Il quarto capitolo esamina l’impatto sociale ed etico-giuridico della sorveglianza digitale, soffermandosi sul bilanciamento tra sicurezza e libertà e sugli effetti di adattamento sociale al controllo pervasivo. Viene analizzato il rischio di autocensura e di riduzione del dissenso in un ambiente percepito come costantemente monitorato. Le conclusioni evidenziano che la sorveglianza di massa non rappresenta una mera conseguenza tecnica del progresso, ma un banco di prova decisivo per lo Stato di diritto. La tutela effettiva dei diritti fondamentali richiede non solo adeguate cornici normative, ma anche un controllo democratico sulle tecnologie e una cultura giuridica capace di riconoscere nel potere informativo una delle principali sfide contemporanee alla libertà e alla dignità della persona.

L'impatto della sorveglianza di massa nello Stato di diritto: profili informatico-giuridici della profilazione e del controllo digitale

TECCE, MASSIMILIANO
2024/2025

Abstract

Questa dissertazione analizza il fenomeno della sorveglianza di massa nell’era digitale, interrogandosi sulla sua compatibilità con lo Stato di diritto e sulla tenuta dei diritti fondamentali in un contesto caratterizzato dalla raccolta, dall’elaborazione e dalla circolazione sistematica di dati personali. La ricerca muove dalla constatazione che le trasformazioni tecnologiche – diffusione delle reti globali, piattaforme digitali, sistemi di intelligence e algoritmi di profilazione – hanno modificato in profondità le modalità di esercizio del potere, rendendo il controllo non più episodico e mirato, ma strutturale e potenzialmente generalizzato. Nel primo capitolo viene definita la nozione di sorveglianza di massa, distinguendola dalla sorveglianza mirata e ricostruendone l’evoluzione storica: dalle forme tradizionali di controllo statale, passando per l’informatizzazione delle banche dati, fino ai programmi contemporanei di intercettazione e raccolta massiva di informazioni. L’analisi evidenzia come l’ambiente digitale abbia reso possibile un monitoraggio continuo dei flussi comunicativi e dei comportamenti individuali, incidendo non solo sulla sfera privata, ma sulle condizioni stesse di esercizio della cittadinanza democratica. Sempre nel primo capitolo viene approfondito il quadro giuridico dei diritti fondamentali coinvolti: diritto alla riservatezza, segretezza della corrispondenza e autodeterminazione informativa. Tali diritti, ricondotti agli artt. 2 e 15 Cost., nonché agli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e all’art. 8 CEDU, sono riletti alla luce delle nuove tecnologie. Il secondo capitolo si concentra sulle infrastrutture tecnologiche che rendono possibile la sorveglianza su larga scala: sistemi di intelligence dei segnali, intercettazioni globali, cooperazione tra Stati e scambio transnazionale di informazioni. Si evidenzia il rischio di erosione della sovranità digitale e di frammentazione delle tutele, in un contesto in cui i dati circolano oltre i confini nazionali. La metafora della “gabbia digitale” descrive efficacemente l’intreccio tra controllo pubblico e profilazione privata, che può condizionare opportunità, scelte e comportamenti. Il terzo capitolo affronta il tema del dato come nuova risorsa strategica e analizza il paradigma del “capitalismo di sorveglianza”, fondato sull’estrazione sistematica di dati comportamentali e sulla loro monetizzazione. In tale prospettiva, la tutela dei dati personali assume una centralità inedita. Il diritto alla protezione dei dati, riconosciuto come diritto autonomo dall’art. 8 CDFUE e attuato dal GDPR, non si limita a difendere la sfera privata, ma disciplina l’intero ciclo di vita dell’informazione, imponendo principi di liceità, trasparenza, minimizzazione e responsabilizzazione dei titolari del trattamento. Il quarto capitolo esamina l’impatto sociale ed etico-giuridico della sorveglianza digitale, soffermandosi sul bilanciamento tra sicurezza e libertà e sugli effetti di adattamento sociale al controllo pervasivo. Viene analizzato il rischio di autocensura e di riduzione del dissenso in un ambiente percepito come costantemente monitorato. Le conclusioni evidenziano che la sorveglianza di massa non rappresenta una mera conseguenza tecnica del progresso, ma un banco di prova decisivo per lo Stato di diritto. La tutela effettiva dei diritti fondamentali richiede non solo adeguate cornici normative, ma anche un controllo democratico sulle tecnologie e una cultura giuridica capace di riconoscere nel potere informativo una delle principali sfide contemporanee alla libertà e alla dignità della persona.
2024
Sorveglianza
Dati personali
Autodeterminazione
Profilazione
Sicurezza pubblica
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